A piedi, in silenzio

Nelle cinque tappe friulane da Gemona a Sacile, il Cammino di sant’Antonio si svela come un percorso carico di fede e silenzio, di natura e devozione, di storia millenaria scritta ovunque.
08 Ottobre 2021 | di

Dalla durezza dei sassi sul greto del grande fiume all’imponenza, a tratti spigolosa, dei massicci montuosi che si schiudono allo sguardo quasi togliendo il fiato. È agosto, i pellegrini percorrono l’ultimo tratto del Cammino di sant’Antonio. Seguono le frecce col giglio bianco in campo giallo.

Siamo all’«ultimo miglio», quello che da Gemona (Ud), la porta più a nord dell’intero tracciato, porta a Padova. O viceversa, a seconda di come si consideri la «porta» in una terra da sempre abituata a guardare più in là, oltre i propri confini, tra dialogo e storia mai facili. I viandanti, un po’ pellegrini e un po’ viaggiatori, chiedono informazioni: hanno deciso di intraprendere il viaggio appena saputo del nuovo percorso.

Le geometrie delle cinque tappe friulane (dai 18 ai 28 chilometri ciascuna) tessono un tracciato carico di fede e silenzio, di natura e devozione, di storia millenaria che si ritrova, e si respira, ovunque. Ancor più nei luoghi semplici, ordinari, ai margini delle strade dei viandanti. È il racconto di una fede narrata dalle pietre levigate dal tempo, dagli affreschi quasi nascosti di un minuscolo «hospitale», da una natura mai uguale che, in silenzio assoluto, urla la bellezza del Creato.

Quella di Antonio in Friuli è storia di secoli. In queste terre la presenza francescana è radicata, consolidata. Ci piace pensare che l’andare, scandito da passi, luoghi e silenzi tra acque e cielo, sarebbe davvero piaciuto al nostro Santo.

«Camminare sulle orme di sant’Antonio, attraversando territori così carichi di storia e di bellezza – spiega Flavia Virilli, assessore alla Cultura di Gemona –, rappresenta un’opportunità unica di crescita personale e spirituale per tutti i camminatori, pellegrini e turisti che vogliano coglierla, ma anche per i luoghi che questo cammino attraversa».

Cinque, nell'ordine, le tappe friulane da Gemona a Sacile: Gemona-Majano; Majano-Sequals; Sequals-Montereale Valcellina; Montereale Valcellina-Polcenigo; Polcenigo-Sacile.

Tra i luoghi che annoverano una lunga storia di presenza francescana, l’ex convento di San Giacomo a Polcenigo, il più antico della diocesi di Concordia Sagittaria e il secondo dell’intero Friuli. La prima notizia risale al 1262, quando il nobile Guecello da Prata lasciò per testamento cento soldi anche ai fratribus minoribus de Pulcinisco.

«La chiesa esisteva già quando arrivarono i Minori. A chiamarli – si legge nella storia della parrocchia – sarebbero stati proprio i domini Polcenigo, che sovvenzionarono la costruzione del cenobio. Dalla fine del Duecento i documenti raccontano di una grande vitalità del convento e della vicina chiesa». Tracce tuttora visibili in un antico graffito datato 1402 e nel ritratto di un frate francescano su una metopa lignea (fine XV-inizi XVI secolo). Dal 2016 l’antica presenza francescana è ripresa grazie all’arrivo delle suore francescane elisabettine.

Qui e ovunque, il Cammino di sant’Antonio è esperienza spirituale alla scoperta di scorci e tesori custoditi da secoli nelle chiese, nei borghi, nei musei, nei luoghi di fede e devozione che videro protagonista il Santo. Segni che possiamo rintracciare in posti conosciuti e, ancor più, in tanti angoli nascosti: lungo un sentiero al limitare del bosco, percorrendo una sterrata di campagna o sul muro di un antico edificio che delimita, come pietra angolare, la via (Budoia, via Rui de Col).

Lungo la strada, che si interseca in alcuni tratti con la Romea Strata e il Cammino di san Cristoforo, merita una sosta l’Hospitale di San Giovanni a Majano, l’ospedale «pellegrino» più antico del Nordest e l’unico rimasto in Friuli, oggi riconvertito a luogo di accoglienza per i viandanti. Fondato alla fine del XII secolo dai cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme (poi Cavalieri di Malta) nel periodo delle Crociate, era tappa fondamentale della Via del Tagliamento o Via Crescentia o Via d’Allemagna (Romea Strata) per i viaggiatori provenienti dal nord, diretti a Venezia o ai porti sull’Adriatico. Senza dimenticare Gemona dove, ottocento anni fa, pare ancora prima della Basilica di Padova, sorse il primo santuario al mondo dedicato ad Antonio.

«Camminando nella nostra terra – conclude l'assessore Virilli –, Antonio ha lasciato un grande ricordo del suo passaggio, una traccia che nel tempo si è trasformata in una grande devozione che ha visto sorgere numerosi luoghi di culto a lui dedicati. Sono certa che a ogni passo il Santo saprà parlarci. Così come parleranno il paesaggio, le persone e i gusti che intrecceranno le memorie di chi vorrà mettersi in cammino, rendendo questo viaggio un’esperienza indimenticabile, da vivere e rivivere, cogliendo una bellezza e una spiritualità sempre nuove».

Un passo dall'incedere inconfondibile come lo descrisse Dante (Inferno, XXIII,1-3) raccontando, in pochi versi, il modo di viaggiare dei Minori: a piedi, in silenzio, in fila.

 

Prova la versione digitale del «Messaggero di sant'Antonio»! 

Data di aggiornamento: 11 Ottobre 2021
Lascia un commento