Sant’Antonio Casamenteiro
C’è chi lo ha scoperto con papa Francesco. «Sant’Antonio? Da noi in Argentina si venera tanto. È il patrono delle ragazze che cercano un fidanzato», raccontava Bergoglio a un gruppo di terza superiore di un liceo padovano, il 17 novembre 2017. Già, è popolarmente invocato come casamenteiro Antonio in America Latina, perché avrebbe la facoltà di «accasare». La radice di questa devozione sembra essere un evento miracoloso avvenuto nella Napoli del Seicento – niente di strano: sant’Antonio fu anche patrono di Napoli… ma questa è un’altra storia –, con una donna che non poteva sposarsi, essendo senza dote, finché, affidandosi al Santo, trovò ugualmente marito, convolando a felici nozze.
Sia come sia, in Italia da qualche anno la sigla «Sant’Antonio Casamenteiro» indica una proposta pastorale dei frati conventuali dedicata ai single giovani-adulti – se non adulti proprio, visto che l’età indicata è dai 35 ai 60 anni –. La notizia è che la nuova edizione 2026-2028 è al via in Basilica del Santo a partire dal 17 ottobre (iscrizione obbligatoria all’itinerario completo su www.santantonio.org/santantoniocasamenteiro), un sabato sera al mese fino all’estate, per poi riprendere l’anno successivo con la stessa cadenza, dalla Messa delle 18 alle 22 circa. «L’obiettivo degli incontri è offrire alle persone single un luogo in cui trovare un senso alla vita, la propria vocazione, l’anima gemella», scrivono sul dépliant della proposta gli organizzatori (frati e accompagnatori laici), «nello stile, caro a san Francesco, di ascolto del Vangelo e di condivisione fraterna». Dal 7 novembre partirà anche un’edizione parallela a Brescia, negli spazi del convento di San Francesco (www.sanfrancescobrescia.it).
Per chi sono io?
«Il primo “Sant’Antonio Casamenteiro” si tenne in Basilica il 23 giugno 2018. Si trattava di una santa Messa speciale, nella quale avremmo pregato in modo particolare per i single. Si presentarono in tantissimi! Il successo di quell’edizione e della successiva, nel 2019, ci convinse che davvero potevamo offrire a tante persone in ricerca un percorso di formazione e di condivisione, una proposta pastorale francescana su misura». A parlare così è fra Oliviero Svanera, al tempo rettore della Basilica (oggi è guardiano a Treviso) e fondatore del Movimento francescano fraternità familiari. È lui, insieme a fra Giancarlo Zamengo e ad alcuni animatori laici, a guidare «Sant’Antonio Casamenteiro», «che, dopo quelle prime esperienze, si strutturò nel biennio attuale – prosegue fra Oliviero –. All’inizio registrammo 200 iscritti, ma in media in questi anni sono stati circa in 130-140, con un calo nel corso del biennio, verso la fine del percorso. È fisiologico. Il primo anno è dedicato alla riconciliazione con se stessi, con la propria storia personale, mentre il secondo è incentrato sulle relazioni».
Il testo di riferimento per i partecipanti è nato proprio dall’esperienza con i single e si intitola Si quaeris amare. Tredici meditazioni per single, coppie e cercatori d’amore (Emp, 2021), autore fra Svanera stesso, con introduzione di fra Alberto Tortelli. Efficace la sintesi: Si quaeris, se cerchi, se vuoi. L’inno antoniano di Giuliano da Spira del 1235 completava questa ricerca con «miracoli» e «cose perdute»; qui invece c’è un verbo, amare. Un’azione, non un oggetto. Un mettersi in moto, innanzitutto. Perché si può anche non cercare, e allora, guarda un po’, non si troverà… Scrive fra Oliviero: «È la mancanza d’amore il vero vulnus dell’uomo moderno che, suo malgrado, mentre esalta la soggettività individuale in vista di una propria autorealizzazione, si consegna spesso alla solitudine affettiva ed esistenziale».
