Si dice che occorre pensare per immagini quando le parole non bastano. Eppure anche «l’icona sembra quasi esigere un compimento musicale»: la capacità evocativa della musica di raggiungerci senza mediazioni apre un mondo ulteriore, in cui anche anche elementi contrastanti possono convivere. Il testo ci propone un dialogo tra Muti e Cacciari, che ripercorre le ultime sette parole di Cristo in croce, come sono espresse dalle sette sonate di Haydn, con la crocifissione di Capodimonte del Masaccio sullo sfondo.
Il Vangelo di Marco dice che sotto la croce c’erano soltanto donne; donne che avevano seguito Gesù dalla Galilea a Gerusalemme. Le donne stanno, sanno stare sotto le croci degli amici.
Sì, la croce di Cristo scandalizza. Ma in questo scandalo sta tutta la nostra fede: perché la croce apre alla risurrezione e, anzi, trova senso solo nella risurrezione.