Aria di felicità

La ricerca della felicità è qualcosa di immenso su cui riflettere, forse l’essere umano lo fa dalla notte dei tempi.
28 Giugno 2021 | di

Mesi fa ho ricevuto una mail da una studentessa laureanda, la quale era interessata a farmi un’intervista. Non si trattava di molte domande, ma l’argomento era veramente vasto: la felicità, in particolare la felicità delle persone con disabilità. Il tema mi ha intrigato molto e ho cercato di dare risposte, pur sapendo di «viaggiare in mare aperto».

Tuttavia, non mi sono soffermato nello specifico sulla felicità delle persone con disabilità: nonostante essa sia – come l’ho definita nell’intervista – una «super fragilità», credo che le fragilità appartengano a tutti.

La ricerca della felicità è qualcosa di immenso su cui riflettere, forse l’essere umano lo fa dalla notte dei tempi. Per rispondere a queste importanti domande, mi sono soffermato su alcune questioni a me care e vicine: la relazione con l’altro/a, i limiti che incontriamo nella vita e i piccoli piaceri quotidiani.

Certamente ognuno/a di noi si trova a riflettere sulla propria vita e sulla propria felicità. Tali riflessioni sono molto personali, ma la nostra felicità è legata agli altri e alle altre più di quanto immaginiamo. Citando Aristotele, «l’uomo è per natura un animale sociale» (Politica, Laterza, 2007).

Viviamo dentro e attraverso la socialità, c’è chi ha più bisogno dell’altro/a, chi meno e ciascuno/a per cose diverse, ma il desiderio e la gioia dell’incontro rimangono.

In questo contesto, la felicità dell’altro/a ci fa stare bene, infatti, come ho spiegato nell’intervista, «noi siamo il frutto di quello che respiriamo intorno a noi. Se respiriamo aria pulita e tranquilla, i nostri polmoni stanno meglio».

La felicità può essere fluida e contagiosa! Viviamo sempre in relazione e, come ho detto rispondendo a un’altra do­manda della studentessa: «Abbiamo sempre bisogno di qualcuno/a che si relazioni a noi, perché la felicità è relazione con l’altro/a, ma è anche non avere paura della diversità dell’altro/a, in quanto individuo originale». Non avere paura della diversità è allora il superamento di un grande limite alla gioia.

Tale discorso può portarci verso grandi e complesse riflessioni. Vorrei soffermarmi, invece, su qualcosa che ha a che fare con le piccole gioie quotidiane.

A tal proposito, nell’intervista ho risposto così alla domanda su cosa mi rendesse felice: «Sono felice quando della sana ironia mi fa ridere, quando a tavola si mangia un buon piatto succulento, meglio ancora se accompagnato da un buon bicchiere di vino bianco, fresco e frizzante!».

I piccoli piaceri quotidiani danno il gusto di vivere, danno l’opportunità di osservare da vicino ciò che hai e di trarne tutto il meglio possibile. Questa gioia è quasi impercettibile, fa parte di tutto ciò che a volte diamo per scontato.

Per dirla con le parole del grande poeta Fernando Pessoa: «Quasi anonima sorridi / e il sole indora i tuoi capelli / Perché per essere felici / è necessario non saperlo?» (Archivio Pessoa). È proprio così, a volte non ci rendiamo conto della felicità o non vediamo ciò che può farcela cogliere. E voi quando capite di essere felici? Scrivete a claudio@accaparlante.it oppure sulle mie pagine Facebook e Instagram.

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Data di aggiornamento: 28 Giugno 2021

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