Pellegrini a piedi nel Triveneto

Ed eccoci all’ultima puntata di questa breve serie dedicata ai Cammini religiosi italiani meno noti. Si conclude tra Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Veneto. Con un invito finale a sorpresa…
29 Agosto 2025 | di

Dopo aver vagato (ma con una meta!) per tutta Italia seguendo le tracce dei Cammini religiosi forse meno conosciuti, siamo giunti, per il nostro ultimo appuntamento, nel Triveneto. E partiamo dal Trentino-Alto Adige, dove vi proponiamo due itinerari. Il primo è il Cammino di San Vili, un percorso che prende il nome da san Vigilio, il vescovo patrono di Trento che nel IV secolo, secondo la tradizione, seguì proprio questo itinerario nella sua opera di annuncio del Vangelo. Vigilio fu uomo di profonda cultura. Di origini romane, quando fu nominato vescovo, ancora in giovane età, si spese moltissimo per la predicazione del Vangelo nella valli trentine, facendosi aiutare da Martirio, Sisinio e Alessandro, giovani che egli stesso fece venire dalla Cappadocia, i quali si stabilirono a San Zeno, dove trovarono il martirio e dove ancora oggi una bellissima chiesa li ricorda. Secondo la tradizione, proprio durante una di queste sue missioni Vigilio trovò la morte: stava infatti predicando in riva al torrente Sarca, quando la popolazione locale, infastidita dalla sua presenza, lo colpì con zoccoli o pietre. Vigilio cadde nel fiume e venne trascinato via dalla corrente. La Pieve di Spiazzo, a lui dedicata, ricorderebbe proprio questo episodio, essendo stata costruita su un masso in riva al fiume. E così pure la chiesetta in riva al Sarca a Tione, dove, si dice, il corpo venne ritrovato.

Numerose chiesette, cappelle ed edicole sorgono poi lungo l’itinerario seguito dalla salma, riportata a Trento dai fedeli: San Vigilio di Spiazzo, San Vigilio al Vat di Tione, San Vigilio di Stenico (San Vigilio di Curé, San Vigilio di Molveno), la cappella di Ranzo, San Vigilio di Vezzano, e la stessa cattedrale di Trento. Il Cammino a lui dedicato propone due varianti, una bassa e una alta. La prima attraversa i paesi del fondovalle ed è più agevole, perché presenta un minore dislivello. È lunga poco meno di 110 chilometri che, è stato calcolato, richiedono circa 35 ore di effettivo cammino e viene suddivisa in 4, 5 o 6 tappe, a seconda della preparazione tecnica e della «tenuta» dei camminatori. La seconda, invece, più impegnativa per il dislivello è più panoramica poiché passa per zone montane. È lunga 110 chilometri, per circa 40 ore di Cammino, e viene proposta in 5 o 6 tappe. Entrambi i percorsi costeggiano le bellissime Dolomiti di Brenta, attraversando paesi e zone spettacolari dal punto di vista naturalistico. L’accoglienza non è un problema, ma, attraversando zone anche molto turistiche, è bene, se il Cammino viene effettuato d’estate, prenotare con largo anticipo. Come ogni Cammino rilascia Credenziale del Pellegrino e, al termine, il Testimonium.

L’altra ipotesi che vi suggeriamo è invece il Cammino di San Rocco, un itinerario ad anello di 70 chilometri, in cinque tappe, attraversando Mori, Ronzo-Chienis, la Val di Gresta e l’altipiano di Brentonico, territori della Vallagarina. Il Cammino è di recente istituzione: nasce infatti nel 2020 (ma inaugurato nel 2022), ispirato da San Rocco, il santo protettore nelle pandemie ed è costantemente monitorato dall’associazione all’uopo nata, la Compagnia del Cammino di San Rocco. Non presenta particolari difficoltà, per questo lo si può percorrere in ogni stagione dell’anno anche se d’inverno, a causa delle temperature rigide va affrontato con un’attrezzatura adeguata. Tra i luoghi più significativi toccati dal Cammino vi è il sito storico di Nagià Grom, ex trincea trasformata in un percorso museale a cielo aperto, che consente di fare memoria della bruttura di tutte le guerre, oltre ai 28 capitelli,  affreschi e chiesette dedicati al santo, che sorgono nella zona. E, naturalmente alla chiesa di San Rocco a Brentonico , che rappresenta ovviamente una delle mete simboliche dell’intero Cammino. Per maggiori dettagli, il ritiro della Credenziale, le informazioni relative all’accoglienza, si consiglia di consultare il sito ufficiale del Cammino, dove è possibile trovare dettagli sulle singole tappe, tracce GPX, informazioni sull'accoglienza e contatti utili.

