Perché Dio esiste ed è amico di Darwin
Nel trattare il rapporto tra fede e scienza, spesso si parla con termini inappropriati e in modo superficiale. È necessario ripartire da un linguaggio adeguato e attento ai risultati teologici e scientifici, senza pregiudizi né imposizioni. Proprio questa è l’intenzione di Pietro Calore, giovane filosofo (classe 1995) che nel presente testo propone alcune lezioni da lui tenute per un corso di “Teologia problematica” per la Scuola di formazione teologica della diocesi di Orvieto-Todi.
Nella prima parte del libro affronta la questione dell’esistenza di Dio, partendo da una ricognizione delle principali posizioni filosofiche (dai filosofi greci alla modernità, fino all’esistenzialismo), muovendo una critica razionale alle argomentazioni dell’ateismo, soprattutto prendendo spunto dalla Costituzione pastorale Gaudium et Spes del Concilio Vaticano II. Allo stesso tempo, però, coglie anche alcune critiche costruttive, ad esempio quella di David Hume, come inviti a una fede più formata e matura. In seguito, ripercorre le prove dell’esistenza di Dio di sant’Anselmo e san Tommaso, cogliendone gli aspetti deboli e critici, per proporre una nuova argomentazione basata sul principio di ragion sufficiente applicato a una rappresentazione della realtà basata sui concetti di multiverso e metalinguaggio: un approccio che fornisce spunti interessanti, da formalizzare meglio e da approfondire.
Nella seconda parte, tratta il tema del rapporto tra fede ed evoluzionismo: come conciliare i risultati scientifici con i racconti della Bibbia? La questione è anzitutto quella di chiarire bene i diversi ambiti e i limiti specifici delle discipline che se ne interessano (teologia e scienza). In particolare, l’ambito della teologia è riferito a ciò che riguarda la salvezza, per cui l’inerranza e l’infallibilità si rifanno a verità metafisiche e morali (non fisiche). Dopo aver portato le evidenze della teoria dell’Evoluzione da un punto di vista scientifico, l’autore passa a mostrare l’insostenibilità del letteralismo del racconto della Genesi da un punto di vista teologico (e non da un confronto con i risultati delle scienze), ma anche a muovere una critica al pensiero “scientista” di alcuni studiosi come Russell, Hawking e Dawkins. Infine, mette in luce anche delle incomprensioni di alcuni settori del Cristianesimo riguardo alla questione dell’evoluzione (sia da un punto di vista scientifico che teologico). La conclusione è un’attenta lettura del magistero della Chiesa in merito alle questioni dell’evoluzionismo (in particolare il poligenismo e il polifiletismo), a partire dalla quale rileva punti critici e possibilità.
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