Il Senso del Pane

È il nome del progetto avviato dieci anni fa da Arnoldo Mosca Mondadori. Un Pane speciale, che parla di futuro, di speranza e di dignità. E, soprattutto, di risurrezione.
13 Ottobre 2026 | di

Questo pane contiene un ingrediente speciale, l’Amore. «Perché in questo pane c’è, prima di tutto, la dolcezza infinita di una Persona presente, vera, capace di donarci una gioia piena: Cristo, che è la luce del mondo», spiega Arnoldo Mosca Mondadori, cofondatore e presidente della Casa dello Spirito e delle Arti, attiva nella cultura e nella promozione sociale. Dalla sua idea e dal suo impegno, e soprattutto dalla sua profonda fede, già dal 2016 ha preso forma il progetto «Il Senso del Pane», una rete di «laboratori eucaristici» (creati presso carceri o comunità di persone con fragilità) per la produzione di ostie che vengono poi donate ai sacerdoti per essere consacrate durante le Messe. Il primo nucleo di questa esperienza è nato nel 2016 al carcere di Opera (Milano) e in dieci anni è fiorito in tanti continenti: oggi si contano 33 laboratori, dal Brasile alla Palestina, ed entro qualche mese saranno 40. Milioni di particole diffondono nel mondo un messaggio di riscatto, di perdono e di dignità. «E in ogni ostia si rinnova il senso di questo Pane: comunicare un mistero di salvezza per tutti», sottolinea Mosca Mondadori. Ogni ostia contiene la metamorfosi di una vita, la stessa metamorfosi con cui la Casa dello Spirito e delle Arti ha avviato anche un altro suo famoso progetto: la creazione di strumenti musicali dal legno dei barconi dei migranti approdati a Lampedusa, legni di dolore divenuti testimoni di bellezza.

«Io credo che lì, nell’Eucaristia, in quel punto, come in un vertice assoluto, si congiunga ogni raggio della nostra ricerca, ogni nostra tensione», scrive Arnoldo Mosca Mondadori nella sua raccolta Poesie mistiche (editrice Morcelliana). «Fin da quando ero bambino e ricevetti la Prima Comunione, ho sempre avvertito in questo Pane una ferita e una gioia indicibile – racconta –. E già allora mi sono posto una domanda. Da dove arriva questo Pane? Nel cuore sentii subito la risposta: questo Pane viene dal Cielo». E da allora ha coltivato il desiderio di comunicare la grandezza di questo mistero: «Dieci anni fa, mentre ero in preghiera davanti al tabernacolo, l’ho chiesto direttamente a Lui», aggiunge. Ed è arrivata l’intuizione: il Pane eucaristico sarebbe stato il pane del perdono, prodotto da persone che si sono macchiate anche di gravissimi delitti ma se ne sono pentite. «Poteva sembrare paradossale, ma anche il mistero di questo amore è paradossale, infinito», sorride Mosca Mondadori.

Da Opera al mondo

Il primo contatto fu appunto con il carcere di Opera: «Trovai un direttore di grande sensibilità e apertura, Giacinto Siciliano, che accolse il progetto – ricorda il presidente della Casa dello Spirito e delle Arti –. Allestimmo il primo laboratorio in una stanza della casa di detenzione e, in coerenza con l’articolo 27 della Costituzione, secondo cui la pena detentiva deve offrire una seconda possibilità, vennero assunti tre detenuti. Tra loro, c’era anche chi aveva commesso un omicidio». Sono state quindi prodotte le prime ostie che dopo qualche mese, accompagnate da una lettera dei carcerati, sono state portate a papa Francesco che le ha consacrate. È stato soltanto l’inizio: in tempi brevissimi, le particole hanno iniziato a essere richieste da sacerdoti di tante parrocchie. «Da allora le abbiamo inviate sempre gratuitamente, come dono, a decine, centinaia di chiese – spiega Mosca Mondadori –. Ai sacerdoti chiediamo soltanto di spiegare ai fedeli la “storia” di queste ostie, e di come siano state fatte da mani che, come quelle di san Paolo, possono aver sbagliato ma hanno trovato un riscatto. In questo Pane c’è la vita di Gesù e la vita di tante persone, questo Pane testimonia l’unione inscindibile fra Cristo e gli ultimi, i più poveri».

