Totò a New York

L’Italian American Museum rende omaggio ad Antonio De Curtis, attore, poeta, musicista, che continua a far ridere e riflettere generazioni di spettatori con la sua vivacità partenopea e il suo sorriso malinconico.
24 Giugno 2026 | di

In questo periodo c’è una strana atmosfera che avvolge New York, attraversata dall’odore del mare di Posillipo e dal clamore dei vicoli del rione di Forcella. Nella Big Apple è «arrivato» Totò, il Principe della risata, che con la sua verve inesauribile e con i suoi ancora gettonatissimi film sulle piattaforme digitali, continua a trasformare la miseria in filosofia, il gesto in poesia, la tristezza in gioia.

Fino al 29 agosto, l’Italian American Museum di New York ospita la mostra «Totò and his Naples» («Totò e la sua Napoli») nel cuore pulsante della Little Italy, a due passi da quella Mulberry Street che a cavallo di due secoli, tra Ottocento e Novecento, ha visto arrivare – oppure nascere e poi crescere – generazioni di italo-americani, parecchi di loro provenienti da Napoli e dalla Campania.

La mostra è molto più che una retrospettiva. È un atto d’amore di Napoli, dell’Italia e dell’America a uno dei maggiori attori comici di tutti i tempi, la cui fama si è ingigantita e diffusa ancora di più dopo la sua morte, avvenuta nel 1967.

Allestita in precedenza a Napoli nell’ambito delle manifestazioni e delle celebrazioni legate ai 2.500 anni della fondazione della città, la mostra newyorkese è curata da Alessandro Nicosia e Marino Niola, e prodotta da COR (Creare Organizzare Realizzare) con la collaborazione degli eredi di Totò.

L’evento propone pezzi unici, perfino inediti, e testimonianze esclusive messe a disposizione dalla famiglia. Importante anche il sostegno del Comitato Nazionale Neapolis 2500, del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, e dell’Istituto Italiano di Cultura di New York.

Il percorso espositivo è articolato come un viaggio immersivo nella dimensione umana e professionale di Totò, che fu un artista assai prolifico e poliedrico: attore, poeta, musicista, anfitrione, sempre generoso con le persone in difficoltà, con gli emarginati e gli ultimi, soprattutto quelli della sua città, afflitta, nel secondo dopoguerra, da una miseria endemica.

Fotografie storiche e documenti d’archivio fanno compagnia ad abiti di scena, a spezzoni di alcuni tra i film più riusciti di Totò, come Miseria e nobiltà e L’oro di Napoli.

Un inedito capitolo della mostra è dedicato alla straordinaria produzione poetica di Totò, come la sua poesia più famosa è ‘A livella: una lucida e graffiante riflessione sulla morte che apparenta tutti gli esseri umani, e di riflesso ne richiama il valore egualitario, a dispetto del loro status sociale.

Un altro tassello imperdibile è Malafemmena, una celebre canzone che Totò scrisse per una donna che lo aveva tradito, e che ostenta i toni di un lirismo tutto partenopeo: un’espressione dolce-amara che sa farsi interprete di un dolore universale. Uno dei tanti modi in cui il Principe De Curtis sapeva uscire dalla maschera dei suoi personaggi per vestire i panni e le amarezze dell’uomo comune, sublimandole nell’arte.

Napoli fu la culla, il rifugio e la «madre» di Totò. Per tutta la sua vita. Dalla città si separava con fatica e appena finiva di girare un film, ci ritornava senza indugi perchè lì c’erano il suo cuore e la sua memoria. Totò declinava tutto secondo il verbo napoletano: le sue relazioni sociali, i suoi gesti di altruismo, la sua collaborazione con i fratelli De Filippo.

Napoli rimane, anche in questa mostra, palcoscenico e vita reale. È ispirazione e cruda quotidianità. E la città ha trovato in lui il suo figlio e interprete prediletto. La sorgente quasi inesauribile della sua anima più vera. Per questo, ancora oggi, Totò ci accompagna con la sua allegra ma discreta presenza, ci rassicura, ci fa sorridere e pensare.

L’universalità della comicità di Totò è dimostrata dal fatto che è stato amato anche da personaggi della statura di Arthur Miller e di Murray Abraham, da scrittori e registi americani che hanno letto nelle sue gag, nella sua camaleontica versatilità nel dominare il set e il palcoscenico, un’innata capacità, come quella di Charlie Chaplin e di pochi altri, di parlare direttamente al cuore e alla fragilità di chiunque, a qualsiasi latitudine.

Totò aveva già varcato l’Atlantico nel 2001 quando il Berkeley Art Museum and Pacific Film Archive gli dedicarono la prima retrospettiva americana: «Totò Stars and Stripes», con quindici film. Un’altra importante presenza di Totò risale al 2015 quando la Film Society of Lincoln Center inserì numerosi suoi film in una mostra dedicata alla casa di produzione Titanus.

«Totò and his Naples», invece, restituisce all’America il ritratto di un uomo e di una città nel loro intrinseco e ininterrotto rapporto, drammatico e poetico, comico e confidenziale. Perchè Totò ormai, come Napoli, appartiene al mondo.

Data di aggiornamento: 25 Giugno 2026

Articoli Correlati

Lascia un commento che verrà pubblicato