Passiamo ora al Friuli-Venezia Giulia, altra regione ricca di proposte di Cammini. Noi qui ne abbiamo scelte due: il Cammino delle 44 Chiesette Votive e il più famoso Cammino CelesteIl primo è un percorso ad anello di 184 chilometri (ma con un percorso principale di 121 chilometri cui si aggiungono 9 varianti per un totale di altri 63 chilometri), suddiviso in 10 tappe che attraversa il territorio di nove comuni: Cividale, Prepotto, San Pietro al Natisone, Pulfero, Savogna, San Leonardo, Stregna, Grimacco e Drenchia, nella provincia di Udine. Permette di scoprire piccole chiese votive sparse nel territorio delle Valli del Natisone, un'area ricca di storia e tradizioni. Sono proprio queste chiese, infatti, seppur spesso di piccole dimensioni (ma tra di esse figura anche il famoso santuario di Castelmonte, meta di innumerevoli pellegrinaggi e devozioni) ma dal grande valore storico e artistico, il cuore pulsante del Cammino, offrendo ai pellegrini un'immersione nella spiritualità e nel patrimonio culturale della zona. In tali chiese, infatti, hanno spesso operato artisti notevoli appartenenti alla cosiddetta scuola slovena di Škofija Loka, apportatori di influssi artistici della Mitteleuropa, rendendo questi edifici di culto vere e proprie finestre aperte sul mondo slavo.

Ma andiamo a scoprirne, insieme qualcuna. Ecco la chiesetta di San Volfango, una piccola perla incastonata nel verde. Sorge infatti alla sommità di una collina ed è raggiungibile attraverso una scalinata. Risale ai primi dell’Ottocento, ma venne sottoposta a numerose ristrutturazioni e ampliamenti. Il cimitero che sorge accanto alla chiesetta ospita il corpo dell’alpino Riccardi Giusto, il primo caduto della Grande guerra. Particolarmente suggestiva anche la chiesetta di Santo Spirito, che si trova in località Spignon (Varh), e sorge alle falde del monte Mladesena, nel bel mezzo di un bosco di tigli. La presenza di un luogo sacro in questa zona è attestata fin dall’anno Mille, anche se l’attuale edificio è datato 1949. Ad Antro, poi, si può visitare la chiesetta di San Giovanni Battista, antica chiesa ipogea edificata sui resti delle chiesette precedenti, che risalgono ai secoli XII-XIII. Antro fu colpita, come un po’ tutto questo territorio, da un importante sisma a inizio Cinquecento e così la chiesetta venne ricostruita nuovamente tra il 1547 e il 1568. Conserva al suo interno un notevole altare ligneo, opera di Jernej Vrtov da Caporetto, degli inizi del Settecento, e un piccolo affresco raffigurante il velo della Veronica, attribuito a Jernej da Loka (XVI secolo).

Infine, non poteva mancare il già citato e molto noto santuario della Beata Vergine di Castelmonte, che sorge nell’omonima località. Il primo documento ufficiale in cui vi è traccia della sua presenza, risale al 1244, ma già dal VI al IX secolo vi sono documenti che attestano la presenza in questo luogo di numerosi pellegrini, fin quassù giunti per impetrare grazie, o esprimere gratitudine, alla Madonna. Purtroppo l’antica effige della Madonna fu distrutta da un incendio scoppiato nel 1469, e fu sostituita da una statua in pietra (la «Madonna viva») che i documenti dicono essere stata benedetta l’8 settembre 1479 e nel 1922, al termine del primo conflitto mondiale, solennemente incoronata. L’edificio conserva numerosi affreschi e quadri di notevole significato e fattura. Ma una visita la merita anche la cripta, ricca di ex voto, nella quale vengono conservati due dipinti che raffigurano due importanti pellegrini giunti fin qui: san Giuseppe Labre (conosciuto come il vagabondo di Dio) e la beata Benvenuta Boiani, autrice del «pizzo ricamato insieme agli angeli» custodito nel Museo cristiano di Cividale. Il sito del Cammino è realizzato molto bene, con testi, video, indicazioni per l’accoglienza e il rilascio della Credenziale e tracce gps, utilissimi per chiunque voglia cimentarsi nel territorio. Consigliamo, prima delle partenza, anche di leggere l’ottima guida pubblicata da Ediciclo.

