30 Giugno 2022

Carità è relazione

Nella carità non ci sono solo una persona che dona e una che riceve. La carità è un sistema di bene in cui chiunque può essere raggiunto e aiutato a realizzare la propria umanità.
Carità è relazione

© JeSuisLAutre

Carità e Vangelo: riproponiamo il binomio rievocato il mese scorso, soffermandoci sul tema dell’azione caritativa. Anzitutto è opportuno ricordare che i due aspetti sono intimamente connessi: la parola anima il gesto di cura e di attenzione, ne dà significato; allo stesso tempo l’azione rende concreto quanto viene detto e annunciato. Questo segue la dinamica dell’Incarnazione: Gesù Cristo è la Parola che si fa carne, concretezza.

Pure sant’Antonio, nella sua vita, non si è limitato a predicare, ma si è messo in gioco, coinvolgendosi nella realtà del suo tempo. La sua passione per l’umanità l’ha portato a incontrare gli emarginati e le persone più in difficoltà nella società: i poveri, i carcerati, gli indebitati. Tutto ciò attraverso azioni concrete, come la lotta contro l’usura che ha avuto un impatto sociale notevole per Padova, portando alla modifica di una legge contro i debitori senza colpa.

Ma il primo gesto di carità che Antonio ci insegna è quello di riconoscere la dignità dell’altro, della persona che abbiamo di fronte. Ancor prima di fare qualcosa per lei, è necessario fare spazio nella nostra vita a un altro che non siamo noi: sì, perché spesso siamo talmente presi da noi stessi che l’altro non trova posto e nella relazione con noi «è allo stretto» (cfr. 2Cor 6,12). In Antonio, invece, riconosciamo la capacità di farsi vicino a qualsiasi persona, incontrandola lì, nella condizione in cui si trova: per questo è invocato un po’ per qualsiasi cosa (talora a sproposito, chiedendogli di sostituirsi al nostro impegno), con la fiducia di aver di fronte qualcuno che si prende cura di noi. Proprio il tratto del «prendersi cura» è una delle cifre fondamentali del Vangelo ed esprime in modo concreto la carità.

Per questo, un’attività che da sempre è legata al «Messaggero di sant’Antonio», voluta dai frati per continuare l’opera del Santo, è la Caritas sant’Antonio. A partire dalla metà degli anni ’70 essa segue progetti, sempre ben valutati e mirati, per dare un aiuto concreto che cerca di rispondere alle situazioni più difficili, con uno sguardo ampio, attento anche a realtà spesso dimenticate. Progressivamente è passata dal sostenere la semplice assistenza a favorire la creazione di modelli di sviluppo per affrontare situazioni di crisi: guerra, carestia, fame, senza scordare emergenze vicine a noi, in Italia.

Attraverso il nostro mensile noi ne seguiamo i progetti, raccontando le iniziative e il loro svolgimento e fornendo ogni anno un resoconto di quanto si è potuto concretamente fare. Il fine della carità non è quello di risolvere tutti i problemi del mondo: se ci pensiamo bene, anche Gesù, al suo tempo, non ha guarito tutti i malati di Israele. Piuttosto, il punto decisivo è creare una rete di relazioni, un sistema di bene in cui ciascuno possa essere raggiunto e messo in grado di realizzare la propria umanità. La carità, che trova la sua sintesi nel comandamento dell’amore, non si compie nel rapporto tra un donatore e un ricevente, ma chiede di diventare riconoscimento e scambio reciproco.

Prima di concludere, una spiegazione dovuta ai nostri lettori. La situazione critica del nostro tempo, in particolare l’aumento vertiginoso dei costi delle materie prime (soprattutto della carta), ci ha portato a compiere delle scelte concrete, nella fattispecie la riduzione del numero di pagine della nostra rivista. L’abbiamo fatto cogliendo anche queste circostanze come occasione e sfida per continuare a raccontare le vicende del nostro mondo con uno sguardo cristiano e francescano, utilizzando al meglio lo spazio che ci è concesso.

 

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Data di aggiornamento: 30 Giugno 2022
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