Mark Twain

Viaggio in Palestina

Un americano di frontiera in Terra Santa
23 Giugno 2017 | Recensione di
la copertina di Viaggio in Palestina
Scheda del libro
Edizioni Terra Santa
2017
€ 15,00

Se la fantasia di Sergio Bonelli avesse portato Tex Willer a Gerusalemme, l’effetto sarebbe probabilmente stato simile. Ma l’eroe dei fumetti è di certo più raffinato e ammodo di Mark Twain, che si muove con la grazia di un cowboy in trasferta, smontando da cavallo per entrare – anziché in un saloon – al Santo Sepolcro o nella moschea di Omar.

Siamo nel 1867. La guerra civile americana si è da poco conclusa quando il trentaduenne giornalista si accredita per il «Daily Alta California» di San Francisco come inviato, iscrivendosi a uno dei primi «viaggi organizzati» di gruppo della storia, una lunga crociera di cinque mesi con partenza da New York e destinazione Europa e Medio Oriente.
La fitta corrispondenza di viaggio sarebbe poi confluita in Gli innocenti all’estero, doppio volume, edito nel 1869, che ebbe una strepitosa fortuna e consacrò l’autore, famoso da noi per Le avventure di Tom Sawyer (1876) e Le avventure di Huckleberry Finn (1884).

Ora, alcuni capitoli dell’introvabile Gli innocenti all’estero tornano in libreria grazie alle edizioni Terra Santa, che ne propongono una nuova, agile traduzione. Difficile affrontare il testo senza sorridere, anzi impossibile, pena la perdita di qualsiasi piacere nella lettura. Non è un resoconto preciso, ma un’opera letteraria, umoristica, satirica, da contestualizzare.

Lo stile è quello apprezzabile nel caustico Dickens di Impressioni italiane o in tanti pungenti corsivi di Chesterton. Twain è sagace, irriverente, politicamente scorretto, zeppo di pregiudizi religiosi e razziali, sputa sentenze come guardasse tutto dall’alto della sella del suo destriero.

Un esempio? Gerusalemme, descritta come «piccola», «bitorzoluta», «funerea, desolata e senza vita». «Non verrei mai ad abitarci» l’inevitabile conclusione.
Ma sono proprio l’esagerazione e l’agilità di penna a strappare il sorriso. Del resto, come sottolineano le traduttrici nell’introduzione, «se in alcuni punti lo scrittore potrà sembrare blasfemo o razzista, la cosa non può che far riflettere su quanto, in soli 150 anni, sia mutata la sensibilità nei confronti delle differenze».

Data di aggiornamento: 23 Giugno 2017