Babbo «Ryan» Natale

A lui chiediamo il dono di non voltare le spalle a nessuno, di non passare oltre, ma di prenderci cura di chi è in difficoltà e offrigli un progetto di vita.
21 Dicembre 2020 | di

Caro Babbo Natale, chissà quanti bambini ti avranno già spedito le loro lettere, e quanti bei doni porterai a ognuno di loro! In realtà, non volevo scrivere a te personalmente, ma alle tue fedeli compagne di viaggio: le renne! Questo perché sono convinto che senza di loro non potresti portare a termine la tua missione, e infondere così gioia e pace in tutto il mondo!

Ma parlando di te, del Natale e delle tue curiosissime partners, mi è subito venuto in mente uno dei più recenti capolavori di Banksy – come saprai, noto esponente della street art mondiale, apprezzato per la sua sagace capacità di veicolare messaggi potenti attraverso opere fuori dagli schemi – che negli ultimi tempi ha rivoluzionato l’immaginario collettivo della marginalità. Mi riferisco a God bless Birmingham, murales di straordinaria autenticità, dove vengono raffigurate – ebbene si, proprio loro! – due renne mentre trainano una panchina della nota cittadina inglese su cui giace un senzatetto di nome Ryan. Sul profilo ufficiale Instagram dell’artista, la didascalia sottostante al video dell’opera racconta come i passanti abbiano reagito alla vista di Ryan, offrendogli una bevanda calda, due tavolette di cioccolata e un accendino. Così Banksy, oltre a porre l’accento sulle precarie condizioni in cui versano i senzatetto nei mesi più freddi dell’anno, dà uno schiaffo morale al nostro modo di pensare e al controverso mondo della politica, poiché anche gli «ultimi», che non dovrebbero essere emarginati – come ci ricorda sempre papa Francesco –, possono portare doni a tutti, arricchendoci nel profondo.

Lo scrittore Roberto Saviano – nel corso di Che tempo che fa,  trasmissione in onda su Raitre – ha fatto riferimento a uno dei principi fondanti dell’enciclica Fratelli tutti di papa Francesco: quello di «fratellanza, che non è solo un atto di generosità dei buoni, ma [… ] è l’unica condizione di esistenza della società civile, altrimenti ci sarà sempre e solo un conflitto perenne, dove non ci sarà nessun vincitore ma solo sconfitti». «Il racconto più bello che prova tutto questo – continua Saviano – viene riportato quasi come una leggenda ed è attribuito a Margaret Mead, un’antropologa americana che durante una sua lezione […] tirò fuori da una teca un femore umano con il segno di una frattura rimarginata. Lo mostrò ai suoi studenti e disse che nelle società primitive il primo vero segno di civiltà fu proprio un femore curato. Questa storia [...] è stata così tanto condivisa perché riesce a mostrare in maniera molto semplice che l’aiuto reciproco è il fondamento dell’unica civiltà possibile».

E quindi, care renne, sorge spontanea una domanda: quali sono i regali che potrebbe portare un «Ryan» nelle nostre dimore? Sicuramente la possibilità di non voltare le spalle a nessuno, di non passare oltre, come dimostrano la parabola del Buon samaritano e l’aneddoto sulla Mead, che invitano a prendersi cura di chi è in difficoltà, a offrirgli un progetto di vita. E voi chi aspettate: Babbo Natale o Ryan? Io intanto vi auguro un buon Natale e felice anno nuovo! Scrivete a claudio@accaparlante.it e sulla mia pagina Facebook o Instagram.

 

Prova la versione digitale del «Messaggero di sant'Antonio»! 

Data di aggiornamento: 21 Dicembre 2020
Lascia un commento