Sentirsi amati

Il cammino cristiano è possibile a tutti e il suo obiettivo non è di carattere perfezionistico. Essere discepoli di Gesù non significa, in primo luogo, impegnarsi a non peccare più.
01 Novembre 2026 | di

«Se potessimo riunire tutti i santi e tutte le sante e domandassimo loro se hanno commesso dei peccati, tutti, ad eccezione della santa Vergine Maria, non potrebbero che rispondere con le parole di Giovanni: “Se dicessimo che non abbiamo peccato, inganneremmo noi stessi e non ci sarebbe in noi la verità” (1Gv 1,8)» (Sermoni, In Lode della Beata Vergine Maria, 2).

Siamo proprio in buona compagnia! Certo, sappiamo da sempre che anche i santi e le sante erano persone che, nella loro esistenza, commettevano peccati e mancanze. Sentircelo ripetere da sant’Antonio, tuttavia, fa del bene al nostro cuore! Evidentemente non si tratta di favorire in noi un’inclinazione alla mediocrità o a una vita di fede superficiale. Si tratta, piuttosto, di recuperare una persuasione profonda: il cammino cristiano è possibile a tutti e il suo obiettivo non è di carattere perfezionistico. Essere discepoli di Gesù non significa, in primo luogo, impegnarsi a non peccare più. Vivere il Vangelo così come ci è stato indicato dal Figlio di Dio implica, innanzitutto, saper accogliere a cuore aperto e con tanta riconoscenza l’enorme gratuità dell’amore di Dio; abbracciare il suo chinarsi liberante sulle nostre fragilità. 

Il primo passo della fede, potremmo dire, è fare l’esperienza commovente di quanto il Signore ci guardi con benevolenza, incoraggiandoci sempre, senza stancarsi mai! Forse, tutto questo, lo sappiamo bene dal punto di vista mentale, razionale. È l’esperienza palpitante, profonda e sorprendente dell’amore di Dio che spesso facciamo fatica a vivere. Sempre in agguato è l’idea che per essere dei «bravi cristiani» sia necessario fare bene tutto, essere «buoni» sempre; quasi costretti a obbedire all’immagine esigentissima di un Dio pretenzioso che abita nei nostri cuori. È quest’immagine di un Dio arcigno e misuratore a dover essere combattuta dentro di noi; ma è una lotta che mai avremo portato a termine definitivamente. 

La tradizione spirituale della Chiesa ci consegna, da sempre, le «armi sante» con cui combattere contro l’idea ingombrante, e soffocante, di un Dio minaccioso. Direi che la prima e più incantevole di queste armi è proprio quella di cui sant’Antonio era innamorato: il Vangelo. Da leggere e rileggere non tanto con la curiosità della mente, ma più con la passione del cuore, con il desiderio di alimentare la gioia di una relazione di amicizia, di amore. Le nostre «opere buone», dunque, non saranno il tributo da depositare nelle mani di un Signore rigoroso e fiscale, ma rendimento di grazie, espressione di lieta collaborazione nel bene.

D’altra parte, lo sapeva bene sant’Antonio, persino le buone azioni possono essere ambigue. Sentiamo cosa scrive il Santo: «Dalle opere buone nasce di solito una vana sicurezza e anche l’oziosità». È come dire che, compiuta un’opera buona, se non viene vissuta con umiltà quale restituzione al Signore di un bene da lui ricevuto, può trasformarsi in motivo di vanto, di ozio, di pericolosa sicurezza. Meglio sentirsi sempre un po’ «insicuri», di fronte a Dio: sicurissimi del suo amore, sì! Ma, nel contempo, consapevoli della propria fragilità quando si tratta di essergli fedeli nel compiere il bene. E quando toccheremo con mano le nostre mancanze, sarà comportamento santo non rammaricarsi all’infinito dei propri errori, ma lasciarsi riafferrare dalla consolante tenerezza del Signore.

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Data di aggiornamento: 01 Novembre 2026
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