Fausta Speranza

Messico in bilico

Viaggio da vertigine nel paese dei paradossi
24 Novembre 2018 | Recensione di
libro messico
Scheda del libro
Infinito Edizioni
2018
€ 15,00
L'autrice, giornalista, lavora alla redazione esteri de L’Osservatore Romano dal 2016 (prima donna a occuparsi di politica internazionale), dopo 25 anni al radiogiornale di Radio Vaticana, come inviata. Vincitrice nel 2017 del Premio giornalismo di cultura di Israele e nel 2011 del Premio Giornalismo Parlamento europeo, sessione radio, ha realizzando reportage da molte località d’Europa, Stati Uniti, Medio Oriente, Asia centrale, Estremo Oriente, Africa, America Latina. È coautrice del libro «Al mio paese. Sette vizi. Una sola Italia» (Edimedia Ed.), che ha ispirato un cortometraggio, uno spettacolo teatrale e un concorso per giovani.

La straordinaria bellezza del Messico e l’incubo della violenza. I colori di uno straordinario paesaggio spesso si intrecciano con la piaga della corruzione e della criminalità. Viaggiare in questo Paese significa coglierne il positivo che l’ambiente offre, ma anche il silenzioso calvario di una quotidianità piagata da intrecci tra smerci di droga, armi ed esseri umani.  Fausta Speranza ripercorre dimensioni umane e sociali, proponendo  un viaggio da vertigine sulle «montagne russe» dei paradossi del Messico. Un paese che ti attrae per la piacevole cucina, ma ti colpisce con un pugno allo stomaco per la familiarità con la corruzione. Ti fa sentire straordinariamente accolto dalla spontaneità e giovialità della gente, ma ti sciocca per la sua omertà. Affascina per la sua spiritualità e la straordinaria ironia ma, al tempo stesso, sconvolge per la banalizzazione del valore della vita umana.

Un volume particolarmente attuale, che  non manca di analizzare  le recenti migrazioni provenienti dal Centro America. Nonostante il presidente americano Donald Tramp abbia dislocato migliaia di militari statunitensi al confine con il Messico, ci sono decine di migliaia di honduregni che premono sulle frontiere a sud del Messico.  «L’immagine è molto diversa da quella del muro che divide il Messico dagli Stati Uniti – precisa l’autrice –, dove le tecnologie di sicurezza dominano: dal tradizionale filo spinato, ai droni, ai sensori. Il confine meridionale del Messico è invece segnato da una natura selvaggia, popolato da fiumi e montagne immerse nella foresta. Sono migliaia – aggiunge – i centroamericani che ogni giorno attraversano la frontiera che separa il Guatemala dal Messico: circa 400 mila all’anno secondo le stime della società civile messicana».

Una popolazione che sfugge alla pandemia di violenza seminata dalle bande criminali nei loro Paesi d’origine del Centro America. «I migranti di solito impiegavano nove giorni per attraversare il Messico da sud a nord. Di recente hanno cominciato a impiegarci un mese – spiega Speranza –. In quel tragitto allungato, tra divieti e controlli, raggiri e sotterfugi, i reati contro i migranti sono aumentati: furti, aggressioni di tipo sessuale, omicidi, vero e proprio traffico di esseri umani.  Chiedono bustarelle e picchiano coloro che si rifiutano di cedere denaro». Succede in Messico, frontiera nord di popoli in cammino alla ricerca di futuro.    

Data di aggiornamento: 24 Novembre 2018