La sanità della porta accanto (I^ parte)

È in corso una rivoluzione della sanità territoriale che potrebbe essere una svolta epocale sia per agevolare l’accesso alle cure che per creare un’assistenza su misura per malati cronici e persone non autosufficienti.
06 Novembre 2026 | di

Sarebbe un sogno se un giorno, messi di fronte al peggioramento delle condizioni di salute o di autonomia di un genitore anziano, invece di improvvisare una risposta, come succede oggi, potessimo avere un punto di riferimento qualificato, in grado di prendersi in carico il nostro congiunto e costruire insieme a noi un percorso di cura e di assistenza su misura. Sarebbe altrettanto importante se, in caso di una malattia complessa, non avessimo di fronte solo una lista infinita di esami e visite specialistiche, ma potessimo contare su un sanitario che si prendesse la responsabilità di tirare le somme, guidandoci nella diagnosi e nella cura. Situazioni cruciali, in cui di fatto, invece, spesso siamo soli. Per questo è importante conoscere i contorni di una novità in campo sanitario: una riforma in corso, tagliata proprio su questi bisogni, per capire se ha i numeri per diventare una rivoluzione socio-assistenziale. 

Più che di una riforma, si tratta di un pacchetto di riforme e di investimenti per potenziare l’assistenza sanitaria territoriale e ammodernare strutture e tecnologie del Servizio Sanitario Nazionale; un pacchetto previsto e finanziato dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e attuato e disciplinato dal DM 77/2022 del governo Draghi. In sostanza, i cambiamenti ridisegnano l’accesso alle cure del Servizio Sanitario Nazionale e la presa in carico delle persone con problematiche socio-sanitarie complesse.

Una sanità vicina

L’idea rivoluzionaria alla base è quella di creare un’assistenza vicina agli utenti, complementare al medico di base e all’ospedale, che raccolga e coordini anche tutti i servizi socio-assistenziali presenti in un territorio, come i vari tipi di assistenza domiciliare, che oggi sono spezzettati e non comunicanti tra di loro. 

L’obiettivo di questa riforma è figlio dell’esperienza del covid, che ha dimostrato quanto sia fondamentale evitare la congestione degli ospedali, creando un’assistenza «vicina», più coordinata ed efficiente, accessibile anche 7 giorni su 7 nell’arco delle 24 ore. Ma la riforma è anche il risultato di una scelta socio-sanitaria strategica per venire incontro a una popolazione sempre più anziana e con bisogni di varia natura. Il perno di questa rivoluzione è un nuovo presidio, che copre tutto il territorio nazionale e che si chiama Casa della Comunità. Si tratta di un hub in cui collaborano vari professionisti sanitari e socio-sanitari e in cui sono presenti svariati servizi: oltre alla costante presenza di un medico (24 ore su 24 per le Case della Comunità hub e 12 per le più piccole e minoritarie Case della Comunità spike), la struttura prevede un punto unico di accesso, servizi di specialistica ambulatoriale per le malattie più diffuse, come per esempio quelle cardiovascolari o il diabete, servizi infermieristici, un Cup per prenotare visite ed esami, un centro prelievi. Tra i servizi facoltativi o consigliabili ci sono poi il consultorio, i servizi per i minori, il centro vaccinale, i programmi di screening, i servizi per la salute mentale e le dipendenze, la medicina dello sport e il volontariato. 

«Finalmente chi scopre di avere un problema di salute o ha a che fare con un malato che ha bisogno di cure continuative sa dove andare per avere informazioni e, almeno sulla carta, anche per ricevere un’assistenza socio-sanitaria personalizzata e multidimensionale – commenta Tiziano Vecchiato, presidente della Fondazione Zancan ed esperto di sanità e welfare –. Dovrebbe essere un aiuto concreto per alleviare la solitudine delle famiglie, i rimpalli di responsabilità, ma anche per arrivare prima a una diagnosi che può salvare la vita».
(Continua...)

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Data di aggiornamento: 06 Novembre 2026

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