Molto più noto il Cammino Celeste, nato su iniziativa di un gruppo di fedeli accomunati dall’essere e sentirsi pellegrini, cioè persone in cammino per raggiungere una meta spirituale. È un Cammino internazionale, poiché si sviluppa tra Italia, Slovenia e Austria, anche se tutti e tre i percorsi si ricongiungono nell’ultimo tratto, a Camporosso, per affrontare la salita al santuario del Monte Lussari nel tarvisiano. Il percorso italiano ha il suo centro ad Aquileia, località di antica cristianità da cui sono partiti molti missionari che sono andati a evangelizzare l’Europa. Il Cammino (che si può fare a piedi o in mountain bike) è suddiviso in dieci tappe. Si parte da Barbiano, isoletta vicino a Grado, e si raggiunge subito Aquileia, anche se la prima vera e propria tappa del Cammino è quella che va da Aquileia ad Aiello del Friuli; quindi da Aiello a Cormons (2) e da Cormons a Castelmonte (3). Si procede poi fino a Masarols (4) e da qui, nella quinta tappa, si raggiunge Montemaggiore. La sesta tappa conduce a Val Torre, la settimana a Prato di Resia, quindi a Dogna (8), a Valbruna (9) e finalmente si giunge fin sulla sommità del Monte Lussari al santuario omonimo, per un totale di circa 200 chilometri.Il Cammino rilascia la Credenziale che connota il viandante come pellegrino e gli dà accesso esclusivo ad alcune strutture di accoglienza. Esiste una guida cartacea del Cammino edita da Ediciclo e sul sito ufficiale si possono scaricare le tracce gps del percorso e ottenere ogni altra utile informazione.

La tappa conclusiva del nostro viaggio tra i Cammini religiosi, che ha toccato quasi tutta Italia, non poteva non essere il Veneto. Qui vi segnaliamo il Sentiero di Maria, un itinerario di pellegrinaggio che prende il via dall’antica basilica di San Zeno, a Verona, e giunge all’incantevole e scenografico santuario di Madonna della Corona, inerpicato su un costone del Monte Baldo a 774 metri sul mare, per un totale di circa 50 chilometri, con una possibile variante. Il Santuario della Madonna della Corona sorge in un luogo di rara bellezza, dove le fonti attestano la presenza fin dall’anno Mille di numerosi eremiti legati alla basilica di San Zeno. e dove almeno dalla seconda metà del 1200 era presente una cappella dedicata alla cosiddetta Madonna del Monte Baldo. Secondo la tradizione, il santuario sorse nel 1522, anno in cui la scultura mariana qui venerata sarebbe stata miracolosamente traslata per intervento angelico dall’isola di Rodi, invasa dalle truppe di Solimano II, ma, sul sito del santuario si legge che questa «datazione viene smentita dall’esistenza, nei recessi dell’attuale santuario, di un dipinto di una Madonna con bambino, di fattura trecentesca, che costituì la prima immagine venerata nell’originaria chiesetta, che da essa prese nome». Di certo si sa che il santuario tra il 1434 e il 1437 fu affidato ai Cavalieri di San Giovanni, presenti a Verona dal 1362, e che essi la gestirono fino al 1806, data del loro scioglimento per editto Napoleonico. La basilica attuale è però frutto di numerosi ampliamenti e in particolare del completo rifacimento avvenuto negli anni ’70 del secolo scorso. Il Sentiero di Maria è parte della più ampia rete dei Cammini della Corona, itinerari che partono da zone diverse del Veneto (come per esempio il Lago di Garda o la Piana di Caprino Veronese) e portano al santuario.

In conclusione di questo nostro itinerario non possiamo però esimerci dal ricordare ai camminatori che fin qui ci hanno seguito un importante appuntamento che vedrà a Padova, il prossimo 21 settembre, la sua conclusione presso la Basilica del Santo. In tale giornata, infatti, raggiungeranno il Santuario padovano i pellegrini che, dallo scorso giugno, stanno seguendo l’esperienza di «En route con sant’Antonio», un Cammino ideato dalla Provincia del Nord Italia dei frati minori conventuali che ripercorre il Cammino che fra Antonio compì, esattamente ottocento anni fa, tra la Francia e Padova. Qui e qui gli articoli che la nostra rivista ha dedicato all’esperienza. Se qualcuno volesse unirsi ai pellegrini per le ultime tappe o anche solo per un brevissimo tratto, è il benvenuto.

Buon Cammino a tutti e a tutte!

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Data di aggiornamento: 29 Agosto 2025
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