Si dice che occorre pensare per immagini quando le parole non bastano. Eppure anche «l’icona sembra quasi esigere un compimento musicale»: la capacità evocativa della musica di raggiungerci senza mediazioni apre un mondo ulteriore, in cui anche anche elementi contrastanti possono convivere. Il testo ci propone un dialogo tra Muti e Cacciari, che ripercorre le ultime sette parole di Cristo in croce, come sono espresse dalle sette sonate di Haydn, con la crocifissione di Capodimonte del Masaccio sullo sfondo.
Una casalinga ossessionata dallo sporco, rinchiusa in una villetta algida come una tomba, perennemente stanca e spaventata dai contatti sociali è la protagonista del film «Scomode verità» (GB/Spagna 2024) di Mike Leigh.
«La buona pagina scritta, animata da autentica sensibilità e che non prescinda da valori etici e culturali, diviene squarcio illuminante sulla vita, ne restituisce l’inesauribile ricchezza umana e sa riflettere la bellezza poliedrica della natura». Queste parole, dalla prefazione di Emanuela Favaro, ben si addicono all’opera di Andrea Pietrobon.
Significa «marciume cerebrale» la parola del 2024, secondo l'Oxford Dictionary. La buona notizia è che oggi sono proprio i più giovani a usarla, consapevoli del possibile impatto nocivo di un’esposizione eccessiva a contenuti poveri.