Gesù di plastica

Una piccola statuetta, un granchio, un'aragosta, qualche pesce farfalla e pagliaccio. Sono i protagonisti di questo bel racconto natalizio ambientato in un acquario e non solo...
24 Dicembre 2018 | di

Era scivolato in acqua e fluttuando lentamente ora andava giù, verso il fondo, accompagnato da piccole bolle che parevano fili di perle appesi al cielo. Il blu lo aveva accolto come un dono quel bambino di plastica sdraiato in un letto di fieno sintetico. Il piccolo aveva gli occhi chiusi e il sorriso beato di tutti i neonati che sognano il paradiso. Si era appoggiato piano sul fondo rovesciandosi proprio all’ultimo istante, immergendo il minuscolo viso nella sabbia.

Se non fosse stato per la chela dell’aragosta che si era nascosta dietro a un sasso, proprio accanto a lui, sarebbe rimasto a pancia in giù chissà per quanto aspettando di divenire un vecchio e consumato pezzo di plastica che un pesce avrebbe forse inghiottito per errore qualche anno dopo. La chela, invece, aveva scosso il bambino e lo aveva fatto rotolare sotto il corallo che maestoso stendeva le sue braccia in un ricamo di rami rossi. Lui, il piccolo Gesù di plastica, di nuovo dritto, dormiva e sorrideva.

L'aragosta curiosa lo guardava e si chiedeva da dove era venuto quell'oggetto così simile a un bambino vero. Anche il pesce gatto era perplesso e lo fissava agitando su e giù i baffi, e più guardava quel viso delizioso e beato, più gli pareva famigliare. Il granchio si era avvicinato camminando di traverso e, scuotendo i piccoli sassi sul fondo, aveva chiesto: «Una meraviglia. Da dove arriva?». Se l’ostrica avesse potuto parlare avrebbe chiesto la stessa cosa, ma si era limitata ad aprire e chiudere il guscio insieme alle sue sorelle arroccate in gruppo su una piccola roccia.

I pesci pagliaccio si erano avvicinati per ultimi, sgusciando dalle morbide braccia di un anemone di mare, e anche una famiglia di piccoli pesci farfalla li aveva raggiunti. Tutti a guardare quel neonato felice. Una sorpresa unica e inaspettata. «Clap, clap». Improvvisamente, con un suono sordo, il sole si era spento e il buio aveva avvolto il fondale.

L’ostrica, preoccupata per il neonato, aveva spalancato il guscio e aveva spinto fuori da sé una piccola perla bianca che si era adagiata sul lettino di fieno sintetico. Così non starà al buio, povero piccolo, pensava. E la perla davvero si era illuminata e mostrava al bimbo, ormai sveglio, lo strano luogo in cui si trovava. «Una parete di vetro e tre di cemento – aveva detto sommessamente l’aragosta –! Hai visto bene piccolo! Siamo in un acquario, questa non è casa nostra. La nostra casa è il mare, ma chissà quando ci potremo tornare. Qui in questa vasca tutto somiglia a qualcosa di vero, che sta da un’altra parte».

Gesù di plastica sorrise dolcemente e, con le piccole mani, toccò la perla che, con delicatezza, diffuse la sua straordinaria luce su ogni cosa. Gli animali, increduli, furono avvolti da una miriade di piccole bolle che parevano fili appesi al cielo e nel cielo volarono. Il mattino dopo il sole sorse all’orizzonte e le piccole creature non credettero ai loro occhi…

Era proprio vero: erano incredibilmente tornate al mare, la loro vera casa. L’aragosta, l’ostrica e le sue sorelle, la famiglia di pesci farfalla, il pesce pagliaccio e il pesce gatto con il granchio, tutti videro il sorgere del sole sul pelo dell’acqua e riconobbero quel bambino, con gli occhi chiusi e il sorriso beato di tutti i neonati che sognano il paradiso, che si lasciava cullare dall’abbraccio delle onde mentre, nella minuscola mano, stringeva ancora una perla bianca.

 

Il racconto è pubblicato nel numero di dicembre del «Messaggero di sant’Antonio» e nella corrispondente versione digitale.

Data di aggiornamento: 24 Dicembre 2018

Articoli Consigliati

Scrivere per esistere

21 Novembre 2018 | di
Lascia un commento che verrà pubblicato