Nel silenzio di Dio
C’è un silenzio prezioso che può avvolgere chi vive un dolore: è il tacere di fronte a ciò che non si può spiegare, quando tutto sembra doversi zittire perché nessuna parola è adeguata. Questo silenzio non è il vuoto di un’assenza, ma la delicatezza di una Presenza che va scoperta. Infatti, si potrebbe parlare del silenzio del Padre, il totalmente altro che nessuno ha mai visto, oppure del silenzio della croce del Figlio, che ci rivela il Padre, o del silenzio della sua tomba vuota il mattino di Pasqua.
Ma c’è un silenzio davvero interessante: quello dello Spirito Santo che è la persona più misteriosa della Trinità. La metafora del vento, che Gesù ha utilizzato (cfr. Gv 3,8), è certamente quella più adeguata a descrivere lo Spirito che agita, scompiglia, spettina, cambia la realtà e poi se ne va. E quando se ne va, lascia il silenzio della sorpresa. Nel soffio del silenzio nasce la parola. Dopo la discesa dello Spirito Santo a Pentecoste, gli apostoli parlano diverse lingue, ma non lo Spirito Santo che silenziosamente permette questo. Il silenzio dell’amore è tutt’altro del gelo muto, e l’amore della parola non è un frastuono rumoroso. San Giovanni della Croce diceva: «Il Padre disse una sola parola, il Figlio suo e questa parola deve essere accolta in un grande silenzio». Questo silenzio, non è il vuoto, è qualcuno: lo Spirito Santo. Nei lunghi giorni silenziosi della malattia, dove ci si può sentire soli, potremmo cogliere il fruscio silenzioso del Consolatore. Perché è proprio della carne viva sentire il sollievo della brezza leggera.
Se riflettiamo, lo Spirito è il legame tra il Padre e il Figlio: il loro dialogo si svolge nel «tra» che è lo Spirito Santo. Il «tra» non parla, ma costituisce lo spazio silenzioso perché avvenga la comunicazione. Anche in noi, egli agisce in questo silenzio. Si potrebbe dire che lo Spirito Santo, per non distruggere l’essere umano con la sua potenza divina, si ferma alla porta per attendere che il cuore dell’uomo si apra. Lo Spirito non bussa, non parla, ma costituisce la capacità di aprire quella porta del cuore che può essere aperta solo dal di dentro: possiamo aprirci alla sua Presenza.
Così, Egli grida nei nostri cuori «Abbà, Padre», ma in modo tale che sentiamo solo il nostro grido e non il suo. Ci sembra di non pregare perché sale solo il nostro lamento, e invece è Lui che lo traduce in preghiera, ma senza far rumore. Lo Spirito Santo si sottrae: viene dal silenzio e sfugge nel silenzio, nasconde la sua persona nella molteplicità dei suoi doni; è delicato. Non si impone: si fa presente come se non fosse presente. E nella malattia, se glielo permettiamo, lo possiamo percepire.
Ondeggianti nel vento
Non come immobili cipressi, / ma come aceri / vibranti d’argento / ad ogni refolo, / pronti
a rispondere / ai brevi sussurri / dell’Aere divino / fra le paralisi del mondo.
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