Come Cristo ama l’umanità
«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”» (Gv 14,15-21)
Gesù non lo vediamo più, eppure vive e lo possiamo vedere. Sembra un assurdo, eppure continuiamo a farne esperienza come comunità di credenti. Non possiamo più toccare il Gesù di Nazaret storico, vissuto duemila anni fa, ma lo possiamo incontrare nei fratelli e nelle sorelle vicini a noi, che operano secondo la forza vitale del suo Spirito. Lo riconosciamo perché, in colui che osserva i suoi comandamenti, abita la sua presenza e in lui abita il Padre. Ci sono due requisiti perché questa sua presenza in noi possa realizzarsi: amarlo e osservare i suoi comandamenti. Quali sono i suoi comandamenti? «Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi» (Gv 13,34). Tutto, insomma, ruota attorno all’amore: Lui ci ama, noi amiamo gli altri, e noi e gli altri amiamo Lui.
A noi che ci siamo sposati in Chiesa, questo amore non solo è stato donato singolarmente nel giorno del battesimo, ma è andato a fecondare anche la nostra relazione. Noi sposi abbiamo la nobile missione di rendere questa Parola un’esperienza viva: rendere visibile al mondo la presenza di Cristo attraverso il nostro modo di amarci come coppia. Possiamo farlo non sentendoci soli in questa opera meravigliosamente complessa, ma contando sulla presenza di Cristo e del Padre in noi, nel nostro partner e nella nostra relazione.
Per esperienza diretta sappiamo, però, che in noi non abita solo il Paràclito, ma vi albergano pure forze opposte a quell’amore incondizionato, gratuito e meraviglioso che Cristo ha riversato su di noi affinché lo ridonassimo al coniuge e ai nostri figli. In noi abitano anche paure, egoismi, egocentrismi, debolezze, limiti e inganni che ci allontanano dal desiderio di amare «al modo di Cristo». È bene imparare a riconoscere ciò che si oppone alla verità dello Spirito, catalogarlo come tale e tollerarne la presenza senza assecondarne le richieste. Possiamo invocare il nostro «mirabile Consigliere interno» per vagliare, alla luce della sua grazia, i nostri stati emotivi, le risposte agli stimoli ambientali, le nostre scelte e il modo in cui ci poniamo verso il coniuge, orientando tutto al desiderio del Padre.
Proviamo a esemplificare con un paio di scenari tipici in cui una coppia può esercitare il discernimento invocando lo Spirito, invece di reagire istintivamente. Mettiamo che due sposi litighino spesso per la gestione del tempo libero e dei soldi, e che entrambi si sentano privati della propria libertà, reagendo con durezza. In questo caso, la tentazione sarà quella di difendere i propri diritti, facendo a gara a chi abbia fatto più sacrifici o usando il silenzio come punizione. Se invece ognuno si domandasse: «Signore, che cosa stai cercando di portare nel mio cuore attraverso questa tensione?», lo Spirito potrebbe ispirare una «sottomissione vicendevole» (Ef 5,21) che non significa subire, ma farsi servi della gioia dell’altro, arrivando poi a chiedersi insieme: «Questa spesa o questa attività aiuta la nostra comunione o ci isola?».
Un’altra possibilità è quella di ritrovarsi a vivere un periodo di piattezza, in cui manca l’entusiasmo e uno dei due si sente tentato di cercare «vita» altrove (lavoro eccessivo, amicizie ambigue o distrazioni). In questo caso, umanamente, verrebbe da pensare che l’amore sia finito perché non si «sente» più nulla. Ma se i coniugi volgessero lo sguardo verso l’alto chiedendosi: «Padre, quale nuovo livello di amore vuoi che impariamo in questo deserto?», lo Spirito Santo potrebbe ispirarli a una nuova creatività affettiva, scegliendo di passare dall’emozione alla decisione: investire tempo nella preghiera di coppia, mettersi insieme al servizio della comunità o farsi accompagnare spiritualmente. In questo modo l’amore non dipenderà più dagli stati umorali, ma dalla scelta attiva di amarsi. Abbiamo in noi un «mirabile Consigliere interno»: alleiamoci con Lui e alleniamo il nostro amore a farsi simile a quello di Cristo, affinché chi vede una coppia di sposi possa dire: «Ecco come Cristo ama l’umanità!».
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