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Agnese Pini

La verità è un fuoco

29 Novembre 2025 | Recensione di
La verità è un fuoco
Scheda
Garzanti
2025
€ 19,00
Agnese Pini (Carrara, 1985), giornalista, da agosto 2019 è direttrice de “La Nazione”, prima donna ad aver ricoperto questo ruolo in oltre 160 anni di storia del quotidiano. Da luglio 2022 ha assunto anche la direzione de “il Resto del Carlino”, “Il Giorno” e “Quotidiano Nazionale”. Nel 2023 ha pubblicato con successo per Chiarelettere il suo primo libro, Un autunno d’agosto, presto disponibile nella collana tascabile «gli Elefanti» Garzanti. (Fonte: www.garzanti.it)

Il libro presenta una storia autobiografica che si dipana in un’abile tessitura tra accuratezza di fatti riportati e libertà delle emozioni che rielaborano i vissuti. «Noi leggiamo e scriviamo principalmente per questo, per trovare consolazione»: proprio sulla scelta di scrivere questo libro si gioca una parte importante del testo. Infatti, l’autrice, giornalista affermata, decide di affrontare un fatto che ha segnato profondamente la sua vita: a 13 anni, ritrova le foto del padre in un album rosso, nelle quali è vestito da prete. Sia la madre che il padre ammettono questa verità, ma non ne vogliono parlare: il padre si mette «un passo di lato o un passo indietro, in ogni circostanza», è il modo con cui ha deciso di stare nel mondo. Questa verità scoperta, però, non cambia l’ordine del mondo: «tutto da fuori scorreva come se la verità non si fosse neppure affacciata». A circa 40 anni decide di scrivere di questa vicenda, ma trova un ostacolo molto serio: non riesce a parlarne col padre. Per questo inizia un percorso di psicoterapia: la narrazione stessa è impostata a partire da quanto emerge nelle sedute con il dottor F. Nel suo studio è presente un quadro di Klimt, “Nuda Veritas”, dal quale è ripreso il titolo del libro: “La verità è un fuoco, e parlare di verità significa illuminare e bruciare”. Tante domande accompagnano Agnese, soprattutto legate alla scelta del padre di lasciare tutto per sua madre: si può lasciare tutto per amore? Secondo lei, no, l’amore non basta, ci vuole una rottura, una delusione. Adolescente, ha avuto l’occasione di stare nei luoghi del padre, soprattutto nella biblioteca del Seminario, dove passa del tempo con un prete anziano, insegnante del padre, i cui ricordi le permettono di dare uno sguardo a quel mondo in cui «era vietato baciare perfino la propria madre». Si immagina il padre come un uomo che ricerca una Chiesa diversa, un contestatore… ma forse questa è una sua proiezione: indagare sulla vocazione del padre risulta un «tentativo di spiegare con la logica ciò che appartiene alla fede». Evento illuminante nel libro è un’immagine sognata che porta Agnese a parlare di una foglia, dono della madre nella sua adolescenza. A partire da essa, inizia a parlare del suo rapporto con la madre, del suo libro di poesie, della sua passione per la scrittura, sulle sue scelte e di quanto avevano a che fare con i suoi genitori. Del tempo di opposizione adolescenziale, specialmente nei confronti della madre; «più crescevo, più l’amore si separava da me, prendeva le sembianze di un’inquietudine da tenere nascosta»: il silenzio dei genitori la fa sentire parte di una colpa. Ma questa storia va scritta, «perché è stata troppo a lungo rimossa. [...] È stato rimosso l’amore, perché l’amore è diventato una colpa». Chiave nella sua vita è il riconoscimento del primato della coscienza, a partire da una frase del padre: «Prima degli ordini e delle regole, viene la coscienza. [...] È questo l’unico modo per essere liberi». Allora, lasciare tutto per amare sua madre diventa rispetto della sua vocazione, scelta di vivere secondo coscienza.

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Data di aggiornamento: 13 Gennaio 2026