25 Aprile 2026

Cambiare strada

Anche alle coppie e alle famiglie, i discepoli di Emmaus mostrano che nessuno è condannato a sostare nello sconforto. Ma per convertirsi, bisogna voler mutare testa, cuore e meta.
Cambiare strada

© Margherita Allegri

«Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei discepoli erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: “Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?”. Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: “Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?”. Domandò loro: “Che cosa?”. Gli risposero: “Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo […]”. Disse loro: “Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”. E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”. Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: “Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?”. Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme […]» (Lc 24,13-35)

Sulla strada verso Emmaus cammina una coppia. Sappiamo che lui si chiama Clèopa; dell’altro viandante non conosciamo il nome, ma ci piace immaginarlo come sua moglie. Sono il ritratto della delusione: tornano a casa con il cuore pesante, lasciandosi alle spalle i sogni infranti di Gerusalemme. L’amarezza di questi discepoli riflette lo sconforto che spesso abita le nostre famiglie. È la ferita che nasce quando le nostre aspettative si infrangono contro la scogliera della realtà:
- Un figlio che non s’impegna nello studio come speravamo.
- Il senso di solitudine quando i genitori sembrano ignorare i nostri bisogni per privilegiare altri.
- Amici di una vita che spariscono senza una spiegazione.

All’alba del matrimonio sognavamo un amore grande e un’intesa perfetta; dopo vent’anni, ci ritroviamo a gestire fatica, crisi e problemi quotidiani, chiedendoci dove sia finita la bellezza iniziale. Persino la fede può sembrare una promessa mancata: avevamo messo Dio a fondamento della casa, eppure la nostra relazione ci appare a volte malconcia e dolorosa.

I discepoli di Emmaus, inizialmente tentati di tornare alla «vita di prima» (quella del puro sopravvivere), ci insegnano invece un percorso di guarigione in sei tappe:

1. Il confronto (Parlarsi): nonostante la tristezza, i due parlano tra loro. Questo desiderio di capire e rielaborare è l’inizio della salvezza: dare voce al dolore è il primo, necessario passo.
2. L’ascolto (Aprirsi all’Oltre): mentre discutono, si accosta un terzo personaggio. Questo «straniero» li invita a smettere di rimuginare sulle proprie elucubrazioni per aprirsi a una prospettiva nuova, illuminata dalla Parola di Dio.
3. Il desiderio (Trattenere la luce): dopo aver ascoltato, nasce in loro il bisogno di non perdere quella compagnia che scalda il cuore. Non è più lo straniero a cercarli, sono loro a invitarlo: «Resta con noi».
4. L’esperienza (Spezzare il pane): invitandolo a tavola, la coppia passa dal concetto alla vita. Partecipano al suo mistero e, nello spezzare il pane, condividono non solo un pasto, ma un’esistenza nuova.
5. La consapevolezza (Riconoscere l’ardore): gli occhi del cuore finalmente si aprono. Riconoscono la bellezza non perché l’hanno capita intellettualmente, ma perché ne hanno fatto esperienza: «Non ardeva forse il nostro cuore?».
6. La missione (Testimoniare): L’ultimo passo è il ritorno. Tornano sui propri passi, ma con occhi, cuore e direzione totalmente mutati, per annunciare che la gioia è possibile.

I discepoli di Emmaus ci mostrano che non siamo condannati a sostare nello sconforto. La conversione è questa: cambiare testa, cuore e meta. Buon cammino di conversione a tutte le coppie in questa Pasqua. Che possiate ritrovare, lungo la strada, il fuoco che rende nuova ogni cosa.

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Data di aggiornamento: 25 Aprile 2026
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