Kolbe e il Cavaliere dell’Immacolata
Padre Massimiliano Maria Kolbe era un frate minore conventuale, che diede grande impulso al suo Ordine, soprattutto a partire dal suo profondo legame con Maria Immacolata, sempre invocata come potente intercessore presso Dio per la salvezza delle anime. Accompagnato dalla sua azione provvidente ha promosso la diffusione della fede cattolica tramite il Cavaliere dell’Immacolata, rivista inizialmente in polacco e poi diffusa in molte lingue, e la Città dell’Immacolata (la prima, Niepokalanow, in Polonia, è divenuta un centro di lavoro e preghiera, con un numero consistente di frati).
L’ardente desiderio di conquistare più anime possibile al Signore, ha portato padre Kolbe a fare lunghi viaggi fin dall’altra parte del mondo, fino all’India e al Giappone. E con lui, la rivista del Cavaliere dell’Immacolata, Rycerz Niepokalanej in polacco, la cui edizione era una vera e propria impresa per l’epoca. Fondata nel gennaio del 1922, inizia con un formato di 16 pagine in bianco e nero e una tiratura di 5.000 copie; nel 1927 supera le 60.000 copie e tocca il record del milione di copie nel 1938. Durante la seconda guerra mondiale si interrompe la pubblicazione, che verrà vietata dal successivo regime comunista fino al 1981.
Nel 1925, nel calendario della rivista (Kalendarz Rycerza Niepokalanej I, 64-72), viene pubblicato un interessante articolo nel quale lo stesso padre Kolbe spiega come nasce un numero della rivista, soprattutto da un punto di vista tecnico: dobbiamo ricordare che il frate polacco è un grande appassionato di tecnologia, che sa porre al servizio del suo scopo missionario. La descrizione parte dal lavoro redazionale di lettura di lettere che arrivano e di altre riviste del tempo, che sono alla base di una riflessione e approfondimento sulla situazione del mondo: a partire da questo viene prodotto un breve articolo, un dialogo o un racconto (molto spesso Kolbe usa questa forma di testo) per cercare di «portare un contributo alla vittoria della verità, del bene, del bello e della felicità».
Successivamente l’articolo si sofferma sul reparto di composizione, nel quale vengono impaginati i testi, carattere per carattere, attraverso piccole lettere metalliche: un lavoro certosino di preparazione per la stampa in macchina. Suggestiva è la parte dedicata alla carta: essa viene dal legno, utilizzato per innumerevoli attività umane, ma l’uso della carta è ancora più importante, perché, con la stampa, permette «di penetrare ancor più in profondità, fino a raggiungere in certo qual modo l’intelligenza, l’anima dell’uomo». Infine, altro lavoro fondamentale è quello dell’amministrazione, che raccoglie gli abbonamenti dalla Polonia e dall’estero, e della spedizione, di cui non si lamentano, per ora i ritardi (a differenza dei tempi nostri).
Per una tale impresa un numero notevole di frati è stato coinvolto: nel 1939, al massimo della tiratura, si contavano 762 religiosi, formando la fraternità francescana più grande al mondo: una fioritura nata dal felice connubio tra l’azione della Provvidenza e la caparbia disponibilità di un uomo ad accogliere la grazia di Dio, attraverso l’Immacolata.
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