Belli, ricchi, intelligenti, produttivi, sani e sempre disponibili: ci vuole così il mondo in cui siamo immersi. Ci vogliono così le grandi multinazionali che plasmano il mercato, ci vogliono così i datori di lavoro (non tutti per fortuna!) poco lungimiranti che guardano al profitto prima che al prodotto. Forse mai come oggi il mito della perfezione ha messo radici profonde nella nostra società, in parte cambiandola.
Gesù, così come aveva fatto al tempio, viene a espellere dalle nostre famiglie le logiche opportunistiche dei mercanti, affinché torniamo a prenderci cura del nostro «tempio» familiare, ed esso sia abitato solo dalle dinamiche dell’amore.
«Dire amico è come dire “custode dell’anima” e il termine viene da amare. A chi è amico di Dio viene manifestata talvolta una certa luce nella coscienza, una luce di interiore letizia...» (Sant’Antonio, Sermoni).
Gesù viene a dirci che ciascuno di noi merita fiducia. È questo a far rinascere le vite. È questo che rende possibile tutto, anche morire per gli altri.