01 Ottobre 2026

Francesco e «sorella morte»

Nell’ottobre di ottocento anni fa moriva san Francesco, dopo mesi di malattia vissuti coltivando sempre la letizia dello spirito e le relazioni buone.
Giotto, Morte di san Francesco d'Assisi, Chiesa di Santa Croce, Firenze, XIV secolo.
Giotto, Morte di san Francesco d'Assisi (particolare), Chiesa di Santa Croce, Firenze, XIV secolo.
© Print Collector / Hulton Archive / Getty Images

«Il 4 ottobre, giorno del Signore, nella prima ora della notte precedente, il padre e fratello nostro Francesco è migrato a Cristo». Con queste parole, frate Elia annuncia la morte di frate Francesco di Assisi, avvenuta la sera di sabato 3 ottobre 1226. Ma come è andato incontro a questo evento definitivo della vita? È interessante il racconto che emerge da una delle biografie, la Compilazione di Assisi, che raccoglie episodi in ordine sparso, nei quali si riconosce la testimonianza dei suoi compagni più vicini.

Negli ultimi due anni della sua vita, Francesco è segnato dalla malattia, al punto che, in certi momenti, le sofferenze che patisce gli rendono quasi impossibile riposare e dormire. In una di queste occasioni, il suo pensiero va ai frati: li chiama attorno a sé e li benedice «posando la destra sul capo di ciascuno, con l’intenzione di benedire tutti quelli che vivevano allora nella Religione e quanti vi sarebbero venuti sino alla fine del mondo. E sembrava avere compassione di se stesso, perché non poteva vedere i suoi figli e fratelli prima di morire» (FF 1567). Possiamo qui scorgere un tratto che lo accompagna fino alla fine: la ricerca e la cura della relazione con chi gli è caro e che desidera aver vicino nel momento del passaggio. Sono molti i volti che incontra, negli ultimi mesi: anzitutto è ospitato dal vescovo di Assisi nel suo palazzo, cosa che potrebbe destare scalpore… un uomo sempre vissuto poveramente ora si trova tra gli agi. Ma c’era bisogno di dare un po’ di pace anche al corpo, a «frate asino», come lo chiamava affettuosamente Francesco. 

E non solo. Un elemento che accompagna anche questo tratto della sua vita è il canto e la musica: «Si faceva cantare spesso durante il giorno dai compagni le Laudi del Signore, che lui stesso aveva composto, parecchio tempo prima, durante la sua malattia. Le faceva cantare anche di notte, a edificazione delle scolte che vigilavano su di lui fuori del palazzo». Probabilmente, proprio in quei giorni inserisce l’ultima strofa del Cantico di frate Sole, quella in cui loda il Signore «per sora nostra morte corporale»: con realismo riconosce la sua ineluttabilità («da la quale nullu homo vivente pò skappare»), ma la chiama sorella, cerca anche con lei una relazione, perché è passaggio necessario per la Pasqua definitiva, mentre è la «morte secunda» quella da evitare, la separazione da Dio che non trova soluzione.

Il Cantico completo è oggetto di un momento commovente: Francesco era stato portato, secondo la sua volontà, alla Porziuncola, luogo di grazia «veramente santo e abitazione di Dio» dedicato alla beata vergine Maria, patrona dell’Ordine dei frati minori. Quando un compagno gli comunica che la morte è imminente, manda a chiamare frate Angelo e frate Leone, affinché gli «cantino di sorella Morte»: «Si presentarono i due davanti a lui e cantarono, in lacrime, il Cantico di frate Sole e delle altre creature del Signore, composto dal santo stesso durante la sua infermità, a lode del Signore e a consolazione dell’anima sua e degli altri» (FF 1547).  Altra presenza cara a Francesco è quella di Jacopa dei Settesogli, amica romana a cui, poco prima della morte, invia la richiesta di un saio e di alcuni dolci; ella stessa, prima di ricevere il messaggio, ispirata dal Signore, va da lui che l’accoglie facendola entrare nel luogo dove si trova insieme ai frati, cosa inaudita a quel tempo.

In questi episodi, riconosciamo una caratteristica di fondo del santo di Assisi: la ricerca della letizia dello spirito, anche nella sofferenza della malattia. Ciò che più temeva, infatti, era la tristezza, male che genera «nel cuore una ruggine indelebile» (FF 709), da combattere con la preghiera (in particolare col canto) e la fraterna amicizia.

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Data di aggiornamento: 01 Ottobre 2026
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