Francesco: un uomo «di Chiesa»

La Chiesa è per san Francesco l’alveo imprescindibile in cui accogliere, discernere e realizzare la volontà dell’Altissimo e in relazione alla Chiesa è il primo mandato che egli riceve dal Crocifisso all’inizio del suo nuovo cammino.
25 Settembre 2026 | di

«E il Signore mi dette tale fede nelle chiese, che io così semplicemente pregavo e dicevo: “Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo, anche in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo”» (Testamento: FF 111): è significativo che, subito dopo l’iniziale memoria del rivoluzionario incontro con i lebbrosi, Francesco ricordi nel suo Testamento l’esito di un ulteriore protagonismo del Signore nella sua esistenza. Gli aveva infatti dato di incominciare a fare penitenza, lo aveva condotto tra quelli che erano stati amari per lui da guardare, gli aveva dato fede nelle chiese. Il legame del santo di Assisi con la Chiesa è esso stesso un dono, così come la «grande fede nei sacerdoti che vivono secondo la forma della santa Chiesa romana, a motivo del loro ordine» (FF 112), anche se l’avessero perseguitato o se fossero stati «poverelli» di cultura e di risorse, come quello che dimorava nella chiesetta in rovina di San Damiano. 

Francesco è cosciente e grato per il darsi dell’altissimo Figlio di Dio nella Chiesa, nel santissimo corpo e sangue che solo i sacerdoti amministrano agli altri (cf. FF 113). La Chiesa è, dunque, per il santo l’alveo imprescindibile in cui accogliere, discernere e realizzare la volontà dell’Altissimo e in relazione alla Chiesa – seppur da lui non immediatamente compreso – è il primo mandato che egli riceve dal Crocifisso all’inizio del suo nuovo cammino: «[…] va’, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina» (Vita Seconda: FF 393). L’assisiate ripara materialmente non solo San Damiano, ma anche l’antica chiesa di San Pietro (oggi non più esistente) e la chiesa dedicata alla Vergine nel luogo chiamato Porziuncola. Osserva a riguardo san Bonaventura nella Leggenda maggiore: «Proprio per disposizione della Provvidenza divina, che lo dirigeva in ogni cosa, il servo di Cristo aveva restaurato materialmente tre chiese, prima di fondare l’Ordine e di darsi alla predicazione del Vangelo. In tal modo non solamente egli aveva realizzato un armonioso progresso spirituale [...]; ma aveva anche, con un’opera tangibile, mostrato e prefigurato simbolicamente quello che avrebbe fatto in futuro. Infatti, così come furono riparati i tre edifici, sotto la guida di quest’uomo santo si sarebbe rinnovata la Chiesa in tre modi – secondo la forma di vita, la Regola e la dottrina da lui proposte – e avrebbe trionfato una triplice milizia di eletti» (FF 1050). 

In un contesto agitato dall’insidia delle eresie, Francesco e i suoi compagni per la loro radicale esigenza di povertà rischiavano di essere confusi tra i movimenti pauperistici eterodossi del tempo. È l’aggancio ecclesiale fin dall’inizio e costantemente cercato dal santo a preservare il gruppo dall’equivoco. Già nel 1209 egli – con il primo sparuto drappello di frati – si era recato a Roma per ricevere approvazione di una regola di vita dal Pontefice, e Innocenzo III l’aveva concessa a voce. L’Anonimo perugino racconta lo stupore del Papa dinanzi alla semplicità di colui che gli esponeva la rivelazione ricevuta dal Signore e che gli si inchinava innanzi promettendogli obbedienza con umiltà e devozione. «E il signor Papa – prosegue la fonte – concesse la Regola a lui e ai suoi frati presenti e futuri. Gli diede altresì autorità di predicare dovunque, secondo la garanzia largitagli dallo Spirito Santo, e autorizzò a predicare anche gli altri frati, a cui il beato Francesco volesse concedere l’ufficio della predicazione» (FF 1528). 

Lo sviluppo della forma di vita francescana è nel solco dell’obbedienza alla Chiesa e della custodia della cattolicità, garantita anche dal legame speciale di Francesco con il cardinale Ugolino, vescovo di Ostia e futuro papa Gregorio IX e che nel Testamento il santo significativamente definisce «signore, protettore e correttore di tutta la fraternità» (FF 126). La Chiesa – nella sua legittima gerarchia – è dunque istanza di coerenza e di verità, è la guida sicura sulla via del Vangelo. Lo si coglie nelle prime righe della Regola bollata, approvata da papa Onorio III nel 1223: «La regola e vita dei Frati Minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità. Frate Francesco promette obbedienza e riverenza al signor papa Onorio e ai suoi successori canonicamente eletti e alla Chiesa romana» (FF 75-76). In una irrinunciabile fedeltà Francesco attua la sua riforma spirituale, dall’interno della Chiesa, senza contrapporsi o separarsi in nome di una superiore radicalità e purezza evangelica. Non la contestazione, quindi, ma l’umiltà e la fraternità come esito di quel sine proprio, di quella povertà ed espropriazione che non rivendica ragioni ma che offre testimonianza.

Prova la versione digitale del «Messaggero di sant'Antonio»! 

Data di aggiornamento: 25 Settembre 2026
Lascia un commento che verrà pubblicato