La persona al centro
La Giornata mondiale delle comunicazioni sociali ricorre quest’anno il 17 maggio 2026 nella sua 60ª edizione. L’iniziativa è stata voluta espressamente dal Concilio vaticano II; ne troviamo traccia nel decreto conciliare Inter Mirifica (sugli strumenti di comunicazione sociale, 1963), al n. 18:
Al fine di rendere più efficace il multiforme apostolato della Chiesa con l'impiego degli strumenti di comunicazione sociale, ogni anno in tutte le diocesi del mondo, a giudizio dei vescovi, venga celebrata una «giornata» nella quale i fedeli siano istruiti sui loro doveri in questo settore, invitati a speciali preghiere per questo scopo e a contribuirvi con le loro offerte. Queste saranno debitamente destinate a sostenere le iniziative e le opere promosse dalla Chiesa in questo campo, secondo le necessità dell'orbe cattolico.
Questo testo, che si trova all’interno del capitolo “L’azione pastorale della Chiesa”, pensa la Giornata soprattutto come occasione di riflessione sulle possibilità che i mezzi di comunicazione danno all’apostolato e all’evangelizzazione. Tuttavia, già nella prima edizione della Giornata (7 maggio 1967), il messaggio del papa (allora Paolo VI) considera gli strumenti di comunicazioni in quanto tali e non solo nel loro utilizzo apostolico, poiché l’interesse della Chiesa nasce anzitutto dal sentirsi «intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia» (cfr. Gaudium et Spes, n. 1). Per questo leggiamo nel primo messaggio:
Deve essere altamente apprezzato, nel suo giusto valore, il contributo che la stampa, il cinema, la radio, la televisione e gli altri strumenti di comunicazione sociale danno all'incremento della cultura, alla divulgazione delle espressioni dell'arte, alla distensione degli animi, alla mutua conoscenza e comprensione fra i popoli, e anche alla diffusione del messaggio evangelico.
Tuttavia, fin da subito, viene sottolineata l’ambivalenza della questione della comunicazione: se da un lato «la grandezza del fenomeno [...] è motivo di ammirazione e di compiacimento, essa rende però anche pensosi e trepidanti». E l’analisi di Paolo VI è molto lucida:
Questi strumenti, infatti, destinati, per la loro natura, a dilatare il pensiero, la parola, l'immagine, l'informazione e la pubblicità, mentre influiscono sull'opinione pubblica e, conseguentemente, sul modo di pensare e di agire dei singoli e dei gruppi sociali, operano anche una pressione sugli spiriti, che incide profondamente sulla mentalità e sulla coscienza dell'uomo, sospinto com'egli è, e quasi sommerso, da molteplici e contrastanti sollecitazioni.
Ai giorni nostri, tali parole risuonano appropriate anche per i nuovi mezzi di comunicazione: come non riconoscere nelle «molteplici e contrastanti sollecitazioni» gli effetti dell’interazione coi social network attuali, da cui l’uomo odierno è «sommerso»?
La via percorsa per affrontare l’ambivalenza della comunicazione, già nel primo messaggio, richiama alla collaborazione solidale di tutti: dei promotori della comunicazione, dei poteri pubblici, delle realtà educative e dei recettori. Questione decisiva è la formazione del «giudizio critico del lettore e dello spettatore» perché possa «valutare le notizie, le idee, le immagini che gli vengono proposte, non solo sotto l'angolo visuale della tecnica, dell'estetica, dell'interesse suscitato, ma altresì sotto il profilo umano, morale e religioso, con riguardo ai valori supremi della vita». I temi della responsabilità etica e della maturazione della capacità critica sono costanti che ritornano nei messaggi proposti in questi 60 anni, sempre in relazione all’evoluzione tecnologica. Chiaramente, l’avvento del digitale e, in particolare, dell’intelligenza artificiale ha portato ulteriori sviluppi che richiedono attenzione e chiarezza nel considerare la situazione (ad esempio, la questione della responsabilità morale di fronte a processi gestiti dall’IA, di cui si parla nella nota Antiqua et nova).
Il cuore della comunicazione è sempre la relazione tra persone: dimenticare questo svuota di senso l’atto di comunicare, per quanto sia evoluta la tecnologia in uso. Per questo, il richiamo di papa Leone nel messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali di quest’anno è decisivo: voce e volto sono tratti unici di una persona, che la distinguono come «irripetibile identità» e sono «l’elemento costitutivo di ogni incontro». Custodire voci e volti umani – come recita il titolo del documento – è responsabilità di ciascuno; anzi è necessario riscoprire voci e volti umani, perché troppo spesso, in questo tempo, abituato a filtri e deformazioni, perdiamo di vista l’autentico volto e la vera voce dell’altro. E questo porta, facilmente, alla possibilità di negarlo o di eliminarlo, come tristemente ci testimoniano le guerre in atto. Come esplicita il messaggio della 60a Giornata, «abbiamo bisogno che il volto e la voce tornino a dire la persona. Abbiamo bisogno di custodire il dono della comunicazione come la più profonda verità dell’uomo, alla quale orientare anche ogni innovazione tecnologica».
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