L’adorazione rock di «Ti vedo»

Una serata di adorazione eucaristica in Basilica, accompagnati dalla musica rock dei Reale, una band molto amata dai giovani.
10 Aprile 2026 | di

C’è posto, ma solo in piedi, o seduti per terra. La Basilica questa notte sembra piccola, il buio sottolinea l’intimità possibile con se stessi, con chi ci sta accanto, col Signore tra noi. È venerdì 13 marzo, prima di tre serate di adorazione eucaristica animate dalla christian music:  inaugurano i Reale, che ormai qui al Santo sono di casa. Il 17 aprile sarà poi la volta dei calabresi Kantiere Kairòs, e infine (per ora) il 15 maggio spetterà alla band spagnola degli Hakuna. «Sono tutte realtà che abbiamo visto sui grandi palchi della GMG di Lisbona e poi a Roma, al Giubileo dei giovani – raccontava fra Nico Melato in fase di presentazione –. Con la loro musica ci aiutano a pregare, insieme con i giovani, gli adulti, e i curiosi che vorranno essere presenti». L’invito lanciato da Pastorale dell’arte al Santo, Comunità dei frati della Basilica, insieme con il Gruppo francescano giovani, è stato decisamente ben accolto, a giudicare dalla quantità di persone. 

Lungo la navata, a rimanere illuminata è solo la Cappella del Santissimo. L’unico altro punto di luce che focalizza l’attenzione è il grande ostensorio, sull’altare maggiore. Si fa notare la discreta, calda luce delle tante candele collocate lungo la balaustra del presbiterio. È strano, sono «al loro posto» naturale, ma non siamo più abituati a un luogo sacro illuminato dalle fiammelle tremolanti dei ceri accesi. La loro presenza «scalda» l’ambiente, lo rende più autentico. Quando fra Alessandro Bosio processionalmente porta la grande ostia consacrata lungo tutta la navata, fino a collocarla nell’ostensorio, si attiva un’ulteriore luce ambientale, sul fondo del presbiterio, a sottolineare l’architettura dei pilastri e delle volte dipinte a cielo stellato del deambulatorio. La Basilica così si tinge, nel buio, di rosso; una tonalità inquietante, che sa di fuoco, di sangue, di emergenza, di guerra. Questa serata non è un’oasi fuori dal tempo, l’Incarnazione che adoriamo ci parla nell’oggi. Viene così da pensare ad altri esseri umani assiepati come noi al buio, di notte, ma non per adorare il Vivente bensì per sfuggire alle bombe…

Il silenzio, abitato, è rotto dalle note dei Reale, dal loro nuovo singolo Ti vedo che esce proprio in quest’occasione, accanto a un grande cantore di Gesù come Antonio. Prega chi canta, prega chi ascolta, facendo risuonare la musica, godendo dell’atmosfera vibrante, riscoprendo come proprie, personali, le parole del brano: «Ti vedo. Adesso ti vedo. Sento sciogliersi dentro di me nodi, dubbi e inquietudine. Ho smesso di cercare di capire a tutti i costi cosa sei, mi voglio abbandonare al senso di vertigine che dai, perché non ho trovato amore mai, perché non ho trovato pace mai senza di te, mio Signore…». 

Ti vedo è anche il nome di queste tre serate di adorazione eucaristica in Basilica, «a indicare che il nostro Dio è vicino ed è incontrabile» spiega fra Nico Melato. «Ci sono situazioni in cui lo vediamo, in cui la sua presenza è evidente, e ci sono altre circostanze in cui lo sentiamo distante, silente. Fa parte della vita di fede di ciascuno. Nell’anno giubilare francescano vogliamo provare insieme a rivivere l’esperienza di san Francesco: un incontro vivo e gioioso con Cristo». Ed è un fatto che molti dei giovani co-organizzatori della serata stiano vivendo la veglia anche come invio, perché il giorno successivo parteciperanno ad Assisi al Meeting Giovani, per accostarsi grati alle spoglie mortali di Francesco… Del resto, Ti vedo è titolo pienamente francescano, ispirato alla prima delle Ammonizioni di san Francesco: «E come ai santi apostoli (Gesù) si mostrò nella vera carne, così anche ora si mostra a noi nel pane consacrato. E come essi con gli occhi del loro corpo vedevano soltanto la carne di lui ma, contemplandolo con gli occhi dello spirito, credevano che egli era lo stesso Dio, così anche noi, vedendo pane e vino con gli occhi del corpo, dobbiamo vedere e credere fermamente che questo è il suo santissimo corpo e sangue vivo e vero». 

Durante l’adorazione, questo messaggio rimbalza anche dal Vangelo, proclamato da fra Nicola Galiazzo, con un versetto che in questa sera ricorda come l’essere qui sia un privilegio: «Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro» (Mt 13,16-17). 

Il colore delle volte del presbiterio passa da rosso ad azzurro. Chissà se l’accostamento è studiato: gli affreschi trecenteschi della Basilica dipingono le vesti di Cristo e di Maria col rosso della terra e con l’azzurro lapislazzulo del divino. L’effetto è rassicurante, «abbracciante». Vengo dalla terra, mi affido al cielo, ne ho nostalgia, lo desidero, è nel mio Dna. Nel corso della serata il colore cambia ancora due volte, e anche queste nuove tonalità appaiono cariche di significato. Ecco il verde dell’ordine, del tempo ordinario, del quotidiano. E quanto c’è bisogno della presenza di Gesù nel tempo «solito»! Infine la luce vira al viola. Siamo in quaresima, siamo nella giornata di digiuno indetta da papa Leone XIV per chiedere la pace, adoriamo Gesù che ci ha amato a tal punto da accettare la morte in croce…

Nel mentre, le canzoni dei Reale si susseguono. È bello il loro rock, sorgivo. Cantano ciò che hanno trovato, anzi Chi hanno trovato, con la ruvidezza sincera di chi si è anche perso in questa ricerca di senso e di felicità, tra fregature e passi falsi, ma ora che ha fatto centro, dal centro non vuole più allontanarsi: «Ora mi fermo e resto con Te, lascio nel mondo il suo rumore»… «Perdonami ancora ed abita in me. Abbracciami forte e calma il mio cuore. Son tuo, mio Signore»… Al termine, dopo la reposizione del San­tissimo, l’accensione improvvisa di tutte le luci della Basilica abbaglia i presenti. Col sottofondo di qualche ultima canzone festosa di commiato, ci si saluta grati e sorridenti per quanto vissuto insieme. Già, il nostro Dio è davvero incontra­bile.

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Data di aggiornamento: 10 Aprile 2026
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