15 Aprile 2026

Giustizia, gratitudine e gratuità

Nei vangeli, Gesù parla di debiti o usa immagini «economiche» per riferirsi ad altro, spesso al perdono dei peccati. Ricordandoci al contempo di non attaccare il nostro cuore al denaro o ai beni.
Giustizia, gratitudine e gratuità

© SABELSKAYA / GETTY IMAGES

«Non sappiamo se colui verso il quale il buon samaritano ha agito mosso da compassione si sia mostrato a sua volta riconoscente. Sappiamo invece che Gesù, dopo aver guarito i dieci lebbrosi, ha avuto parole di apprezzamento verso uno di loro che era tornato a ringraziarlo. Personalmente, ho avuto compassione verso una persona che si trovava in difficoltà economiche. Diversi anni fa, gli ho prestato una somma di un certo rilievo con l’impegno scritto di rimborsarmi dopo un anno con un piccolo interesse, come era suo desiderio. Finora di quella somma mi ha restituito una piccola parte e oltretutto, per sua decisione, da anni non mi ha corrisposto neppure il piccolo interesse. Oltre al danno anche la beffa: ogni volta che mi incontra mi dice che mi darà “tutto”, senza poi darmi neppure un centesimo. Ho scritto per dire che nel fare il bene, quale che sia la forma, dobbiamo mettere in conto che il beneficiato possa essere del tutto irriconoscente e persino approfittatore; perciò, quel che si dà e quel che si fa deve essere dato e fatto in assoluta gratuità e per solo amore verso il Signore (gratis et amore dei, come si diceva una volta) nella certezza che il Signore ce ne dà e ce ne darà la ricompensa». 

Lettera firmata

 

È difficile gestire bene situazioni in cui si presenta un’ingiustizia. Anzitutto, però, se c’è un accordo, esso va onorato: anche nella Bibbia, spesso si parla di giustizia sociale, che si basa sul rispetto reciproco e sul mantenere le promesse. Il caso di cui il lettore parla non è tanto questione di gratitudine o di riconoscenza: magari, in realtà, questa persona è grata per il favore ricevuto. Il problema è che ha promesso di restituire e non lo sta facendo: il suo temporeggiare è sgradito e facilmente diventa sinonimo di ingratitudine… certo, ci possono essere condizioni che impediscono la restituzione, ma perché non far chiarezza, allora? Nelle situazioni concrete, ogni volta che diamo qualcosa a qualcuno, non siamo più padroni di quello che abbiamo dato (a meno che non ci siano delle condizioni chiare, che però non è scontato che siano rispettate).

Nei vangeli, Gesù non parla molto di situazioni di questo tipo; quando usa delle immagini “economiche” è spesso per riferirsi ad altro, non ai soldi direttamente. Pensiamo alla parabola del servo il cui debito esorbitante viene condonato dal padrone (Mt 18,21-35): in realtà, Gesù non vuol parlare dei debiti economici, ma si riferisce al perdono dei peccati. Anzi, quando Gesù viene interrogato su questioni riguardanti i beni o le ricchezze, mette sempre in guardia dal rischio che c’è di attaccare il cuore a queste cose. Un esempio è l’episodio del tale ricco che alla richiesta di lasciare tutto se ne va triste perché «aveva molti beni» (cfr. Mc 10,17-27); oppure quando viene chiesto a Gesù un parere sull’eredità di due fratelli, e lui risponde invitando a evitare la cupidigia, perché «anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede» (cfr. Lc 12,13-21). 

Prova la versione digitale del «Messaggero di sant'Antonio»! 

Data di aggiornamento: 15 Aprile 2026
Lascia un commento che verrà pubblicato