Guidalberto Bormolini, Anna Giulia Ghinassi

Morte

05 Novembre 2022 | Recensione di
recensione grande 5 novembre 2022
Scheda del libro
Edizioni Messaggero Padova
2022
€ 13,00

Dovremmo ricominciare a chiamarla per nome: morte, semplicemente, e non scomparsa, dipartita, sonno eterno… Perché solo ricominciando a chiamarla per nome potremo sentirla parte ineludibile della nostra vita, presenza reale con la quale tutti siamo chiamati a confrontarci prima o poi e che, paradossalmente, è quell’apice dell’esistenza umana capace di dare senso e valore ai nostri giorni. Lo hanno fatto padre Guidalberto Bormolini, tanatologo, e Anna Giulia Ghinassi, psicologa e psicoterapeuta, con il loro libro Morte, uscito da poche settimane nella collana Parole allo specchio, delle Edizioni Messaggero Padova. Un volume che indaga a fondo il tema della morte, ripercorrendone le letture che gli esseri umani ne hanno dato nel corso della storia. Se infatti, scrivono gli autori, l’ars moriendi fino a pochi decenni fa faceva parte della consueta educazione anche delle giovani generazioni, in anni più recenti nei confronti della morte si è sviluppato un vero e proprio tabù, che l’ha resa trasparente, invisibile, con il risultato che quando irrompe nella nostra vita o in quella dei nostri cari, siamo totalmente impreparati ad affrontarla.

E invece, continuano Bormolini e Ghinassi, dovremmo imparare dalle antiche scuole spirituali, per le quali la morte assumeva quasi le sembianze di una sorta di consigliera per la vita: «Di fronte alle scelte importanti della vita – leggiamo nel volume –, riuscire a contemplarle alla luce della propria mortalità può allargare gli orizzonti del nostro conoscere e aiutarci ad allargare le prospettive di vita entro le quali spesso ci sentiamo ingabbiati. Allenarci quotidianamente a morire per arrivare al giorno della nostra morte “sazi di giorni”, […] ovvero privi di paura e desiderosi solamente di far sì che la nostra morte possa diventare un dono per chi lasciamo». Il percorso verso la morte, lungo il quale ciascuno di noi è incamminato, può dunque essere fecondo di vita, a patto che riusciamo a farci della morte un’immagine buona, e non terrificante.

E in tal senso un grande aiuto ci giunge dal mondo naturale, nel quale osserviamo come a ogni morte in realtà segua una rinascita. È il messaggio subliminale anche di un secondo volume sullo stesso tema, pubblicato di recente da Àncora. Si tratta di L’ultimo miglio. Storie dall’hospice, firmato da Paola Musi, assistente religiosa presso l’hospice dell’ospedale milanese di Niguarda. Una raccolta di storie, riflessioni, emozioni frutto del rapporto quotidiano dell’autrice con i pazienti che stanno affrontando il loro «ultimo miglio». Pagine intrise inevitabilmente di dolore, dietro al quale però si percepisce nettamente un seme vitale e generativo, che ci aiuta a guardare all’evento morte con altri occhi. Quelli di chi, pian piano, può divenire consapevole di quanto in realtà la propria condizione di essere mortale sia garanzia di vera libertà. Perché dinanzi alla morte ogni cosa inutile si eclissa, lasciando il posto solo all’essenziale, alla verità delle relazioni, dei valori, di ciò che per noi è davvero importante.

Data di aggiornamento: 05 Novembre 2022