«Chi si iscrive a Sant’Antonio Casamenteiro presenta vissuti i più disparati. Spesso ha un buon livello di successo professionale, ma vive il tarlo pesante della solitudine. Non ci nascondiamo dietro un dito: l’idea di “accasarsi” c’è, ma non per questo siamo un’agenzia matrimoniale. Un obiettivo può essere la ricerca della cosiddetta “anima gemella”, ma poi noi abbiamo aggiunto altri obiettivi, che possono essere la vocazione, o un senso alla propria vita. In partenza, non classifichiamo in maniera gerarchica le motivazioni. Partiamo piuttosto da un quesito: che senso ha la mia vita? Per cosa vivo? O, meglio ancora, come papa Francesco nella Christus vivit invitava a domandarci: “Per chi sono io?”».
A scorrere il programma del primo anno di incontri, è chiaro che le domande, tutte prese dalle Scritture, sono centrali e susseguenti: Che cosa cercate? Quanti pani avete? Perché avete paura? Avete visto l’amore dell’anima mia? Chi è il mio prossimo? Interrogativi che vogliono intercettare – anche questa sigla la ricaviamo dal programma – persone dalla «singolitudine inquieta», che vogliano mettersi in gioco. Commenta fra Oliviero: «Al primo incontro, sono solito spegnere alcuni facili entusiasmi. Ai presenti chiedo: “Davvero credete che se non trovaste l’anima gemella, la vostra vita non avrebbe senso? E che invece l’avrebbe, se solo la trovaste? Se così fosse, carichereste quella donna o quell’uomo di una responsabilità enorme, della vostra esigenza di felicità. Ma è un’illusione, una felicità che non esiste. Starei chiedendo all’altro di essere perfetto, onnipotente, senza limiti, condizione che ovviamente non vive, perché anche lui o lei è fragile come me. Sbaglieremmo bersaglio, drammaticamente. Invece, noi sappiamo che la felicità trascende la nostra umanità…”».
Incontrarsi da adulti cristiani
Non esiste un percorso che automaticamente generi determinati risultati, ma alcuni esiti della frequentazione di «Sant’Antonio Casamenteiro» testimoniano la bontà dell’iniziativa. Certo, ci sono coppie che si sono formate, non necessariamente all’interno del gruppo che magari ha solo permesso di sbloccare energie e aprire orizzonti. Perché, alla fine, il nocciolo ha a che fare con la conversione, la disponibilità, la nuova consapevolezza, la crescita umana e cristiana che mostra la bellezza di una vita amata da Dio. Racconta Giuseppe (nome di fantasia), 49 anni, al termine del biennio: «Per guarire dalle ferite fisiche ci vuole tempo e cura, per guarire dalle ferite dell’anima ci vogliono tempo e parole. Parole che siano di consolazione, di relazione, di confronto, di condivisione, di consegna e affidamento. Il cammino del Casamenteiro è un luogo dove posso ascoltare parole che, se accolte, mi aiutano a dare senso e significato alla vita, indipendentemente dal fatto che il mio stato vocazionale possa trovare compimento in uno degli stati “canonici” o meno. Affinché la parola che mi è offerta possa trovare spazio, dove germinare e crescere. Il Casamenteiro è anche un luogo dove posso consegnare ad altri la mia storia, così che quella storia non determini più il mio presente e soprattutto il mio futuro, fiducioso che chi l’ascolterà s’impegnerà a rispettarla e a custodirla».
Al termine del biennio, in molti partecipanti rimane il desiderio di continuare ma… come? «Dalla frequentazione del Casamenteiro – rivela fra Oliviero Svanera – sono nate alcune fraternità di single che si incontrano periodicamente e in autonomia intorno alla Parola di Dio, per proseguire il cammino con lo stile francescano che hanno sperimentato nel biennio, da adulti cristiani, prendendo in mano la propria storia, senza sprecare la bella esperienza di Chiesa fatta insieme».
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