Cercatori d’amore
«In quei giorni, mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb. L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». […] Il Signore disse: “Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele”. Mosè disse a Dio: “Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: ‘Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi’. Mi diranno: ‘Qual è il suo nome?’. E io che cosa risponderò loro?”. Dio disse a Mosè: “Io sono colui che sono!”. […]». (Es 3,1-8; 13-15)
Vi sembrerà strano, ma in questo brano troviamo molte indicazioni utili per le coppie, e in particolare per quelle immerse in un periodo difficile. Mosè è un uomo sposato, con famiglia e un lavoro. Una persona con un passato importante, segnato da situazioni difficili, caratterizzato dalla paura delle conseguenze di ciò che aveva fatto e che l’aveva portato a scegliere di scappare dalla sua terra e ricostruirsi una nuova vita. In una normale giornata, succede qualcosa di straordinario. Sul monte Oreb vede un roveto che brucia – abbastanza normale, in un deserto –, ma stranamente non si consuma. Che cosa dice, a noi coppie del 2025, questo fenomeno? Ci riporta all’amore di coppia, che arde e divampa. Nel Cantico dei Cantici troviamo scritto «perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore!». Ci sono molte coppie che si vogliono molto bene e sono profondamente innamorate; meno usuale, invece, è trovare un fuoco d’amore che non si consuma neppure dopo decenni di vita insieme.
Quando Mosè vede questo fuoco che non consuma è mosso dalla curiosità. Questa sana curiosità lo fa avvicinare al fenomeno, lo muove a porsi una domanda fondamentale: «Perché il roveto non brucia?». Credo sia utile anche per noi, singolarmente e in coppia, agire questa intelligente curiosità verso quelle relazioni che non estinguono il loro fuoco d’amore con il passare delle primavere. Dovremmo andare a suonare il campanello di casa di quegli anziani coniugi che si tengono ancora per mano, chiedendo loro perché il loro amore non si sia consumato, come invece è successo a tanti altri, che cosa li ha aiutati a mantenersi affettivamente vitali, quali ingredienti relazionali hanno permesso che il sacro fuoco della passione amorosa non si consumasse nei primi anni della relazione.
Quando Mosè si muove con curiosità verso il roveto ardente scopre che in esso è presente il Padre, il quale, mosso a compassione per la sofferenza del suo popolo, vuole affidargli la missione di liberarlo. Allo stesso modo, anche dentro il fuoco d’amore perennemente ardente delle coppie che possiamo incrociare nella nostra quotidianità (al lavoro, in parrocchia, nelle associazioni…), possiamo immaginare ci sia la presenza del Padre che vuole parlarci e che desidera liberarci dal «faraone» che sottomette il nostro cuore. Vuole renderci liberi da quell’egocentrismo/paura/inconsapevolezza che ci impedisce di amare. Il Padre pone sulla strada della nostra vita delle testimonianze che possono aprire la via verso una terra promessa. Ricordiamoci, però, che la terra promessa non è l’Eden: per raggiungerla ci sarà un cammino da fare, un deserto da attraversare. Tuttavia, quella parola di speranza che ci è giunta da quella coppia che ci ha testimoniato come custodisce il suo legame, probabilmente ci ha donato una traccia per raggiungere la terra dove scorre latte e miele.
Un ultimo elemento ci arriva nel dialogo finale tra Mosè e il Padre. Dovendo riferire agli israeliti che cosa gli è stato detto, Mosè giustamente chiede a colui con cui sta parlando il suo nome, e il Padre risponde definendosi «Io sono colui che sono!». Questa definizione di sé da parte di Dio irrimediabilmente definisce anche chi siamo noi: «Noi siamo coloro che non sono!». Io e te, noi come coppia, siamo coloro che non sono, perché possiamo divenire qualcosa (ciò che sono) solo nella relazione con Colui che è, facendoci abitare dalla sua Parola. Vale a dire: solo se, come persone e come coppie ci mettiamo alla sequela di Cristo e del suo Padre celeste, potremo dare sostanza d’essere alle nostre irrimediabili strutture vuote. Siamo come conchiglie a spirale che hanno bisogno di essere abitate da qualcuno, alla nostra libera responsabilità spetta scegliere da chi o da che cosa farci abitare (Dio o Mammona?).
Tenete gli occhi aperti, siate curiosi di capire come la fiamma d’amore si può mantenere, iniziate il vostro cammino verso la terra promessa, lasciatevi abitare dal Padre. Buon viaggio a tutti i cercatori d’amore.
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