23 Febbraio 2022

Il segreto di un buon matrimonio

Come rendere solido il nostro matrimonio? Lasciandosi amare da Cristo. Solo così avremo il coraggio di consegnare le nostre vulnerabilità all’altro, che non è un nemico da cui proteggerci, ma una persona da accogliere e amare.
Il segreto di un buon matrimonio

© Giuliano Dinon / Archivio MSA

«Cari Edoardo e Chiara, volevamo chiedervi come possiamo, come coppia da poco sposata, camminare insieme per realizzare un matrimonio felice. Attorno a noi vediamo tanta fatica e non ci sentiamo immuni da cadute neppure noi. Quali sono le dinamiche a cui porre attenzione? Quali sono i tranelli? La preghiera di coppia può essere uno strumento utile per restare uniti? Grazie per il vostro aiuto».
Andrea e Silvia

Carissimi, che bello che una giovane coppia come voi non dia per scontato il proprio amore! Avete compreso che la relazione amorosa va costantemente verificata e nutrita, affinché possa essere un’esperienza lunga e arricchente. Questa volta, per favorire la nostra riflessione utilizzeremo un brano di Genesi 3, cioè il famoso dialogo tra la donna e il serpente. Crediamo, infatti, che in questa Parola siano presenti molte delle dinamiche che possono portare alla rottura della relazione di coppia (e con il Padre).

Prima di tale dialogo, Dio aveva creato il mondo e l'essere umano, al quale aveva dato la responsabilità di custodire il giardino e chiesto di non mangiare dall’albero che stava in mezzo a esso. In questo tempo (particolare importante per la nostra riflessione), Adamo ed Eva erano nudi e non ne provavano vergogna. La nudità qui è da intendere come la propria creaturalità, la specifica forma umana, chi siamo noi nella verità, nella nostra essenza e originalità. Ciò significa che il progetto del Padre era che ciascuno potesse stare di fronte all’unicità della persona dell’altro, senza scandalizzarsi. Anzi, vedendolo e accogliendolo intimamente, amando la sua alterità per ciò che è, con i suoi difetti e le mancate corrispondenze (come quando i mariti non si accorgono di tutta una serie di dettagli che le mogli notano, o le mogli danno significati profondi a cose che per i mariti sono prive di significato...). Insomma, in piena sintonia tra di noi e con il Padre, prendendoci cura responsabilmente del Creato.

Poi arrivò il serpente e con lui iniziò l’era del sospetto. Sospetto sul Padre: e se ci volesse fregare? Se fosse interessato solo a custodire il proprio potere privandoci della possibilità di essere onnipotenti? A pensarci bene è la stessa idea che serpeggia ancora oggi: che la Chiesa ci voglia manipolare e impedire di goderci la vita, che le limitazioni che ci propone non siano per il nostro bene ma per esercitare il suo dominio sulla nostra vita. Il serpente, però, non mette in crisi solo l’immagine di Dio, mette più subdolamente in discussione anche l’essere umano, insinuando l’idea che non vada bene così com’è, con i suoi limiti, insufficienze, debolezze. Per andar bene, dovrebbe essere come Dio, onnisciente e onnipotente; la sua umanità è una barriera da abbattere, un errore da risolvere.

Cari Andrea e Silvia, pure questa dinamica continua a perpetuarsi ancora oggi nelle coppie: l’antica voce del serpente riecheggia nel profondo del nostro cuore, inducendoci a credere che siamo inadeguati, incapaci, brutti o stupidi, sia come singoli che come coppia. Nel nostro profondo pensiamo che se si scoprisse ciò che siamo veramente – al di là delle apparenze –, nessuno potrebbe accoglierci, né amarci. E ogni volta che crediamo in questa antica menzogna, facciamo due cose: iniziamo a disprezzare ciò che siamo, la nostra creaturalità (come Adamo ed Eva che cominciarono a vergognarsi della loro nudità) e ci mascheriamo, impedendoci di entrare in intimità con l’altro (come Adamo ed Eva che si coprirono con le foglie di fico). Annebbiati dalle parole del nemico, il nostro coniuge non è più qualcuno a cui donarsi, ma qualcuno da cui difendersi. Ecco perché una società senza Dio impedisce all’essere umano di accogliere se stesso.

Se non faccio l’esperienza di un Padre che ama follemente il proprio figlio (che sarei io, ma anche tu che leggi), senza che questi debba fare nulla di particolare se non mostrarsi per quello che è e lasciarsi incontrare, se cioè non vivo l’esperienza di un amore gratuito, non potrò mai ritenermi amabile. È importante che io impari a guardarmi con lo sguardo del Padre, per riconoscermi degno di accoglienza anche da parte di me stesso.

Cari sposini, questo volevamo consigliarvi: fatevi amare da Cristo (per incontrarlo basta citofonare: Chiesa, Parola di Dio, sacramenti, fraternità e preghiera) e allora potrete avere il coraggio di consegnare le vostre paure e vulnerabilità all’altro. Il tuo sposo/sposa, non è un nemico da cui proteggerti, ma la persona che ti è stata affidata affinché l’accogliessi nelle sue finitudini, amandola nella sua imperfezione… gratuitamente così come tu e io siamo stati amati. Se poi a tutto questo aggiungerete anche la forma di intimità più intima che possiate avere, il pregare insieme, sarete sicuramente ben equipaggiati. Pregate con il cuore in mano, con il desiderio di camminare secondo le vie del Padre e ascoltate profondamente quello che il vostro sposo/sposa avrà da dire a Lui. Saranno momenti sublimi in cui potrete rivivere il sogno iniziale di Dio sulla coppia: intimi con lui e intimi tra di voi. Buon cammino.
Edoardo e Chiara Vian

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Data di aggiornamento: 23 Febbraio 2022
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