La poesia dell’estate

C’è qualcosa che l’estate rende possibile: smettere di correre dietro a impegni, performance, notifiche e tornare alla domanda: che poesia c’è alla base della mia vita?
02 Luglio 2026 | di

C’è qualcosa che l’estate rende possibile e che nel resto dell’anno è molto più difficile da fare: smettere di correre dietro a impegni, performance, notifiche che noi stessi abbiamo creato, e tornare alla domanda: che poesia c’è alla base della mia vita?

Fermarsi non significa annullarsi. Significa ascoltare quella sete – «queste strane seti» le chiamava la scrittrice brasiliana Clarice Lispector – che nella frenesia quotidiana scambiamo per stanchezza o malinconia. Invece è il contrario: è eccedenza. È la vita che preme contro i propri margini per dilatarli. Il rischio che Lispector ci segnala è fissarsi nella sofferenza e organizzarvisi dentro: trasformare l’insoddisfazione in abitudine, il vuoto in identità. L’alternativa è «inaugurarsi in un terreno nuovo dove ogni piccola azione abbia un significato, dove l’aria sia respirata come per la prima volta». 

Una passeggiata all’alba. Un libro aperto senza fretta. Il silenzio dopo cena. Piccoli atti che non producono nulla, e proprio per questo liberano. Sentire le cose senza possederle. Guardare il mare senza per forza fotografarlo. Stare con una persona cara senza sentirsi in dovere di riempire il silenzio. Lasciare che il cielo notturno ci inquieti: vuol dire che «qualcosa che somiglia a una stella freme dentro di noi». Non tutto deve essere spiegato per essere vissuto. «Alzarsi per un nuovo mattino, dolcemente vivi». È un programma pienamente umano, alla portata di tutti.

Prova la versione digitale del «Messaggero di sant'Antonio»! 

Data di aggiornamento: 02 Luglio 2026
Lascia un commento che verrà pubblicato