Aparecida, madre degli ultimi

L’immagine dell’Aparecida ha la luna sotto i piedi, e calpesta il serpente. Simboli di potere e di vittoria. Eppure la statuetta è nera e rotta. Si è fatta trovare da persone povere, perché ha preferito rimanere in mezzo ai poveri per proteggerli.
02 Maggio 2019 | di

 

In Brasile c’è una devozione alla Vergine che è diffusa in tutto il Paese, soprattutto tra i poveri. Essa si esprime nella venerazione dell’immagine di Maria nota come Nossa Senhora Aparecida, cioè «Madonna Aparecida». L’oggetto della devozione è una piccola statua della Vergine, che, all’inizio del secolo XVIII, fu trovata sul greto di un fiume. Da allora questa immagine è diventata oggetto di culto e meta di pellegrinaggi. Dietro la storia e il simbolismo dell’Aparecida possiamo scoprire qualcosa di più profondo per la spiritualità dei cattolici brasiliani e del mondo intero. In questo articolo vi invito a meditare il messaggio di fede e vita che la devozione all’Aparecida ci consegna.

 Un po’ di storia. La tradizione racconta che, nel 1717, sulla strada tra Rio de Janeiro e Minas Gerais, il Governatore di San Paolo, in viaggio verso Minas Gerais, passò per una zona agricola che stava a metà strada rispetto al luogo in cui era diretto. I nobili della città vollero offrirgli un banchetto e mandarono dei pescatori a prendere del pesce nel fiume. In modo analogo a quanto racconta il Vangelo nell’episodio della pesca miracolosa, anche i tre pescatori brasiliani trascorsero la notte sul fiume senza prendere nulla. Stavano per desistere, quando uno di loro (Giovanni Alves) lanciò la rete ancora una volta. Non tirò su alcun pesce, ma prese invece una statuetta della Madonna, sporca, tutta rotta, e senza testa. Lanciò di nuovo la rete, e questa volta pescò la testa della statua, che infatti combaciava perfettamente con il corpo. Gettarono ancora le reti e presero una quantità tale di pesci che dovettero rientrare al porto per paura che la canoa si rovesciasse. Tutti interpretarono il fatto come un miracolo. Per anni l’immagine fu conservata nella casa del pescatore Filippo Pedroso, il quale invitava amici e poveri della zona a pregare dinnanzi a essa. Intanto il numero dei devoti andava aumentando, per cui decisero di costruire un piccolo Oratorio. Successivamente costruirono una cappella e, infine, nel secolo XX, una chiesa, che diventò Basilica nazionale e centro di devozione per i cattolici dell’intero Paese. Così cominciò il culto a Maria raffigurata nell’immagine trovata in fondo al fiume. Si tratta di una statuetta di terracotta nera, alta 36 centimetri e scolpita, sembra, all’inizio del secolo XVI. Poiché si era rotta – quando questo avvenne non si sa –, fu gettata nel fiume, come fosse un oggetto che non serviva più. Finché quei pescatori non la ritrovarono e, essendo apparsa dal fondo del fiume, le si dette il nome di «Madonna Aparecida».

Dietro la storia ufficiale. In tutta l’America Latina e i Caraibi sono numerosi i santuari dedicati a Maria, Madre di Gesù: dal Messico, con la Vergine di Guadalupe, all’Argentina, con la Vergine di Lujan, alla Bolivia, con la Vergine di Copacabana, per giungere sino a Cuba con la Vergine del Cobre e al Brasile con, appunto, la Madonna Aparecida. In tutti questi santuari, i poveri vedono, nelle immagini di Maria, un segno che Dio sta dalla loro parte e li difende nella lotta per la vita e la giustizia. Dietro al culto a Maria resiste il ricordo ancestrale dei culti alla Madre Terra, simboli dell’amore materno di Dio. A partire dal secolo XVI, i portoghesi e gli spagnoli invasero con la forza le terre d’America. In poco tempo sterminarono molte popolazioni, riducendo in schiavitù i sopravvissuti. Conquista e schiavizzazione venivano fatte in nome della fede cristiana. Alcuni missionari, una minoranza, si opposero alle operazioni di conquista. Tuttavia, il pensiero preponderante tra i missionari, purtroppo, era che «niente accade se Dio non lo vuole». Giustificando in tal modo la schiavitù come «volontà di Dio». 

