La fine di febbraio, ultime code dell’inverno, mi appare sempre un periodo nero, incerto, pericoloso. Guerre che cominciano, guerre che finiscono. Che fingono di finire. Guerre, insomma.
Sono straordinarie le somiglianze tra le storie del patrono d’Italia e del santo più venerato del cristianesimo etiopico. Le loro testimonianze sono una delle fondamenta della religiosità popolare nel nostro Paese e nell'altopiano dell’Africa.
Bambini e ragazzi scrivono a nuovi amici che hanno mezzo secolo più di loro. E usano penna e carta. Ne nasce una corrispondenza, uno «scambio intergenerazionale» tra decine e decine di persone. È una piccola storia preziosa, ingenua e profonda.
Forse la storia di Hind Rajab, la bimba palestinese uccisa a Gaza Nord, esattamente un anno fa, è talmente drammatica e coinvolgente da lasciare silenziosi di fronte all’ultima opera di Jorit, celebre artista di strada.
Ai tre angoli del Mediterraneo, tra Algeria, Francia del Sud e Libano, sorgono tre grandi santuari mariani. I loro sguardi si incrociano, osservano le tragedie e la bellezza del «nostro» mare.
In questo Natale, anno del Giubileo della Speranza, non dimentichiamolo, ho cercato una sia pur piccola luce di futuro. Può riuscirci un albero di Natale?