Eucaristia al centro e Antonio come modello
Nell’ambito della Tredicina, la preghiera tradizionale che accompagna i devoti nei tredici giorni precedenti la festa di sant’Antonio, domenica 7 giugno, solennità del Corpus Domini, la celebrazione delle ore 18 è stata presieduta dal cardinale di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana Matteo Maria Zuppi.
«Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui, ci ricorda Gesù in questa festa» ha esordito Zuppi nel corso dell’omelia e ha ricordato come in un momento di crisi, di incertezze e di solitudini così diffuse come quello attuale, queste parole rappresentino per tutti una vera speranza. Non solo. «Esse – ha proseguito il prelato – ci aiutano a comprendere il mistero dell’amore di Dio e ci stimolano a cercare ciò che non finisce e che rende eterna la nostra vita sin da oggi». «Il legame che ci unisce al Signore è più forte del nostro peccato» ha ribadito l’alto prelato e quel legame si rinnova specialmente nell’Eucaristia, che non è certamente garanzia di risoluzione dei nostri problemi, ma presenza del corpo di Gesù con noi, un corpo che ci dà forza e di cui noi e il mondo intero abbiamo bisogno oggi più che mai.
Per questo, ha ricordato ancora il cardinale di Bologna, l’Eucaristia ci fa entrare nel profondo della storia, la nostra storia personale e quella del mondo. Un messaggio, questo, ha sottolineato il cardinale Zuppi, che non è di immediata comprensione: per comprenderne fino in fondo la portata dobbiamo metterci anche noi in un’ottica di amore. «L’amore, anche con Dio, funziona solo se c’è questa chimica», generata da un amore vicendevole di cui Antonio si è fatto modello ed esempio, ricordandoci che sempre «l’amore chiede amore» per essere davvero compreso e farci sentire a nostra volta compresi.
La festa del Corpus Domini ha ripreso il presidente della Cei «viene idealmente completata dalla domenica della Parola (che si celebra a fine gennaio, ndr) e dalla giornata dei Poveri (istituita da papa Francesco nella XXXIII domenica del Tempo ordinario, che cade in genere la terza domenica di novembre, ed è affidata alla protezione proprio di sant’Antonio, ndr)». Queste tre feste si completano, perché ci mostrano come possiamo venerare davvero il Corpo di Cristo: nella sua Parola e nei fratelli più piccoli, anche se molto abbiamo ancora da imparare in tal senso.
«L’Eucaristia – ha insistito ancora Zuppi – ci aiuta a entrare nell’amore di Gesù, a sentirlo presente nella nostra vita». Ci aiuta a coltivare una spiritualità incarnata, perché solo uno sguardo spirituale ci permette di capire in modo profondo la storia. Ci permette di essere davvero fratelli che sanno condividere oltre al pane del cielo anche il pane della terra con i più piccoli. «L’Eucaristia ci insegna a curare le nostre relazioni, a pensarci insieme, come ha ricordato anche papa Leone XIV: l’Eucaristia è prossimità di Gesù e ci insegna a essere prossimi con i nostri fratelli». Ci dice che siamo comunione e saremo comunione.
«La presenza del Signore – ha concluso il cardinale Zuppi – è presenza che cambia la vita. Antonio, unito a Dio, ebbe la forza di far cambiare le leggi inique del suo tempo, che condannavano le vittime di usura (che poi sarebbe interessante chiederci chi siano oggi i moderni usurai…), operò per la giustizia. Seppe, con la sua predicazione che veniva da Dio, seminare il Vangelo nel mondo, facendo crescere la pace. Antonio, grazie alla sua comunione con Dio, ridava libertà ai detenuti, alle prostitute, aiutava le vittime dell’usura. Ecco i frutti concreti dell’essere operatori di pace».
Per questo rivolgiamo oggi una preghiera ad Antonio, affinché ci aiuti a costruire la pace, ci aiuti a coltivare pensieri che non dividano il nostro cuore e farci così degni di giungere a Gesù, pane degli angeli.
Poco prima di celebrare la santa Messa il cardinale Zuppi ci ha concesso una breve intervista proprio sulla figura di Antonio.
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