Chi perde guadagna
In una raccolta uscita qualche anno fa, il poeta Franco Arminio invita a riscoprire la dimensione di quella sacralità «minore» che pervade il nostro quotidiano, lo trasfigura, lo libera dalla banalità dell’ovvio e del già visto, e lo infonde di un senso di profondità e mistero. Un senso che, per quanto innominabile, incatturabile dalle parole, risuona in noi e ci rende più vasti, ci fa sentire più attaccati alla vita e rende quella stessa vita più nostra e più bella.
L’estate, con le sue giornate più lunghe, la luce più intensa, i ritmi magari un po’ rallentati, la possibilità di passare più tempo all’aperto, di osservare, di incontrare, può favorire il passaggio dal «mutismo del mondo», in cui tutto passa nella distrazione (o nella frustrazione) alla «risonanza del mondo», un sentirsi parte che ci sostiene e ci ispira gratitudine. E magari aiutarci a rileggere in modo diverso quello che ci capita: fini che possono diventare inizi, piani falliti che lasciano spazio all’inatteso che ci sorprende e apre nuove prospettive.
«Sacro è credere ai guadagni che vengono dalle perdite», scrive Franco Arminio con parole che sono quasi una parafrasi della saggezza evangelica. Imparare a prestare attenzione, a osservare con simpatia, a sfuggire alla logica strumentale dell’efficienza e a quella disumanizzante della performatività sono movimenti che nel tempo estivo possono essere facilitati. E la poesia è sempre un antidoto prezioso allo strapotere della tecnica, una via di libertà da procedure che ci fanno credere che ciò che non si può contare non conta.
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