30 Dicembre 2020

La pastora delle Murge

Occhi truccati, unghie dipinte e una grande passione per la sua terra e i suoi animali. Mariantonietta ha sempre voluto occuparsi di pecore, mucche, galline. Un mestiere tutt'altro che noioso... Senza mai smettere di sognare.

La pastora di Scalera

Da alcuni anni, nel giorno di Natale, camminiamo. Una ventina di chilometri. Da un paese all’altro. È la nostra maniera di trascorrere un giorno di festa. Due anni fa decidemmo di camminare nelle Murge, aspre e bellissime campagne pietrose pugliesi. Partimmo da Altamura per raggiungere Santeramo.

All’ora di pranzo, in contrada Sgolgore, ci imbattemmo in un gregge di pecore e capre, stavano allegramente saltando un muretto a secco e si dirigevano verso un pascolo ancora generoso nonostante l’inverno. Le guidava una ragazza. Mariantonietta. Noi, gente di città, rimaniamo sorpresi nel vedere una giovane ragazza (oggi Mariantonietta Scalera ha 31 anni) fare «la pastora». Ci fermammo a parlare. Ne è nata un’amicizia. Quel giorno ci consigliò di fermarci alla masseria dei suoi genitori a mangiare. Tavolo sotto una veranda, a fianco di scaffali di libri, è stato il più bel pranzo di Natale (formaggi, pasta e salumi) della mia vita.

Da bambina, Mariantonietta, primogenita di una famiglia di allevatori e pastori, era la sveglia del padre: alle cinque del mattino lo tirava giù dal letto per andare, assieme, a mungere le mucche. I suoi due fratelli hanno scelto vite diverse, istituto alberghiero e biotecnologie. La sorella più piccola studia ancora. Lei, Mariantonietta, ha sempre voluto occuparsi delle pecore, delle mucche, delle galline, dei pony, del latte, del formaggio, della lana. Non ha lasciato la masseria. Suo padre, casaro appassionato, ha cercato di dissuaderla: «Trovati un lavoro in un negozio» consigliava. Ma non ci credeva nemmeno lui. «Non fa per me – replicava Mariantonietta –. Io mi sento fortunata in questa dimensione».

Gli animali, i mille lavori quotidiani della masseria, la fatica, la soddisfazione. Anche senza uno stipendio fisso. I pastori di oggi sono ragazzi curiosi. Vanno in giro per il mondo a imparare: Mariantonietta è stata un anno in una fattoria olandese, doveva rimanerci due mesi, ha riportato in Puglia ciò che ha appreso lassù. Progetta una produzione di yogurt. «Se smetti di sognare, il mondo può andare solo peggio» spiega la pastora. Io assaggio formaggi e mozzarelle e già immagino gli yogurt.

Adesso c’è il virus. Altamura è stata colpita con pesantezza. Zona Rossa: per settimane e settimane non sono venuti più i visitatori del fine settimane, scomparsi i camminatori del Cammino Materano che passa davanti alla masseria Scalera e qui si fermavano a mangiare. «Ce la faremo a passare i momenti bui. L’importante è rimanere liberi» dice, con un bel sorriso, Mariantonietta. 

Ora ricordo cosa mi colpì quel Natale di due anni fa: gli occhi truccati, le unghie dipinte. Il sorriso. La pastora Scalera smonta tutti gli stereotipi che avvolgono il suo mestiere. Ci sono molti ragazzi che lo scelgono. E molte sono le ragazze. La ricercatrice Anna Kauber lo ha documentato con un bel film: In questo mondo, una storia di donne-pastore che ha vinto premi al Festival di Torino. Capisco cosa vuol dire Mariantonietta, capisco la sua libertà (anche dai pensieri economici, suo padre Vito dice che è «utopista», ma, ne sono certo, ne è orgoglioso). 

In inverno, Mariantonietta apre l’ovile in tarda mattinata (prima ha munto, ha curato gli animali), è ora di andare al pascolo. Pecore e capre si muovono di corsa. Lei ha un bastone in mano, ci sono sette cani che fanno da corteo tumultuoso. La pastora ha un libro in mano. Nel silenzio delle Murge vi è il tempo di leggere, mentre le pecore pascolano. 
 

Data di aggiornamento: 30 Dicembre 2020
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