16 Febbraio 2022

Le luci verdi della Polonia

Una testimonianza esclusiva dal confine con la Bielorussia, dove i volontari polacchi soccorrono e accolgono i profughi fuggiti dal regime di Lukashenko.
 Le luci verdi della Polonia

© Michael Kappeler / Picture Alliance via Getty Images

«Sono nella Foresta di Białowieża, in Polonia, a qualche centinaio di metri dal confine con la Bielorussia quando li incontro. Sono in tre, tutti afghani. Hanno freddo e appaiono stanchissimi. Sono fermi da qualche ora, non sanno cosa fare. Non possono tornare indietro, ma andare avanti significherebbe avvicinarsi a quelle sirene che prima hanno sentito in lontananza. Se li trovasse la polizia verrebbero riportati subito in Bielorussia dove patirebbero nuovamente freddo, fame, sete, tutto questo in attesa o di un nuovo tentativo di attraversamento del confine per arrivare nell’Unione europea, o di essere arrestati dalla polizia di Minsk. Gli offro coperte e acqua. Cerco di capire i loro piani. Se la polizia arrivasse ora, con me presente a fare da testimone, difficilmente li riporterebbe di là senza registrarli, ma tutto è possibile. Altri volontari mi hanno raccontato che, nonostante la loro presenza e quella dei media locali, ma non della tv nazionale in mano al governo, altri migranti trovati al confine dalla polizia sono stati portati indietro senza che nessuno registrasse il loro nome».

Il racconto, fattoci tutto d’un fiato, è di Iwo Los, portavoce di Grupa Granica, un’iniziativa che dall’agosto scorso riunisce quattordici organizzazioni non governative senza scopo di lucro che operano a favore dei diritti umani e del sostegno a rifugiati e migranti in Polonia. Continua Iwo: «Abbiamo avvocati, traduttori, psichiatri, psicoterapeuti, medici e tanti volontari che, giorno e notte, vagano per il confine offrendo aiuto. Questa gente non ha alternative. Quando sono partiti pensavano che, una volta arrivati nell’Unione europea, avrebbero potuto fare domanda di asilo politico come garantito dalla Carta dei diritti fondamentali della Ue. Da alcuni mesi, però, la Polonia ha decretato lo stato d’emergenza. Il confine, lungo 418 km, è diventato una striscia di 3 km di ampiezza dove nessuno può entrare, a meno che non abiti o non lavori lì. In quest’area, la polizia può fare tutto o quasi. E allora è meglio non giocare alla roulette russa, meglio camminare e cercare di scortarli oltre quest’area e poi via, verso o un luogo in cui la loro richiesta deve essere registrata o possano prendere un mezzo per arrivare in un altro Paese. Loro tre vorrebbero la Germania. Lì è difficile che una richiesta d’asilo non venga quantomeno valutata. Siamo in cammino da circa dieci minuti quando, in lontananza, notiamo una flebile luce verde filtrare dalla finestra del primo piano di un caseggiato. Significa che in quella casa, chiunque si trovi nelle loro condizioni potrà chiedere aiuto, un pasto caldo, medicinali, ricaricare il cellulare, vestiti, a volte anche un paio di scarpe. È la risposta di centinaia di polacchi alla propaganda del governo. Nel mondo l’iniziativa si è diffusa con un nome inglese, Green light, Luce verde, ma è prima di tutto l’emblema del popolo polacco che non ci sta ad essere identificato solo con le politiche reazionarie del proprio governo. Noi polacchi siamo anche altro, soprattutto se si parla di vite umane».

L’idea della luce verde è dell’avvocato Kamil Syller, residente nel voivodato polacco di Podlaskie, e ha velocemente preso piede in tutte le aree vicino alla frontiera tanto che a Michałów, città a nord della Polonia, sia il sindaco che il presidente del consiglio comunale ne hanno acceso alcune nelle loro abitazioni mentre a Berlino, in dicembre, ben seimila lanterne verdi sono state posizionate davanti al Bundestag, il parlamento tedesco, per sottolineare la solidarietà ai rifugiati e l’atteggiamento di quasi immobilismo della Ue. E la polizia cosa fa se durante le sue perlustrazioni lungo il confine trova delle luci verdi accese in casa? «So di persone che hanno subito perquisizioni senza nessuna ragione – dice Los –. Le autorità non si mettono a cercare dentro le stanze, vagano tra i vari ambienti più per dare un segnale di controllo che per effettuare arresti, ma è una situazione che rimanda ad epoche passate. Per fortuna tante persone non si fanno intimorire».

Una soluzione politica al momento sembra un miraggio, come spiega Los: «Il dittatore bielorusso Lukashenko non fa nulla per fermare i migranti, anzi sembra quasi che assieme al presidente russo Putin voglia mettere sotto pressione l’Unione europea. Dall’altra parte, le istituzioni europee non sanno come gestire il flusso di migranti da Afghanistan e Siria. Il comportamento polacco le alleggerisce di un problema. A farne le spese sono persone che hanno tutti i requisiti per presentare e per vedere accettata la loro richiesta d’asilo. Non fuggono tanto dalla povertà, ma dalla guerra. Ci sono anziani, donne incinte e professionisti che nel proprio Paese lavoravano anche come avvocati o medici. Purtroppo il nostro governo fa sì che gente che scappa dalla paura della guerra, dopo centinaia di chilometri, finisca per trovarne un’altra di paura. La nostra iniziativa, così come le luci verdi, cercano di renderle più sopportabili, ma non può andare avanti così per sempre». 


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Data di aggiornamento: 16 Febbraio 2022
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