Antelami, lavoro e redenzione

Faccia a faccia con il ciclo dei Mesi e delle Stagioni di Benedetto Antelami. L’occasione è la mostra al Battistero di Parma (ma anche al Museo diocesano e nella Cattedrale).
07 Gennaio 2021 | di

Coltello alla mano destra, un grappolo d’uva stretto nell’altra. Di sicuro questo signore intento a vendemmiare non vi è del tutto sconosciuto. Con tutta probabilità, l’avete già incontrato nei libri di storia dell’arte o magari in qualche enciclopedia. Una cosa è certa però: faccia a faccia con lui non siete mai stati. Perché fino a poco tempo fa il nostro «eroe» se ne stava incastonato tra le prime logge del Battistero di Parma. Almeno fino allo scorso settembre, quando questo contadino che porta il nome di Settembre ha traslocato al piano terra assieme ai suoi fratelli Mesi, all’Inverno e alla Primavera. Merito dell’esposizione «Antelami a Parma. Il lavoro dell’uomo, il tempo della terra», che ha portato i capolavori dello scultore lombardo (Val d’Intelvi, 1150 circa – 1230 circa) a portata di visitatore. Aperta il 12 settembre, ma chiusa poche settimane dopo a causa del covid-19, ora la mostra attende il suo pubblico… 

Battistero

Strutturata in tre nuclei, la mostra dedicata a Benedetto Antelami è un viaggio nell’arte, ma anche nella storia e nella cultura italiana. Si parte appunto dal Battistero di Parma, la cui costruzione voluta dal vescovo Bernardo II venne affidata a partire dal 1196 proprio all’Antelami. In quell’edificio a pianta ottagonale, che racchiude un fonte battesimale monolitico, il maestro progettò il ciclo dei Mesi e delle Stagioni, ma morì prima di concluderlo (mancano l’estate e l’autunno). Scolpite su calcarenite organogena vicentina, le quattordici statue esposte raffigurano contadini, ma anche nobili più o meno giovani, alle prese con lavori stagionali. Lungi dall’essere una condanna derivante dal peccato originale, il lavoro diventa così – complice la pietra – uno strumento nelle mani dell’uomo per collaborare al progetto della Creazione. Attraverso il materiale, Antelami riesce dunque a narrare il trascendente in un’ottica teologica tipica della tradizione patristica.

Museo diocesano

Il viaggio nell’arte di Benedetto Antelami prosegue nel Museo diocesano di Parma, dove sono custodite altre sei statue inizialmente concepite per l’ingresso nord del Battistero. Sia il Re Salomone che la Regina di Saba riportano ancora oggi tracce di policromia. La loro regalità rimanda a modelli francesi e orientali. Come del resto l’eleganza dei due profeti Davide e Natan (o forse Bacuc) e quella degli arcangeli Gabriele e Michele. A rendere ancora più interessante quest’ultimo personaggio, il fatto che sia un’opera di reimpiego proveniente dall’antica Parma romana.

Cattedrale

L’ultima tappa del nostro viaggio virtuale è la Cattedrale di Parma che, a partire dal 1178, fu investita da un rinnovamento per volere del vescovo Bernardo II. Fanno parte di questa campagna di lavori il pontile sulla fronte del transetto (i quattro leoni che sorreggevano le colonne ora si possono ammirare al Museo diocesano) e le tre tavole con cui doveva essere decorato. Di queste ultime tre solo una è sopravvissuta ai secoli: La Deposizione della Croce, un bassorilievo marmoreo di 110 × 230 ora conservato nel transetto destro della Cattedrale. Una scena tratta dal Vangelo di Matteo che mescola all’iconografia canonica della Crocifissione e della Resurrezione simboli classici. La redenzione generata dal sacrificio di Cristo è l’unica via, sembra volerci ricordare l’Antelami. L’unica via verso l’equilibro armonico del progetto divino. Un progetto in cui l’uomo, con il suo lavoro e la sua dignità, è senza dubbio al centro.

 

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Data di aggiornamento: 07 Gennaio 2021
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