«Il Senso del Pane» ha quindi iniziato a prendere le strade del mondo: la prima richiesta arrivò da padre Antonio Perretta che in Mozambico si occupa della pastorale penitenziaria e a Maputo ha fondato la Casa della Misericordia per il recupero di ex detenuti. Ad Arnoldo Mosca Mondadori confidò il suo desiderio di aprire un laboratorio anche in Africa: «E così andai a bussare alla porta di un amico banchiere, Ennio Doris, e gli raccontai del progetto. Gli si illuminarono gli occhi e mi diede subito la sua disponibilità. “Andiamo dove vuoi”, disse, trovando in ogni luogo dei referenti affidabili. Con il suo aiuto, nel 2019 aprimmo 19 laboratori eucaristici». Ancora oggi la Fondazione Ennio Doris Ets sostiene l’attività dei laboratori eucaristici, insieme alla Fondazione Santo Versace, alla Fondazione Carlo Acutis e alla Fondazione Pedrollo. A oggi, le ostie prodotte – e sono milioni e milioni – raggiungono più di 15mila parrocchie, monasteri, congregazioni religiose in una miriade di diocesi, in Italia e all’estero. E in occasione del Giubileo dei detenuti dello scorso anno, anche papa Leone XIV ha ricevuto e consacrato le ostie provenienti dei laboratori delle carceri di Opera, San Vittore e Bollate. 

Ponti di dignità

Ogni laboratorio eucaristico è pensato come un «luogo-ponte» per guardare al futuro, e per permettere a ciascuno di costruire un concreto disegno di vita e di dignità. In Italia sono presenti nelle carceri lombarde ma anche a Santa Maria Capua Vetere, e presto anche nel carcere di Padova, mentre in Brasile, tra il 2022 e il 2025, sono nati quattro laboratori (il primo a Itauna) in collaborazione con il sistema Apac, un modello di carceri senza polizia e senza armi, fondato sulla responsabilità e sulla fiducia nel cambiamento della persona, ed entro l’anno saranno dodici. In Turchia, un laboratorio offre un’opportunità a donne che provengono dallo sfruttamento e dalla prostituzione, e un centro in Sri Lanka dà lavoro a vedove. Nel nostro Paese il progetto si è esteso anche a comunità di ex detenuti in fase di reinserimento sociale (per esempio a Napoli, con l’associazione Liberi di Volare, in collaborazione con padre Franco Esposito, o a Barcellona, con la Fondazione Obra Mercedaria) e a case-famiglia o associazioni che sostengono persone con fragilità (per esempio a Volpiano, con l’associazione Papa Giovanni XXIII, o a Fabriano, con l’associazione Pace in Terra che aiuta donne vittime della tratta). 

«Di questo Pane hanno bisogno tutti, non soltanto noi cattolici – prosegue Mosca Mondadori –. E ne ho avuto la riprova qualche giorno fa, proprio nel carcere di Bollate. Al laboratorio eucaristico ho incontrato una ragazza neo-assunta: non sapevo nulla di lei. Le ho chiesto che cosa rappresentasse per lei il pane che stava preparando e lei mi ha risposto che vi vedeva un veicolo di consolazione e di perdono. Soltanto più tardi ho saputo che quella ragazza è di fede musulmana, ma nel Pane ha trovato una sua ragione di vita. Del resto, Gesù, quando ha moltiplicato i pani e i pesci, non ha chiesto alle persone di che religione fossero, non ha fatto distinzione, ha sfamato tutti». 

Sotto le bombe

Dove il Pane ha ancora più senso è nei Paesi che soffrono a causa di guerre, crisi umanitarie, povertà estrema: per esempio in Sud Sudan dove, con il vescovo Christian Carlassare e i frati Cappuccini, è stato avviato un laboratorio nel campo di Bentiu che accoglie più di centomila sfollati. La formazione dei nuovi addetti al laboratorio è stata compiuta a distanza da Cristiano, il detenuto con cui si fece partire il primissimo laboratorio a Opera, come per tramandare un messaggio, ma anche una sapienza artigianale. Altri laboratori a cui la Casa dello Spirito e delle Arti è molto legata si trovano in Palestina, a Gaza, presso la chiesa della Santa Famiglia guidata da padre Gabriel Romanelli, e a Betlemme, in collaborazione con le suore del Verbo Incarnato. Pure sotto le bombe, queste attività non si sono mai fermate, e hanno anche ricevuto la visita del cardinale Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme. «Senza Gesù, Gaza sarebbe un inferno – ha ammesso padre Romanelli, in un videomessaggio diffuso per i dieci anni de “Il Senso del Pane” –. L’Eucaristia è il sole di Gaza, e l’altare di Gaza è un altare di pace, dove il Signore ha una presenza sostanziale, viva. Il fatto di aver potuto produrre il Pane eucaristico ha permesso a noi di poter celebrare ogni giorno la Messa, anche tra allarmi, bombardamenti, esplosioni e schegge, e ha dato a tutti i fedeli la possibilità di comunicarsi sempre». Il pane non può mai mancare sulla tavola. E soprattutto questo.

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Data di aggiornamento: 13 Ottobre 2026

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