11 Ottobre 2026

Arandora Star, il dolore e la memoria

Il Parlamento italiano ha istituito per l’11 ottobre di ogni anno la Giornata nazionale in memoria dei 442 italiani periti nell’affondamento del piroscafo britannico silurato da un sommergibile tedesco il 2 luglio 1940.
Arandora Star, il dolore e la memoria

© fox photos / Getty Images

Uomini che lottano con le onde. Molti non sanno nuotare. Si aggrappano a qualche relitto, ma la forza del mare è incontrastabile. Stremati, si lasciano andare. I superstiti, riusciti a imbarcarsi nelle scialuppe, da lontano vedono teste sprofondare, e corpi trascinati chissà dove. «Una scena apocalittica», raccontò scioccato Rando Bertoia alla storica Maria Serena Balestracci. Bertoia, origini friulane, era uno dei circa 200 italiani sopravvissuti al naufragio della nave inglese Arandora Star, avvenuto alle 7 del mattino del 2 luglio 1940. Un giorno di navigazione. I siluri del sommergibile tedesco U-47. L’esplosione. La confusione. Il piroscafo, lungo 163 metri, si inclina e affonda in 35 minuti. Quando, sei ore dopo, arrivarono i soccorsi, c’erano solo cadaveri galleggianti e silenzio.

L’Arandora Star era diretta in Canada con il suo carico di 1.500 prigionieri dai 16 ai 75 anni: tedeschi, austriaci e 707 italiani, molti immigrati da decenni nelle Isole britanniche in cerca di fortuna. Erano ristoratori, carbonari, operai: il loro lavoro era apprezzato. Ma poi l’Italia entrò in guerra a fianco della Germania, e quegli stessi uomini furono classificati come «enemy aliens», cioè nemici, e internati nei campi. «Il vero colpevole è la follia della guerra. Una follia che stravolge tutto, e fa diventare nemici due popoli, italiani e gallesi, integrati da trent’anni – spiega Giuseppe Conti, presidente dell’Associazione Nazionale Arandora Star, sorta, nel 1969, a Bardi (Parma), un paesino di neanche 2mila anime, che in quel naufragio aveva perso 48 concittadini, che arrivano a 90 se si include tutto l’Appennino parmense –. Su quella vicenda per decenni è calato l’oblio perché la responsabilità è comune e la verità scomoda. Gli italiani non potevano parlarne perché, in quanto alleati della Germania, eravamo i nemici. I tedeschi erano coloro che materialmente avevano commesso il fatto. Il Regno Unito aveva messo in mare una nave di prigionieri civili senza le insegne umanitarie». 

Una legge per non dimenticare

Nel naufragio sono morti 442 italiani, originari di quasi tutte le regioni. Con la Legge n. 132 del 16 luglio 2026, il Parlamento italiano ha istituito la «Giornata nazionale in memoria di 442 italiani internati e deportati dal Regno Unito per causa di guerra, periti nel naufragio del piroscafo britannico Arandora Star, silurato da un’unità della Marina tedesca nell’oceano Atlantico il 2 luglio 1940». La Giornata è istituita per l’11 ottobre, data della morte, nel 2013, dell’ultimo sopravvissuto, Rando Bertoia. Primo firmatario della legge, il deputato di Fratelli d’Italia Vincenzo (Enzo) Amich: «Per me si è trattato di dare giustizia alle vittime, ma anche alle loro famiglie che erano state, da un certo punto di vista, “archiviate”. Non hanno mai ricevuto scuse, tantomeno risarcimenti. Ho sostenuto da subito questa legge perché ritengo che finalmente possa sanare un’ingiustizia durata decenni. Questa è la più grande tragedia dell’emigrazione italiana, ed era finita nel dimenticatoio. Nessuna traccia neppure nei libri di storia. Ecco perché abbiamo previsto anche il coinvolgimento delle scuole: gli studenti devono sapere che cosa fu l’emigrazione italiana, quella che andò a buon fine e quella – come in questo caso – che divenne tragedia. Sono molto contento per il fatto che la legge sia stata appoggiata, non solo da tutta la coalizione di centro-destra, ma anche dalle opposizioni, a dimostrazione del fatto che, di fronte a temi importanti, non si guarda agli schieramenti, ma si opera per un fine unico». 

Lo scandalo degli internamenti

Le più felici di questa legge sono le centenarie Graziella Feraboli e Mery Castelli, ultime due figlie ancora viventi di due delle vittime. Loro, come tutti i parenti, hanno contribuito a tenere in vita il ricordo di quel terribile 2 luglio 1940. E, se si è arrivati alla legge, lo si deve alla coscienza familiare, e a una storia tramandata oralmente. Almeno fino al 2000 quando Maria Serena Balestracci, famiglia pontremolese, decide di dedicarsi a ricostruire la vicenda. «All’epoca, se cercavi Arandora Star su Internet, anch’esso agli albori, uscivano nomi di alberghi. Le prime vere notizie le ho trovate all’emeroteca nazionale di Firenze – racconta la storica –. Da lì, grazie al passaparola, sono andata di famiglia in famiglia, fino a conoscere Bertoia, la cui testimonianza è stata fondamentale per ricostruire i fatti». La tesi divenne libro, al quale se ne aggiunse un secondo più completo: Arandora Star – Dall’oblio alla memoria. «Per molte persone è una sorta di Bibbia. Ho inserito lì tutto quello che sono riuscita a trovare. Ho visitato le tombe dei naufraghi in Scozia, in Irlanda. Ho parlato con uno dei marinai del cacciatorpediniere canadese che arrivò in soccorso. E con tante persone che oggi non ci sono più». Dopo l’orrore, la beffa. «I sopravvissuti – riprende Balestracci – furono riportati in Scozia e imbarcati di nuovo per internarli in Australia. Il governo inglese era determinato a deportare fuori dal suolo britannico tutti gli stranieri considerati nemici. Si fermarono solo dopo che la notizia del naufragio iniziò a trapelare. Dall’agosto del ’40 smisero le deportazioni, e cominciarono a internare nel Regno Unito». 

 «A bordo erano tutti maschi – conclude Conti –. Ma l’Arandora Star è anche una tragedia di donne, di quelle che morirono di crepacuore, e di quelle che, rimaste vedove con bambini piccoli, dovettero ricominciare da sole». Oggi questa vicenda comincia a essere raccontata. Tra i libri più recenti, quelli di Chiara Clini e Maura Maffei. E il romanzo La nostra storia (Transeuropa) della scrittrice Alessia Balan, che dà voce alle donne, tra cui Maddalena, alla quale la guerra e la perdita del fidanzato nel naufragio sconvolsero la vita?

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Data di aggiornamento: 11 Ottobre 2026
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