Lascia salpare il cuore

È bello quando qualcuno, assumendosi la «responsabilità di te», ti segue senza inseguirti, perché tu possa raggiungere il tuo «miraggio».
10 Settembre 2020 | di

«Vi mostrerò ora un documento che vi toglierà il fiato». Brillano gli occhi di Gino, il frate bibliotecario del gran Convento di Assisi, aprendo il ca­veau delle unicità storiche della famiglia francescana, come le Bolle papali vecchie di otto secoli.

La mano del frate estrae un involucro di seta bianca che protegge la Bolla di papa Onorio III, datata 23 settembre 1220, che inizia con Cum secundum consilium e prosegue nel latino e nello stile curiale.

Frate Gino rivela: «Questa carta è passata per le mani di san Francesco, lui ne ha tolto i sigilli, lui l’ha letta per primo…», e ci permette di sfiorarla con la mano.

La Bolla papale, subito riavvolta e riposta al sicuro, comanda che anche i discepoli del Poverello compiano un anno canonico di «noviziato». Un tempo per indirizzare l’impulso generoso della partenza verso il paziente cammino vocazionale di un’intera esistenza.

Questa novità limitò gli entusiasmi e la spontaneità di quei felici itineranti narratori di Gesù? Lasciamo agli storici tale analisi; a noi, invece, quest’altra: dov’è il nostro Santo quando, nelle mani di Francesco, arriva la missiva?

Mentre la bolla viaggia verso Assisi, frate Antonio viaggia verso il Marocco dove lo sta conducendo l’esempio dei primi martiri francescani Berardo, Pietro, Ottone, Accursio e Adiuto che Francesco aveva inviato a portare Cristo in terra musulmana.

Il loro esempio ha travolto il canonico don Fernando che riceve dai poveri frati di Coimbra un saio, un nome nuovo e il permesso di imbarco per una mission impossible: come anima e obiettivo, Gesù Cristo; come eventualità correlata e consapevole, il martirio.

Quando seppe, frate Antonio, che per essere buoni frati francescani si sarebbe dovuti passare per un anno di noviziato? Di sicuro fu durante il Capitolo delle Stuoie del 1221, a cui partecipò arrivando da un proprio noviziato di vita vissuta: il distacco da sicurezze abbaziali, la corsa verso un mondo sconosciuto, la malattia e il «fallimento» missionario, il naufragio e il cammino verso il padre Francesco.

Per soli pochi mesi Antonio fu esente dalla nuova norma canonica, ma di tirocinio ne aveva fatto tanto tra il 1220 e il 1221! Certamente lui, che diventerà anche ministro dei frati del Nord Italia, adotterà a puntino per i nuovi frati questa norma, ma credo che lui abbia sempre avuto nostalgia e riconoscenza per quei primi confratelli di Coimbra che non avevano messo alla prova il suo sogno e la consistenza del suo slancio, ma erano stati al suo gioco e lo avevano lasciato partire.

È bello quando qualcuno, assumendosi la «responsabilità di te», ti segue senza inseguirti, perché tu possa raggiungere il tuo «miraggio». Perché, prima delle prove «canoniche», deve salpare il cuore.

Prova la versione digitale del «Messaggero di sant'Antonio»! 

 

Data di aggiornamento: 10 Settembre 2020
Lascia un commento che verrà pubblicato