Il tarlo del capitalismo
Qual è il rapporto tra lo spirito del capitalismo e lo spirito della pace, della democrazia e della libertà? È ambivalente e ambiguo. Per capirlo dobbiamo tener presente un dato fondamentale, che al centro del sistema capitalista c’è un nucleo duro che vive e cresce guidato da un solo unico obiettivo: la massimizzazione razionale di profitti e sempre più di rendite. Per i grandi attori globali, tutto ciò che non sia accrescimento di profitti e rendite è solo un vincolo da aggirare o allentare, inclusi i vincoli ambientali, sociali, fiscali. Tutto il resto è solo mezzo in vista di questo unico fine.
Tra i mezzi usati dal capitalismo ci possono essere anche la democrazia, il libero mercato e la pace, ma non sono necessari. Lo spirito del capitalismo e dei capitalisti è pragmatico, e quindi se in una regione del Pianeta c’è democrazia e pace, usano pace e democrazia per i loro affari; ma non appena il clima politico cambia, cambiano linguaggio, alleati, mezzi, e usano guerre, dittature, dazi, populisti e populismi per continuare a perseguire il loro unico scopo. E se qualche grande potentato economico intravvede in scenari bellici e non democratici opportunità di maggiori guadagni, non ha nessun scrupolo a favorire quel cambiamento, perché, giova ripeterlo, la natura profonda di questo capitalismo non è né la pace, né la democrazia né il libero mercato, ma soltanto profitti e rendite. Ieri, e oggi.
Pensiamo, per un grande esempio storico, all’avvento del fascismo in Italia. Non avremmo avuto nessun ventennio fascista senza la scelta delle elites industriali e finanziarie italiane (da Agnelli a Pirelli) di usare quel gruppo di squadristi picchiatori per proteggersi dal «pericolo rosso» del comunismo. Quel capitalismo italiano (la gran parte di esso) non ebbe nessun scrupolo ad abbandonare democrazia, libertà, libero mercato e favorire l’emergere del regime fascista. Nel 1933 Mussolini dirà: «Oggi noi seppelliamo il liberalismo economico». Se e quando necessario, lo spirito del capitalismo diventa l’opposto dello spirito della democrazia, e finisce per coincidere con lo spirito bellico di conquista. Perché anche il mercato è uno dei mezzi che il capitalismo qualche volta usa, se e quando meglio serve gli interessi dei capitalisti.
Oggi stiamo attraversando una nuova fase di alleanza tra lo spirito capitalistico e quello bellico e illiberale, che sta lasciando le democrazie del XX secolo per le leadercrazie populiste nazionaliste e protezioniste. Ieri le paure erano quelle «rosse» (che comunque restano sempre all’orizzonte dell’Occidente), oggi sono quelle dell’immigrazione, di una globalizzazione troppo rapida, del cambiamento climatico (cui si risponde negandolo), dell’impoverimento della classe media. Chi ama la pace, la democrazia e il mercato civile deve sapere che sono all’orizzonte anni molto difficili, e dobbiamo attrezzarci da subito per una forte resistenza culturale.
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