10 Agosto 2026

Il fischietto di Artan

Alle 21 del 12 agosto, al centro della Red Bull Arena di Salisburgo, Omar Abdulkadir Artan, 34 anni, somalo, fischierà il calcio di avvio della finale di Supercoppa Uefa di calcio.

Il fischietto di Artan

Ad aprile, un giovane arbitro somalo viene designato per dirigere alcune partite dei campionati del Mondo di calcio. A giugno, Omar Artan viene respinto dalla polizia di frontiera statunitense. Addio al sogno mondiale. Cinque giorni dopo, la Uefa, la massima associazione del calcio europeo, sceglie questo arbitro per la direzione della finale di Supercoppa. Una piccola storia di calcio, ingiustizie, orgoglio e rivincita.

Ho fiducia in Omar Abdulkadir Artan. 34 anni, somalo, arbitro internazionale di calcio. Alle 21 di sera del 12 agosto, al centro della Red Bull Arena di Salisburgo, fischierà il calcio di avvio della finale di Supercoppa Uefa di calcio, la partita tra le squadre che, nella scorsa stagione, hanno vinto le due principali competizioni europee, la Champions e l’Europe League. Di fronte i francesi del Paris Saint-Germain, squadra formidabile di proprietà del Fondo Sovrano del Qatar, e gli inglesi dell’Aston Villa, una comproprietà fra Nassef Sawiris, l’uomo più ricco dell’Egitto, e Wes Adens, uomo d’affari nordamericano multimiliardario. È la prima volta che una partita di tale importanza viene diretta da un arbitro non europeo. 

Questa non è una storia da poco, è una sorta di rivincita, di una riscossa somala ed europea. La massima associazione del calcio europea, la Uefa, ha avuto un coraggio spavaldo che la stessa Unione Europea non ha avuto, con tanta rapidità, nei confronti degli Stati Uniti e del loro presidente, Donald Trump. Dobbiamo tornare indietro di un mese e mezzo per raccontare quanto è accaduto. 

A fine giugno, in Nordamerica (Stati Uniti, Canada, Messico), stavano per cominciare i campionati del mondo di calcio. L’italiano Pierluigi Collina, presidente del comitato internazionale degli arbitri, aveva convocato a Miami, in Florida, tutti gli arbitri e i segnalinee designati per la direzione delle partite. Una riunione di rito prima dell’avvio del torneo: erano in viaggio 52 arbitri e 88 segnalinee. Sette provenivano dalle federazioni africane e, tra di loro, il migliore tra i direttori di gara del continente: Omar Artan. Nel 2025 era stato considerato il più bravo tra gli arbitri africani. Una sorpresa ai nostri occhi, Artan è giovane, il suo paese, la Somalia, è stato sconvolto per decenni da una sanguinosa guerra civile. Che ancora non è certo finita. Si combatte nel sud del Paese.

Vent’anni fa, le Corti Islamiche avevano di fatto preso il controllo di Mogadiscio e di intere regioni del Sud somalo. Fra le loro decisioni, perfino il divieto di giocare a calcio. Fu un’illusione fanatica, i ragazzini somali, come di ogni altra parte del mondo, non resistono al richiamo di un pallone. Su «Avvenire» apparve un’intervista di Alex Čizmić, giornalista italo-bosniaco, a Ismail Mohamed Omar, un ex calciatore della nazionale somala: «Non abbiamo mai smesso di giocare, nei momenti di pausa si organizzavano partite tra quartieri per rompere le barriere e tenere unita la popolazione». Miracoli invisibili del calcio. Era un momento particolare, il 2019, la Somalia aveva appena sconfitto, a Gibuti (non era possibile giocare a Mogadiscio), per 1 a 0, lo Zimbabwe, in una partita delle qualificazioni ai Mondiali. La prima vittoria in una partita ufficiale, vi era un’euforia che nemmeno la successiva sconfitta nella partita di ritorno riuscì a cancellare. Ma i campionati somali non sono certo di alto livello. In Premier League si confrontano solo otto squadre. La Somalia, gli Ocean Stars, è al 199esimo posto nel ranking mondiale.

Artan ricorda che pur di arrivare in tempo ad arbitrare doveva avere ben in mente la mappa degli scontri a fuoco in città. Deve essere testardo e coraggioso, questo ragazzo. Si fa notare. Viene designato per arbitrare partite della Coppa d’Africa e della Champions del continente. Dirige anche partite del Mondiale Under 20. Se la deve cavare bene, se, in aprile, la Fifa lo inserisce nell’elenco degli arbitri che dirigeranno le partite del Mondiale. 

Passaporto diplomatico, visto di ingresso regolare per rimanere tre mesi negli Stati Uniti, Artan decolla da Istanbul verso Miami. Alla vigilia dei Mondiali, sono stati numerosi gli screzi tra la polizia di frontiera nordamericana e i giocatori, gli allenatori, i tifosi, gli accompagnatori e i giornalisti provenienti da Paesi inseriti in una «lista nera» dall’amministrazione Trump. I cittadini di 19 paesi non posso entrare nel territorio statunitense. Tra questi c’è la Somalia. La comunità somala è particolarmente forte in Minnesota ed è stata bersagliata da interventi violenti da parte degli agenti della polizia anti-immigrazione. Il presidente Trump detesta Ilhan Omar, la prima donna musulmana, nata a Mogadiscio, naturalizzata statunitense, eletta alla Camera dei Rappresentanti. 

La convocazione per i Mondiali, il visto e il passaporto di Artan perdono d’improvviso ogni valore di fronte alla polizia di frontiera statunitense. Viene fermato a Miami, interrogato per undici ore, detenuto in una cella di sicurezza e reimbarcato su un aereo diretto a Istanbul. Fine del sogno mondiale di Artan. Le autorità della Sicurezza Interna non spiegano le ragioni del respingimento dell’arbitro somalo: «vetting concerns», dichiarano. «Controlli approfonditi», «problemi legati ai suoi precedenti». Non una parola di più. La Fifa sostiene di non poter intervenire. Artan torna a Mogadiscio: è accolto come un eroe nazionale e ricevuto dal primo ministro e dal presidente somalo. La Fifa compie un buon gesto: riconosce all’arbitro tutto il compenso che avrebbe ricevuto se avesse diretto le gare per le quali era stato designato.

Ma, forse, il riconoscimento più prestigioso sul piano sportivo arriva dal presidente della Uefa, lo sloveno Aleksander Čeferin: «Il calcio è fatto per unire le persone e noi vogliamo mostrare tutto il nostro rispetto per Omar Artan per le sue straordinarie capacità arbitrali». La Uefa, con una decisione forte, designa il giovane arbitro somalo per la finale di Supercoppa europea. 

È tempo del fischio d’inizio. 

(Che incroci, abbiamo sfiorato seguendo la storia di Artan: in un piccolo stadio austriaco - sponsorizzato dalla Red Bull, multinazionale di proprietà al 51%  di un business-man thailandese -, un giovane arbitro somalo, Paese tra i più poveri del mondo, arbitrerà una partita tra squadre appartenenti a un fondo sovrano qatarino, a un miliardario egiziano e a un ricchissimo uomo di affari statunitense. Per chi valgono le frontiere?)

Ha collaborato Vincenzo Laceranza, giornalista sportivo, conoscitore del calcio africano.

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Data di aggiornamento: 10 Agosto 2026
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