16 Marzo 2026

Come interpretare la Bibbia?

È una questione fondamentale per ogni credente. Perché il «Dio degli eserciti» si può comprendere solo in relazione al tempo in cui vivevano gli umani per cui quell’immagine è stata utilizzata. Per noi cristiani, invece, il centro è Gesù Cristo.
Come interpretare la Bibbia?

© Olga Kurbatova / Getty Images

«Buongiorno, la lettura di un brano dell’Esodo riguardante la conquista della regione di Canaan operata con la violenza da parte degli Ebrei mi ha causato un profondo disagio. [...] Mi resta irrisolto il problema della lettura di testi sacri che giustificano in nome di Dio violenze e sterminii nella situazione culturale di oggi, assolutamente diversa, in cui il rifiuto della guerra è molto forte e la pace è considerata valore fondamentale. In che misura possiamo ritenerli vitali e per noi fonte di ammaestramento?».
Un lettore

La questione è molto interessante e delicata: in che modo interpretare la Bibbia? Un punto fondamentale, per una lettura cristiana, è individuare quali sono le chiavi di lettura che permettono una corretta interpretazione. Chiaramente, se Dio ha mandato il suo Figlio Gesù in persona in mezzo a noi, anzitutto è a lui che dobbiamo guardare. E Gesù di certo non propone la guerra come soluzione, né la vendetta... al contrario, dice addirittura di amare i nemici. 

Come leggere quei passi in cui Dio invita a sterminare altre popolazioni (passando a fil di spada l’intera popolazione)? Inorridiamo di fronte a questo. Com’è possibile che troviamo questi testi? Dio davvero ha chiesto questo? In quel contesto storico, avvenivano stermini di quel tipo (e sappiamo che ne sono avvenuti ancora altri nella storia) e la contrapposizione tra due popoli era anche un conflitto tra i rispettivi dèi. Nel caso particolare di Israele, Dio è l’unico vero e gli altri presunti dèi non sono che idoli. E la questione fondamentale che attraversa tutta la storia di Israele raccontata nell’Antico Testamento è proprio quella della fedeltà all’unico Dio, il Signore. Egli, che ha fatto un’alleanza con il popolo (al tempo di Mosè), non tollera la sua infedeltà: Israele è consacrato a Lui e (in accordo con la concezione del tempo) non deve contaminarsi. Tutto ciò che è legato agli idoli, va sterminato. Già nei secoli vicini a Gesù questo non era più praticato né osservato alla lettera, come tante altre prescrizioni secondo le quali qualcuno doveva essere messo a morte per i suoi peccati (ad esempio, per l’adulterio). 

Ma che cosa possono dirci oggi questi testi? Una interpretazione di tale atteggiamento di Dio è che Egli non è mai connivente con il male, non scende a compromessi con l’iniquità. E ci invita a non lasciare in noi nemmeno una radice del male che abbiamo riconosciuto come tale. Stando attenti, però, come insegna Gesù nel Vangelo, a non strappare anche la pianta di grano buono insieme alla zizzania. 
Su questa linea si situa anche la lettura spirituale spesso ripresa dai Padri della Chiesa: la battaglia contro l’idolatria è innanzitutto 
un combattimento spirituale, che richiede forza e decisione per essere condotta. Gli idoli sono subdoli e difficilmente possono essere sradicati totalmente dalla nostra vita... eppure, se rimane anche poco di essi, sono un continuo rischio per il nostro cammino cristiano.

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Data di aggiornamento: 16 Marzo 2026
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