15 Giugno 2016

Vivere l'essenziale oggi

Significa continuare a cercare, fare ordine nelle priorità e preferire sempre ciò che ci rende liberi. Per il bene del prossimo, oltre che di noi stessi.
Amare e servire il prossimo.
Amare e servire il prossimo.
© CONTRASTO / CSP_Artmy

«Ho sempre ammirato i missionari. Quelli capaci di cambiare la loro vita a tal punto da non tenere nulla per sé e dedicarsi anima e corpo agli altri. Ho un’amica medico che è addirittura arrivata a lasciare un lavoro ben retribuito e sicuro per trasferirsi in Africa, accettando povertà, precarietà e incertezza per il futuro. Li ammiro, ma faccio fatica a comprenderli appieno. Il Vangelo stesso dice “Ama il prossimo tuo come te stesso”, la loro scelta mi sembra invece un oltre, possibile a pochi “eroi del bene”. Per la verità c’è in me forse anche un sottile senso di colpa. Il Vangelo ci chiede di vivere l’essenziale: “Gli uccelli del cielo non seminano… né accumulano nei granai eppure il Padre celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?” (Mt, 26). Beh, bella domanda. Mi guardo attorno: siamo tutti attanagliati dalla fretta, tutti con la paura di non farcela, con l’obiettivo di avere una distanza di sicurezza dalla povertà o dal male. Che cosa vuol dire vivere l’essenziale oggi? Cosa stiamo accumulando nei nostri granai?». Lettera firmata 
Già, bella domanda. Cerco di rispondere, rimanendo su un piano laico come implicitamente mi suggerisce lei, citando il caso della sua amica medico, ma chiedendo anche come seguire l’essenzialità evangelica nel mondo caotico e complesso in cui viviamo. Lo faccio attraverso due persone che mi è capitato d’incontrare. Carlo, per tanto tempo in missione in America Latina, un giorno mi ha ripetuto una frase ricorrente tra chi fa questo tipo di scelta: «Tutti si fanno meraviglia del nostro lavoro con i poveri, pochi considerano che è più quello che si riceve che quello che si dà». «In che senso?» gli ho chiesto per provocarlo. Allora si è illuminato: «Quando costruisco una scuola campesina o lavoro con i ragazzi di strada, vedo i frutti che maturano lentamente, come un contadino che ha seminato. Niente di astratto: ciò che fai ha un peso, procura relazioni forti, ha ricadute tangibili nella vita di molti. Quando torno in Italia c’è così tanto di tutto che alla fine nessun gesto ha significato». Sentendo Carlo mi verrebbe da dire che l’essenziale è «ciò che significa e che ci rende significanti». 
Un’altra amica, anche lei missionaria laica, cristiana, in un Paese piagato dal terrorismo islamico, torna in Europa ogni tanto per cercare fondi per la sua scuola di ragazze abbandonate. Mi mostra le lettere minacciose degli integralisti e si fa un’amara risata. Gli anni passano, cammina a stento, è cardiopatica e diabetica, viaggia in tutta Europa da sola con la sua scorta d’insulina e una borsa pesante dove mette le cose che gli danno per le sue ragazze. «Vedrai che anche stavolta troverò un buon samaritano che mi aiuta a portarla» mi dice sorridendo. Nessuno di noi si azzarderebbe a fare quello che fa lei, eppure lei non ha paura. Se penso a Rania credo che l’essenziale sia arrivare alla capacità di essere liberi in qualsiasi condizione, di fidarsi della vita nonostante tutto. Preferire ciò che è più significativo e ciò che ci rende davvero liberi: abbiamo questo nei nostri granai? Se così non fosse, allora dobbiamo ancora cercare, fare ordine nelle nostre priorità.
A proposito di ordine, mi ha stupito un libro lontano anni luce da queste esperienze. È un volume di cui parliamo brevemente anche nelle pagine dei libri proprio di questo mese. Il titolo è eloquente: Il magico potere del riordino, scritto da Marie Kondo, una blogger giapponese. La tesi di base è che chi rimane nel caos vuole, in realtà, allontanare il momento dell’introspezione. Il metodo suggerito (applicabile in casa e anche al lavoro) è quello di porsi di fronte a tutti gli oggetti accumulati e cercare di capire che cosa è davvero importante per sé, eliminando tutto il resto. Il risultato, assicura l’autrice, è un senso di libertà e fiducia. Ancora una volta, in tutt’altro contesto, le stesse parole chiave: significato e libertà. Tornando ai nostri missionari, io non credo che siano eroi del bene, ma luci che indicano altre possibili strade nel caos della vita quotidiana. Perché l’essenziale è una ricerca di felicità e di vita piena.  

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017

1 comments

19 Giugno 2016
e' bello leggere che esistono ancora queste persone! oggi ascoltavo la pubblicità del 5X1000 della Chiesa Cattolica e mi veniva da sorridere quando la voce guida diceva" chiedilo a tal prete o tal suora che fanno del bene.." ,io vorrei chiedere a quei cardinali che ancora vivono in 500 mq da soli. Quanta incoerenza, dispiace tanto vedere la Chiesa ridotta ad una macchina commerciale.
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di Raffaele

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