Torniamo a fare «bubusettete»

Secondo gli esperti la risata di un bambino piccolo è un importante strumento di relazione, un modo per comprendere il mondo e una tappa fondamentale del suo sviluppo.
17 Agosto 2026 | di

Tra le pietre miliari dello sviluppo di un bambino o di una bambina tutti metteremmo i suoi primi passi o le sue prime parole, mentre è più difficile che i genitori ricordino la prima risata: un riflesso involontario intorno ai 3-4 mesi, una risposta volontaria in reazione al mondo esterno intorno ai 6 mesi. Invece, gli esperti stanno arrivando a capire che la risata di un bambino piccolo è un importante strumento di relazione, un modo per comprendere il mondo e una tappa fondamentale del suo sviluppo.

«La risata è una delle nostre più importanti capacità cognitive», sottolinea Sophie Scott, docente di neuroscienze cognitive all’University College di Londra, nel Regno Unito, intervistata in un interessante articolo su «Medscape» un sito internazionale riservato ai medici. Come spiega la ricercatrice, il nostro cervello ha due sistemi per esprimersi con la voce: uno, più antico dal punto di vista evolutivo, ci fa emettere spontaneamente suoni di varia natura in associazione a reazioni emotive, così come fanno anche altri primati non umani; il secondo è la rete neuronale, sviluppatasi molto più tardi nella storia dell’evoluzione, che consente agli esseri umani di articolare volontariamente un linguaggio complesso, ma che nei neonati è ancora immaturo. Così la risata inizialmente è un riflesso involontario, ma presto diventa uno strumento di relazione essenziale. Crescendo, i piccoli impareranno anche a usare la risata dei genitori, evocandola per evitare un rimprovero o per attirare attenzione, e a interpretarla per capire se un evento inaspettato deve preoccupare oppure no. 

Lo stress dei genitori

La risata è infatti un modo per sciogliere la paura e lasciare andare ansia e preoccupazione, anche tramite la produzione di neurotrasmettitori che favoriscono il contatto con le persone vicine, la calma e la creatività. Il semplice e comune gioco «bubusettete» (o «bau-cetti»), con cui gli si nasconde e poi gli si mostra improvvisamente un volto o un oggetto, aiuta il bambino a capire che un cambiamento improvviso delle circostanze può essere giocoso e non necessariamente una minaccia. 

Alcuni esperti temono che gli alti livelli di stress e lo sguardo fisso sugli smartphone dei giovani genitori possano minacciare tutto questo. Negli Stati Uniti un terzo dei genitori riferisce alti livelli di stress nell’ultimo mese, contro un quinto degli altri adulti; in un’indagine, più della metà dei genitori ha ammesso di trascorrere troppo tempo al telefono e quasi il 70% di sentirsi distratto dal proprio dispositivo mentre sta con i figli. 
Il problema esiste, ma non dobbiamo coltivare l’idea di un’età dell’oro in cui gli adulti erano sereni e felici e totalmente dediti alla prole. Le difficoltà, le preoccupazioni, la fatica per sfamare la famiglia e le ansie per il futuro, nella maggior parte delle case, c’erano anche in passato, e forse più di oggi, tanto più quando i fratelli erano magari una decina. A differenza dei nostri trisavoli, noi abbiamo una nuova consapevolezza, che ci viene dalla scienza. Non trascuriamola.

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Data di aggiornamento: 17 Agosto 2026
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