17 Ottobre 2026

Accoglienza nel nome di Scalabrini

Ispirate dall’impegno pastorale del vescovo di Piacenza, le Scalabrini Communities investono sul legame tra operatori e ospiti trasformandolo in calore umano, ascolto e rispetto delle tradizioni.
Accoglienza nel nome di Scalabrini

Per molti italiani arrivati in Australia nel secondo dopoguerra, costruirsi una nuova vita significava ricominciare quasi da zero: lasciare il proprio Paese, imparare una nuova lingua e formarsi una famiglia dall’altra parte del mondo. Con il passare degli anni, tuttavia, emerse un’altra necessità: creare un luogo dove poter invecchiare senza perdere il legame con la cultura, la lingua, le tradizioni della terra d’origine e con la propria fede. Richard de Haast, Ceo di Scalabrini Aged Care, spiega che proprio da questa esigenza nasce una delle realtà più importanti nell’assistenza agli anziani in Australia. Scalabrini Communities, organizzazione not-for-profit attiva nel New South Wales e, recentemente, anche in South Australia, mantiene la sua missione legata alle comunità dei migranti per offrire agli anziani non solo assistenza, ma una casa, relazioni e dignità. Le Scalabrini Communities affondano le proprie radici nell’opera di san Giovanni Battista Scalabrini, vescovo di Piacenza – di cui quest’anno ricorrono i 150 anni dalla consacrazione a vescovo – famoso anche con l’appellativo di «Apostolo e padre dei migranti». 

Sentirsi capiti e amati

I primi missionari sbarcarono in Australia nel 1952, stabilendosi tra Unanderra e le comunità italiane in crescita nel New South Wales. Da un centro nato per offrire corsi di inglese e sostegno sociale, l’opera si è evoluta. Nel 1968, un gruppo di laici e i Padri Scalabriniani affrontarono un problema evidente: la mancanza di strutture per gli anziani italiani di Sydney. L’idea era innovativa: non semplicemente una nursing home, ma un luogo dove poter continuare a vivere circondati da persone capaci di comprendere la loro storia, la lingua e le tradizioni. Per decenni la presenza delle Scalabrini Communities è rimasta concentrata nel New South Wales, con strutture ad Allambie Heights, Austral, Bexley, Chipping Norton, Drummoyne e Griffith, oltre al progetto Harbourside. Ogni villaggio ha un’identità precisa: giardini curati, cappelle, forni per la pizza, sale comuni dove l’italiano si mescola all’inglese. Una svolta è arrivata di recente, quando l’attività è stata estesa oltre i confini del New South Wales, acquisendo in South Australia le strutture di Fulham e Seaton, ad Adelaide. Nonostante la crescita e la modernizzazione dei servizi, le Scalabrini Communities non hanno mai reciso il legame con le proprie origini religiose. Le cappelle in ogni villaggio, la Messa, le celebrazioni secondo la tradizione cattolica italiana restano un elemento identitario forte, pur nel rispetto di chi proviene da altre fedi e culture. 

La lezione della pandemia

Alla guida delle Scalabrini Communities dal 2018 c’è Richard de Haast, un manager con un percorso internazionale. Formatosi come avvocato per i diritti umani in Sudafrica, si è poi spostato nel settore alberghiero per approdare, infine, al settore dell’aged care, ricoprendo ruoli di vertice. De Haast ha sempre posto grande attenzione al rapporto tra gli anziani e chi li assiste. È una relazione che può diventare profonda. Gli assistenti entrano nella vita dei residenti: imparano a conoscerne le abitudini, il carattere, le storie. Non si tratta più solo di aiutare una persona a mangiare o a muoversi. Si crea una conoscenza reciproca e una presenza che assume un valore familiare. È questo rapporto umano, spiega de Haast, a rappresentare la parte più importante del lavoro nell’aged care. E, forse, niente come il periodo della pandemia di Covid ha reso evidente questo aspetto. Allora gli anziani dovevano essere protetti, ma il prezzo fu un isolamento doloroso dai familiari. C’era anche un’altra forma di distanza, più sottile: non poter vedere il sorriso delle persone che si prendevano cura di loro. Le mascherine erano indispensabili, ma nascondevano quegli elementi con cui comunichiamo affetto e rassicurazione. Quella esperienza ha reso evidente quanto l’assistenza non possa essere ridotta alla dimensione medica. Cura significa relazione, ascolto e far sentire una persona riconosciuta. Per questo le Scalabrini Communities continuano a investire nelle attività che permettono agli anziani di mantenere relazioni. Cucina, musica, arte, giardinaggio e programmi intergenerazionali fanno parte della quotidianità. Oltre all’assistenza 24 ore su 24, si organizzano gite per permettere ai residenti di vivere, non semplicemente di essere assistiti. 

Un altro aspetto sottolineato da de Haast è il riconoscimento ottenuto dalle Scalabrini Communities come uno dei migliori luoghi di lavoro del New South Wales. Quest’anno l’organizzazione ha ricevuto, per il quarto anno consecutivo, il premio Xref Engage Best Workplace Award: un riconoscimento legato alla soddisfazione dei dipendenti, alla leadership e alla cultura interna. Alla fine della nostra conversazione, de Haast confida che la ragione per cui ogni mattina si alza e va al lavoro è la felicità degli anziani: riuscire a rendere migliore questa fase della loro vita, spesso delicata e fragile, facendo in modo che continuino a sentirsi parte di una comunità, circondati da persone che li conoscono, li ascoltano e si prendono cura di loro. Che non le fanno sentire sole e le aiutano a sorridere.

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Data di aggiornamento: 17 Ottobre 2026

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