Usa a rischio guerra civile
Città devastate, feroci scontri urbani, reporter che mettono in gioco la vita per documentare quanto sta accadendo. È questa l’ambientazione di Civil War, un film che «descrive» la prossima guerra civile americana. Una pellicola, uscita nel 2024, dove Alex Garland, autore e regista, disegna il volto di un Paese dilaniato da odio e violenza. Non si vedono in campo democratici contro repubblicani ma una improbabile alleanza composta da Texas e California che va alla conquista della Capitale. Il proposito è stato quello di riportare le conseguenze di un conflitto armato sul suolo americano senza riferimenti ideologici legati all’attualità. Qualcuno non ha apprezzato questa «descrizione astorica», altri invece ne hanno colto l’appello a un «fermiamoci tutti prima che sia troppo tardi».
Esagerazione cinematografica? Non proprio, visto che del tema nell’ottobre del 2024 se ne è occupata l’Università della Pennsylvania, prefigurando un possibile scontro tra truppe federali e locali in caso di verdetti elettorali controversi. Ma perché tanto allarme? I fatti parlano: nello Utah il 10 settembre 2025 è stato ucciso Charlie Kirk, influencer della destra USA. Poco prima c’era stato, però, un altro duplice omicidio, quello della deputata democratica del Minnesota Melissa Hortman, trucidata insieme al marito nella notte tra il 13 e il 14 giugno da un uomo travestito da poliziotto, nella cui abitazione è stato trovato un delirante manifesto per «purificare l’America».
Non è, insomma, una sorpresa che proprio in Minnesota nel 2026 sia accaduto il peggio. Qui il 7 gennaio un agente dell’ICE, milizia federale antimmigrazione, ha sparato a bruciapelo contro Renée Good, cittadina statunitense di 37 anni, palesemente inerme. Testimoni dicono che la vittima è stata lasciata morire senza soccorsi, bloccati da uomini armati. Il vicepresidente USA, Vance, ha garantito all’omicida la totale impunità, la vittima è stata invece definita una terrorista. Parallelamente, la cittadinanza e le autorità locali hanno visto nei «miliziani incappucciati» una sorta di «forza di occupazione». E si sono organizzati per resistere. Una situazione esplosiva che ha portato a una seconda esecuzione il 24 gennaio, quella di Alex Jeffrey Pretti, anche lui di 37 anni, infermiere in un ospedale per veterani. Accusato di minacciare gli agenti, in mano aveva solo un cellulare. Giornate di incredibile tensione col governatore Tim Waltz che ha mobilitato la Guardia Nazionale prospettando un possibile «faccia a faccia» tra truppe statali e forze federali.
Questa «estrema polarizzazione» non è certo una novità assoluta nella storia USA. Ci aiuta a ricordarlo Il Demone dell’Inquietudine, un libro di Erik Larson, popolare scrittore della scuola degli «storici narrativi». Ricostruisce le vicende che nel 1861 portarono alla Guerra di Secessione americana, Stati del Sud contro quelli del Nord. Larson spiega che quel conflitto fu preceduto da retoriche violente e dalla trasformazione dell’avversario politico in «nemico esistenziale». In copertina dell’edizione inglese c’è la parola greca hybris, ovvero tracotanza, propria degli uomini quando si credono dèi. Il collegamento logico col presente è sotto i nostri occhi.
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