 All’inizio del secolo XVIII, il luogo dove fu trovata la statuetta della Vergine Aparecida divenne punto di ristoro sulla strada dei cercatori di oro e pietre preziose. Nella società di quel tempo, i pescatori poveri erano schiavi, nati, per lo più, da relazioni tra bianchi che dormivano con le schiave, ingravidandole, per poi venderle, per non avere obblighi con i loro figli. Questi venivano abbandonati fin dalla nascita. Tali miserie portavano i pescatori e i poveri di quelle terre a identificarsi spontaneamente con l’immagine dell’Aparecida, trovata nel fiume, sporca di melma, rotta, senza testa, annerita dal tempo, quasi irriconoscibile. In essa i poveri vedevano rispecchiata la propria vita, resa inutile, ridotta, come dice oggi papa Francesco, a «scarto umano». L’immagine dell’Aparecida si ricollega all’Immacolata Concezione. Ha la luna sotto i piedi, e calpesta il serpente. I suoi sono quindi simboli di potere e di vittoria. Eppure la statuetta è nera e rotta. Si è fatta trovare da persone povere, facendo capire che preferisce rimanere in mezzo ai poveri per proteggerli. Sin dall’epoca del suo ritrovamento si sparse come un fulmine la notizia che la Vergine Aparecida faceva miracoli in favore delle persone più povere e oppresse della società.

Devozione mariana oggi. Nella Chiesa latinoamericana, a partire dalla seconda Conferenza dei Vescovi a Medellin (1968), la pastorale cominciò a valorizzare la devozione dei poveri e a scoprire nella fede delle popolazioni originarie quello che lo Spirito dice alle Chiese. Dal culto all’Aparecida impariamo a guardare Dio come Padre, ma anche come Madre che esprime la sua tenerezza e il suo amore di predilezione verso i più poveri e marginalizzati rappresentati nell’immagine della Vergine Maria Aparecida. Nel 2007, la Basilica dell’Aparecida accolse la quinta Conferenza Generale dell’Episcopato latino-americano e caraibico. In quell’occasione i vescovi affermarono: «Le persone scoprono la tenerezza e l’amore di Dio nel volto di Maria. In Lei vedono riflesso il messaggio essenziale del Vangelo. La Nostra cara Madre, dal Santuario di Guadalupe, fa sentire ai suoi figli più piccoli la gioia di essere accolti fra le pieghe del suo manto. Ed ora, dal Santuario dell’Aparecida, li invita a gettare le reti nel mondo, per strappare dall’anonimato quelli che si trovano sommersi nel mare dell’oblio, avvicinandoli alla luce della fede. Lei, riunendo i figli, ricompatta i nostri popoli intorno al Figlio suo, Gesù Cristo» (Conclusioni di Aparecida, 265).

Quando, nel 2013, papa Francesco venne a Rio de Janeiro per la Giornata mondiale della gioventù, volle visitare Aparecida. Lì egli pregò, celebrò l’Eucaristia, e disse: «La Chiesa, quando cerca Cristo, bussa sempre alla casa della Madre e chiede “Mostraci Gesù”. È da Maria che si apprende il vero discepolato. (…) Così, prima della Giornata mondiale della gioventù, che mi ha dato l’occasione di venire in Brasile, vengo oggi a bussare alla porta della casa di Maria, che amò ed educò Gesù, perché aiuti tutti noi, pastori del popolo di Dio, genitori ed educatori, a trasmettere ai giovani i valori che faranno di essi i costruttori di un Paese e di un mondo più giusto, solidale e fraterno. A questo proposito, mi piacerebbe richiamare l’attenzione su tre semplici atteggiamenti: mantenere la speranza; lasciarsi sorprendere da Dio; vivere nella gioia» (Omelia di Papa Francesco, 24/07/2013 a Aparecida).

Traduzione a cura di fra Pio Emer

 

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Data di aggiornamento: 02 Maggio 2019
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