La gabbia dorata
La promessa era ambiziosa: liberare il desiderio, affrancare l’individuo. Il ’900 ci aveva consegnato un soggetto pulsionale, contraddittorio, spinto sempre in avanti dal proprio desiderio di autorealizzazione. Poi qualcosa si è incrinato. Con il nuovo millennio, al posto dell’emancipazione e della felicità promessa sono arrivate frammentazione, ansia, insicurezza. In quel vuoto si è insediato l’organismo neurale: misurabile, prevedibile, ottimizzabile e condizionabile.
Secondo le neuroscienze e le scienze cognitive, mente e identità sono il prodotto di processi biologici e computazionali. In una società sempre più accelerata e competitiva, questa visione ha trovato terreno fertile. L’individuo diventa un sistema da migliorare, la realizzazione personale un obbligo permanente scandito da indicatori di rendimento. Le istituzioni hanno smesso di interrogarsi sui fini comuni, sui valori condivisi, per concentrarsi sull’architettura dei comportamenti: progettare ambienti capaci di orientare automaticamente le scelte, senza bisogno di deliberazione. La risposta automatica sostituisce la riflessione.
Il passaggio dall’io pulsionale all’io neurale costituisce una trasformazione antropologica radicale. Le conseguenze per l’autonomia, la dignità, la democrazia stessa, sono ancora tutte da decifrare. La nostra riserva di libertà oggi sta nel coltivare le dimensioni di affettività, spiritualità, contemplazione che questo sistema non prevede, per restituire all’umano tutta la sua ricchezza.
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