31 Agosto 2021

Anche Dio s’è stufato della Dad…

C’è uno strano «parallelo» tra quanto accaduto nell’ultimo anno e il racconto biblico di Adamo ed Eva. Perché le Scritture ci aiutano a riconoscere l’azione di Dio nella storia umana.
Anche Dio s’è stufato della Dad…

© JeSuisLAutre

Spero che un fulmine scagliato dal cielo non mi incenerisca prima della fine di questo editoriale, e vi chiedo sin d’ora scusa se questa volta ardirò usare un linguaggio colloquiale e banale per discorrere di Dio e delle sue cose. Ma di questi tempi, quando ci sembra di aver inventato di tutto e di più, mi è venuto da pensare che in realtà anche il buon Dio abbia usato la ormai mitica Dad: didattica a distanza. A suo tempo, perché poi ne ha avute piene le scatole e ha deciso di abbandonarla, per tornare «in presenza».

In realtà, stando almeno ai racconti della Sacra Scrittura, che se non persegue scopi né scientifici né storiografici ambisce piuttosto a farci intuire il senso profondo di noi stessi, del nostro vivere e del nostro rapporto con Dio, sin dall’inizio questi preferì una relazione «in presenza» con l’uomo e la donna a cui aveva appena dato vita: passeggiare l’uno accanto all’altro nel giardino, chiacchierare, contemplare assieme la bellezza di piante, fiori e animali. Il tutto in assoluta naturalezza e spontaneità, i nostri due progenitori persino nudi.

Poi successe qualcosa, forse un infido virus aveva contagiato Adamo ed Eva di autosufficienza e delirio di onnipotenza, i cui sintomi stavano tutti nel non reggere più la propria nudità, non accettare di essere creature fragili e limitate. Sintomi che neanche un paio di mutande vegetali erano in grado di alleviare. L’unica soluzione fu il «distanziamento fisico»: uomo e donna spediti lontano a coltivare la terra fuori dal giardino, Dio che se ne sale in cielo. Ognuno confinato nel suo esilio più o meno dorato: «Dio è in cielo e tu sei sulla terra» (Qo 5,1). Punto.

Da lì fu tutta una lunga storia di decreti, restrizioni, chiusure, zone rosse o bianche, ma soprattutto di… Dad. Dio e l’uomo per potersi in qualche modo parlare a distanza di sicurezza e di timore, senza solo per questo venire alle mani o distruggersi l’un l’altro, avevano sempre più bisogno di mediazioni, schermi, portavoce, metafore, simboli. Perché in fin dei conti provavano una dolorosa nostalgia l’uno dell’altro, si volevano bene, ma non riuscivano più a trovare le giuste misure della loro vicinanza. Sì, proprio come dei ricci che provano e riprovano ad accostarsi tra di loro senza pungersi troppo dolorosamente.

Una volta fu un roveto ardente, poi toccò alla colonna di fuoco o alla nube oscura, quindi furono i profeti e tanti altri ambasciatori divini che portarono, eccome, pena. E ancora, in ordine sparso: terremoti e fulmini o, al contrario, brezze leggere, mandorli in fiore e sigilli sul braccio, tavole di pietra scritte dal dito di Dio, con solo dieci comandamenti incisi, piuttosto che le 613 mitzvòt o precetti della tradizione, sbuffi di profumato e impenetrabile incenso, gesti rituali precisi e gravi, fugaci visioni da dietro, alle spalle, e via dicendo. Tutte strategie per starsene prudentemente alla larga, senza però perdersi di vista.

Finché Dio, e non poteva che essere lui a fare la prima mossa, essendo egli perfetto a differenza nostra, si stancò di tutto ciò. E prese la ferma e unilaterale decisione, costasse quel che costasse, di tornare accanto a noi in presenza… in carne e ossa. E fu Gesù! Da allora non ha smesso di camminare con noi, di trattarci come suoi amici del cuore, di guardarci dritti negli occhi, di spezzare il pane assieme a noi. Di toccarci e di essere toccato. Non per modo di dire, non per finta: «Questo è il mio corpo… questo è il mio sangue…» (Mc 14,22-24)! E ancora: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40)! Tra noi e Dio, non c’è distanza che tenga.

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Data di aggiornamento: 21 Settembre 2021
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