01 Novembre 2026

Cercando il Signore

Cercare Dio è già un po’ trovarlo, perché è Lui che alimenta il desiderio profondo che abita in noi. Come ben sapeva san Francesco.
Cercando il Signore

© Bruno Brunelli / Getty Images

«A chi cerca il Signore non manca alcun bene». Colpisce questo versetto del Salmo 34. Sembra un po’ strano: non sarebbe più giusto pensare che a chi trova il Signore non manchi alcun bene? Eppure, qui, e altrove nella Bibbia, si insiste sull’atteggiamento del cercare il Signore, più che sul trovarlo. Anzi, spesso, quando lo si trova, presto sparisce (si pensi ai discepoli di Emmaus), quasi non volesse essere trattenuto, ma ancora cercato.

Ricercare è una delle azioni fondamentali dell’essere umano: un cercare che, letteralmente, significa «muoversi in cerchio», come facciamo quando studiamo un oggetto, guardandolo nei suoi vari aspetti, per trovare qualcosa. Tale azione, inoltre, è compiuta con insistenza (il senso del prefisso «ri»). La ricerca, l’esplorazione attenta e profonda, è uno dei modi migliori per conoscere la realtà: non è un ricevere immediatamente le risposte, ma un percorso fatto di tentativi ed errori, a volte con delle sorprese inaspettate. Avveniva così per chi si avventurava alla scoperta di un luogo sconosciuto, una terra lontana mai visitata. Ma lo stesso può accadere anche nell’apprendimento scolastico: una volta che si studia un nuovo argomento, per comprenderlo pienamente è utile fare degli esercizi che sono in fondo delle piccole ricerche di come applicare quanto si è imparato (questo è molto chiaro in matematica). In certi casi è difficile e magari anche scoraggiante: quanto più semplice sarebbe avere già la soluzione, in modo automatico!

Avere qualcuno che ti fa i compiti per casa, che risolve i tuoi problemi, senza dover tanto faticare. Sappiamo bene che qualcosa del genere c’è già: le chat di intelligenza artificiale (IA), alle quali possiamo chiedere qualsiasi cosa e che prontamente ci danno una risposta corretta (o molto vicina a quella esatta). In questo modo, però, quello che finiamo per perdere è proprio la ricerca: abbiamo un problema e ci viene data la soluzione… e il percorso in mezzo? Certo, si può ricostruire in qualche modo, magari di nuovo chiedendo all’IA di fornirci il dettaglio dei passaggi… il punto è che non sarà stata una cosa nostra e finirà per essere rapidamente dimenticata. Oggi prevale il desiderio di avere tutto e subito, che però è poco compatibile con la nostra natura umana: noi cresciamo, conosciamo e impariamo progressivamente e prendendoci il tempo necessario. Forzare questo rischia di renderci più arroganti e presuntuosi, mentre frutti dell’atteggiamento della ricerca sono la pazienza e l’umiltà. Infatti, questo cammino comporta ostacoli da affrontare, momenti in cui bisogna tornare indietro e ricominciare, facendo esperienza dei propri limiti; ma non è forse così che si impara e si cresce davvero?

Anche nella ricerca di Dio vorremmo risposte chiare e immediate: pensiamo a quando qualcuno si interroga sulla sua vocazione e si chiede: «Che cosa vuole il Signore da me?». E vorrebbe una risposta, magari che qualcuno decida per lui... ma nemmeno Dio gli impone una scelta: vuole piuttosto che ognuno responsabilmente decida della sua vita. Certo, il Signore non ci lascia in balìa di noi stessi, ma ci chiama a seguirlo: il cammino cristiano è un percorso di ricerca, nel quale siamo invitati a riconoscerlo in persone, avvenimenti, esperienze, anche nei nostri fallimenti ed errori. Già nel cercarlo Egli si fa presente, perché per primo è in cerca di noi e alimenta quel desiderio profondo che ci abita; allora può avvenire come per Francesco d’Assisi, il quale, riconoscendo tale desiderio, esulta di gioia: «Questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore!».

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Data di aggiornamento: 01 Novembre 2026
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